Ci sono diversi tipi di pensiero, quello scientifico, quello filosofico, quello artistico, quello letterario e poi c’è il pensiero banale che mette la propria sagacia nell’imitarli tutti parendo intelligente, profondo e originale, ma non essendo altro che un collage del già detto e dunque un prodotto assolutamente inautentico. Questo è anche il pensiero che piace al potere perché è cortigiano senza darlo a vedere ma è anche falsamente ribelle o alternativo, rappresenta insomma l’ideologia dominante appena uscita dal chirurgo plastico e per gli stessi motivi piace agli uomini senza fantasia come avrebbe detto Proust. Naturalmente il mondo brulica di pensiero banale e alcuni interpretano al meglio quel peggio che rappresentano: se dovessi fare dei nomi per quanto ci riguarda direi che due nomi spiccano sugli altri per notorietà e vacuità, ovvero Galimberti che plagia anche quando non copia e Odifreddi che si atteggia a sacerdote e più spesso a ventriloquo della scienza, salvo nei momenti in cui si dedica a pellegrinaggi religiosi, un uomo insomma che copre tutto l’arco costituzionale del mainstream per così dire. Ogni tanto a dire la verità ha qualche stravaganza rispetto al pensiero banale che è poi anche quello unico, come, per esempio quando si ostina a credere nell’esistenza delle razze sfidando il geneticamente corretto o  o quando è stato protagonista del noto incidente sulla shoa, ma proprio per questo deve dare maggiori attestazioni della sua affidabilità come cane da pastore delle greggi contemporanee. Che non si metta in dubbio che Piergiorgio è il miglior amico dell’uomo di potere, nonostante l’irrequietezza.

Quindi non avevo dubbi che prima o poi avrebbe dovuto sacrificare l’agnello grasso alla pandemia e alla pseudoscienza e l’ha fatto su Domani di Carlo de Benedetti, riuscendo a sintetizzare come non mai l’identità editore – autore. Ma non avevo nemmeno dubbi sul fatto  che questo sacrificio sarebbe stato culturalmente il più banale, scontato e ripetitivo che si potesse immaginare. Infatti il nostro , armato non scienza, ma di scientismo, dice che essere antivaccinisti ( ma naturalmente non prende in considerazione il fatto che non si tratta dei vaccini in generale, ma di questi vaccini) significa regressione vero il pensiero magico, quando è del tutto evidente ( ma credo che Odifreddi non abbia letto né Frazer , né Levy Strauss, né Malinowski, né De Martino) che è proprio il vaccinismo così cieco e assoluto da tollerare anche preparati non sperimentati e da ignorare il numero assolutamente abnorme di reazioni avverse, la scarsa efficacia dei preparati e i dubbi sulla loro azione, ad essere tipico del pensiero magico. Questo infatti ha una caratteristica di base, quello di non essere costruito sulla negazione di qualcosa, che è invece tipico del pensiero razionale, ma sulla asserzione di qualcosa, sulla costruzione di associazioni empatico – simbolico – sacrali  fra cose ed eventi. Proprio chi vede nei vaccini il Santo Graal esercita il pensiero magico. In attesa che Odifreddi si faccia una cultura in fatto di antropologia ed etnografia invece di fingerla, è meglio sorvolare su un intervento al di sotto di ogni aspettativa che non parla di problemi e di etica, ma solo in favore della bancarella di Big Pharma e che si conclude in maniera imbarazzante con una un tentativo di sommergere il lettore con una raffica di imparaticcio sulla proteina spike che è veramente sconfortante, se non fosse in primo luogo ridicolo. Vale la lettura come sforzo di adeguamento alla verità imposta.

Talmente ridicolo che ci si chiede immediatamente come mai questo tuttologo spacciato come argento mentre è semplice alpacca, abbia avuto tanto successo. E so che moltissime persone, anche di una certa età non lo ricordano, ma Odifreddi è stato circa quarant’anni fa una sorta di Solgenitsin a ore: nel 1983 Odifreddi si trovata in Unione Sovietica ufficialmente per motivi di studio quando a Genova Viktor Pronine, un agente di Mosca venne arrestato con l’accusa di spionaggio industriale. I sovietici per ritorsione lo trattennero per qualche mese assieme ad altri due altri italiani ossia il giornalista Luigi Vismara de Il Giorno che era corrispondente dall’Urss e un trafficante d’arte, Michelangelo Mazzarelli, in realtà di casa a Mosca  che in seguito venne implicato nel trafugamento di un prezioso libro dalla cattedrale di Bari che poi ha restituito molti anni dopo per l’intervento diretto di Putin invocato da rettore della chiesa russa della città pugliese. Facile intuire che nel clima della guerra fredda il “martire” Odifreddi, qualunque cosa stesse facendo in Russia, è balzato in primo piano tanto che nel medesimo anno cominciò  ad insegnare all’Università di Torino, nonostante titoli non proprio eccelsi diventando pian piano personaggio pubblico.

A questo punto non vorrei aver dato l’impressione che Odifreddi sia un cretino: niente affatto, è un buon affabulatore e un decente polemista, nonostante sia anche un pessimo divulgatore, solo che la gravità del pensiero unico lo attrae con la forza di una stella di neutroni e qualsiasi tentativo di riguadagnare lo spazio aperto si risolve in una ulteriore discesa. A un certo punto ritorna nell’orbita assegnata, quella che tra l’altro gli garantisce una lucrosa visibilità, come gli accadde quando in nome di una razionalità subalterna al potere si scaglio contro chi osava mettere in dubbio la versione ufficiale dell’ 11 settembre, ed escludendo che fosse possibile ciò che poi è stato invece provato. Sarà così anche con i vaccini, ma con la vergogna di aver dato man forte ad una strage di libertà.