Non c’è dubbio che una delle peggiori catastrofi ambientali del mondo contemporaneo sia proprio l’ambientalismo il quale sembra aver subito la stessa traiettoria della cosiddetta sinistra finendo per essere allineato nelle sue scelte, nelle sue parole d’ordine, nei suoi piani d’azione proprio agli avversari neoliberisti della crescita infinita che era nato per combattere. Fa insomma  da megafono a posizioni  che spesso nascondono  una radicale eterogenesi dei fini volta piuttosto a cambiamenti produttivi e/o a ingegnerie sociali distopiche. Tutto questo non costituisce una forma di pensiero organico, quanto piuttosto una serie di ideologismi tenuti assieme da un linguaggio ecological correct che impazzano sia nella ricerca scientifica di basso livello e di alta risonanza mediatica, sia nella comunicazione mainstream. Ecco per esempio cosa si può leggere in una ricerca  sulle precipitazioni piovose nel nostro emisfero pubblicata sul Geophysical Research Letters: «Lo studio  dimostra in modo inequivocabile che il cambiamento climatico avvenuto negli ultimi decenni, indotto dall’uomo, ha influenzato le precipitazioni degli ultimi 100 anni.» Mi piace molto questa idea che il presente influenza il passato, ma diciamo che trasforma immediatamente una ricerca in carta straccia o in un copione per Netflix o in gettoni per la carriera accademica , ma non in una cosa seria, ammesso che le persone siano ancora in grado di distinguere tra le due cose. Ho fatto un esempio su mille possibili per mostrare quale sia la cornice cognitiva effettiva intorno a tali argomenti e come tutto questo abbia ben poco a che vedere con un ambientalismo vero e/o con quello pragmatico che difende i territori a fronte di progetti totalmente inutili, come per esempio quello del No Tav.

Ad ogni modo questo ideologismo climatico in parte emblematizzato da Greta Thunberg ed eterodiretto nasconde  secondi fini che possono essere una trasformazione industriale o in altri contesti l’esproprio agricolo che  costituisce l’analogo della rete di commercio e artigianato che si sta tentando di distruggere per lasciare spazio ai mega gruppi: anzi a questo scopo dobbiamo chiederci perché Bill Gates e altri miliardari, tutti iscritti all’ecologismo di maniera di cui peraltro dettano l’agenda, stiano diventando i più grandi proprietari terrieri con l’intenzione di soppiantare le specie naturali con quelle modificate geneticamente e perché la governance californiana che è , come dire, la tana di mondiale di quelli che sono avanti facendo passi indietro nella storia, stia operando incessantemente per mandare in rovina la sua fiorente agricoltura e proprio quest’anno anno abbia deliberatamente provocato la più grande crisi idrica di sempre.

Per capire costa stia succedendo va detto che a partire dal 2011 tutti gli stati dell’ovest degli Sati Uniti sono stati investiti da una forte siccità che ovviamente viene attribuita al riscaldamento del clima, benché l’aumento delle temperature faccia in realtà aumentare le precipitazioni, ma per il momento mettiamo da parte le parole d’ordine e veniamo al fatto. il periodo di siccità  è terminato nel 2019 quando le forti piogge hanno riempito il sistema di invasi  della California fino alla capacità massima che consente in sostanza un’autonomia di circa 5 anni, almeno secondo gli esperti del sistema idrico dello stato.  Eppure, due anni dopo, l’amministrazione del governatore Newsom sta dichiarando una nuova siccità e minacciando misure di emergenza. Quello che la sua amministrazione non sta dicendo è che lo State Water Board e le autorità statali competenti per l’acqua hanno deliberatamente lasciato scorrere l’acqua nell’Oceano Pacifico. Perché? Dicono per salvare due specie di pesci  che sono pressoché estinte: una, un raro tipo di salmone presente in meno di 1000 esemplari, la seconda il “Delta Smelt”, un minuscolo pesciolino di circa 5 centimetri già funzionalmente estinto in natura. Per la cronaca questa estinzione non è dovuta al sistema di dighe e canali, ma all’introduzione di nelle acque del delta di Sacramento – San Joaquin di  spigole e persici trota di cui il piccolo pesce è diventato il pasto principale e che fanno concorrenza al salmone.

Comunque sia. a marzo gran parte degli invasi erano colmi al 95% mentre nei primi 14 giorni di maggio la metà di tutta quest’acqua è stata buttata nell’oceano e qui possiamo vedere all’opera la rete che parte da alcune associazioni ambientaliste e arriva ai gangli decisionali dello stato, spesso attraverso un sistema di porte girevoli per cui vengono fatte scelte assurde: questi sversamenti nell’oceano sono stati fortemente voluti dal  Natural Resources Defense Council (Nrdc) uno delle più potenti  Ong ecologiste , con un giro di donazioni e investimenti di quasi 500 milioni di dollari l’anno, anche se la stessa organizzazione abbia ufficialmente asserito che essi non sarebbero serviti a salvare le specie in pericolo. Si è trattato dunque di un’operazione di principio, senza alcun effetto pratico se non quello di mettere nei guai gli agricoltori.

In realtà – e questo ormai si comincia a scrivere – l’obiettivo del governatore Gary Newsom e delle precedenti amministrazioni è di minare radicalmente il settore agricolo della California come si può evincere dal piano antisiccità da 5,1 miliardi dollari, che dovrebbe pagare Washington: niente di questa cifra sarà speso per migliorare  la disponibilità di acqua per le città e le fattorie. Tra numerosi piani destinati alla protezione della fauna selvatica e progetti per il “passaggio dei pesci” che vuol dire abbattimento di dighe e dunque eliminazione anche di energia pulita; agli agricoltori rimangono solo 500 milioni di dollari in incentivi per “riutilizzare” la loro terra, cioè per smettere di coltivarla. Insomma stiamo assistendo allo smantellamento sistematico di una delle regioni agricole più produttive del mondo, utilizzando il seducente mantra della “protezione ambientale”, proprio secondo le indicazioni dei pazzi di Davos, niente più carne naturale perché mucche modificano il clima con i peti (anche questo riescono a far credere), carne finta geneticamente modificata, ogm molto spinti nei campi  oppure insetti e vermi come sogna l’Ue. Lo scopo vero di tutto questo non presenta tracce di reale rispetto per l’ambiente, vuole soltanto centralizzare al massimo la produzione di cibo per poter ricattare radicalmente ogni singolo abitante della terra. Prima si comincerà a capirlo meglio sarà.