Chissà sei i nodi verranno mai al pettine e si riuscirà a capire quali forze e quali personaggi abbiano investito sulla pandemia, se essa sia stata solo un’occasione presa al volo o sia stata invece cinicamente preparata, se il virus sia di origine naturale o artificiale e se, in questo ultimo caso, la sua diffusione sia stata un incidente o un fatto intenzionale: sarà difficilissimo trovare una risposta perché i pozzi sono stati avvelenati e gli eventuali protagonisti avranno preso le loro precauzioni. Ma la lingua batte dove il dente duole e il problema dell’origine del coronavirus torna ciclicamente sul tappeto, anche perché in effetti ciò che si è sentito da un anno e mezzo a questa parte riguardo a un’origine naturale del Sars Cov 2 è ben poco convincente per non dire del tutto stravagante: si ipotizza il possibile passaggio del patogeno dai pipistrelli all’uomo che avrebbe avuto come teatro il mercato “umido” di Wuhan dove tuttavia non ci sono i pipistrelli di cui si favoleggia e bisogna percorrere molte centinaia di chilometri  per incontrarli. Ma la cosa più divertente è la seconda spiegazione, apparentemente più tecnica, fornita a metà marzo dell’anno scorso, quindi piuttosto precocemente, da un gruppo di cinque virologi guidati da Kristian G. Andersen dello Scripps Research Institute: “Le nostre analisi mostrano chiaramente che SARS-CoV-2 non è un costrutto di laboratorio o un virus manipolato intenzionalmente”

Disgraziatamente non si tratta del risultato di uno studio, ma semplicemente di opinioni ( chiamate ingannevolmente analisi) espresse in una lettera aperta nel corso della quale le certezze  espresse nella frase che ho riportato in corsivo si stemperano non poco diventando in seguito probabilità. Purtroppo con le tecniche più recenti è di fatto impossibile distinguere un virus naturale da uno ingegnerizzato e dunque i virologi in questione ricorrono a uno argomento del tutto insensato e fallace in senso logico: dicono che  la proteina spike di Sars Cov 2 si lega al suo bersaglio, il recettore ACE2 umano,  abbastanza bene ma non nella maniera più efficiente possibile. Dunque l’imperfezione del virus ne proverebbe l’origine naturale. Non mi soffermo a commentare questa affermazione che in realtà implicherebbe uno scabroso retroterra epistemologico, ma mi limito ad osservare che se qualcuno avesse voluto costruire un virus da spacciare come naturale di certo non si sarebbe dato pena di fare il doppio della fatica per ricercare una ideale perfezione che avrebbe lasciato le orme del delitto. Insomma si tratta di pure speculazioni, sulle quali tuttavia si è strutturata la tesi del virus di origine naturale.

Non si tratta però della prima presa di posizione in tal senso: la lettera dei virologi ha un precedente che risale addirittura a un mese prima, a coronavirus appena apparso, ed è proprio qui che si intuisce la fretta di fare piazza pulita dei sospetti di costruzione artificiale che avrebbero rischiato di distruggere le sante alleanze pandemiche e i loro brogliacci di ingegneria sociale. Il 19 febbraio del 2020 appare sul Lancet, la prestigiosa rivista medica britannica una lettera di un altro gruppo di virologi che in tempo record affermava: “Siamo uniti per condannare fermamente le teorie del complotto che suggeriscono che Covid-19 non ha un’origine naturale” Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un’opinione peraltro diciamo così piuttosto precoce rispetto alle effettive possibilità di aver studiato a fondo il problema, e dunque di nuovo non ci troviamo di fatto di fronte alla scienza , ma alla prostituzione della medesima. E infatti poco tempo dopo, senza che ovviamente la notizia giungesse al pubblico, si è scoperto che la lettera dei virologi uscita su Lancet era stata preparata e redatta da Peter Daszak, presidente della Eco Health Alliance di New York, un’ organizzazione che  ha finanziato le ricerche sui coronavirus presso l’Istituto di virologia di Wuhan. Se il virus Sars cov 2 fosse effettivamente fuggito dai laboratori dove si svolgeva la ricerca da lui finanziata, il dottor Daszak sarebbe stato sul banco degli imputati. Si tratta di un evidente e ingombrante conflitto di interessi sul quale peraltro Lancet ha mentito ai lettori dichiarando esplicitamente che non esistevano interessi in competizione“. Non voglio nemmeno immaginare quante volte questa stessa frase venga usata in maniera menzognera o ipocrita, ma questa è la scienza oggi.

Virologi come il dottor Daszak avrebbero molto da perdere se si affermasse il sospetto di un’origine artificiale del virus: per 20 anni, al chiuso dei loro laboratori questi apprendisti stregoni hanno creato virus più pericolosi di quelli esistenti in natura, sostenendo di poterlo fare in piena sicurezza e sostenendo di coler prevedere e prevenire il passaggio di virus dagli animali all’uomo: se Sars Cov 2 fosse davvero sfuggito a un simile esperimento di laboratorio, ci si sarebbe potuti aspettare una tempesta di indignazione pubblica contro i virologi. “Sarebbe andato in frantumi tutto l’edificio scientifico”  ha detto a suo tempo Antonio Regalado, editor del MIT Technology Review. Ma in effetti così sono andate in fumo solo le vite di centinaia di milioni di persone, mentre i virologi se la passano che è una meraviglia e hanno persino decuplicato

Rimane da capire – è questo è indefinitiva il vero problema – come mai non ci siano state prese di posizione del mondo della ricerca contro articoli che rappresentavano di fatto solo posizioni politiche e non scientifiche, perché si è permesso che le opinioni inconsistenti di una decina di persone, tra l’altro in palese conflitto di interessi, diventassero il mantra su cui si basa la dittatura pandemica. Eppure mentre per la Sars e per la Mers  si erano trovate in pochi mesi le tracce che portavano dagli organismi animali all’uomo per la Sars cov 2 siamo ancora in alto mare. Questa ovviamente non è una prova dell’origine artificiale, ma di virus chimera ne sono stati creati tanti a cominciare da quello di Shi Zheng-li e  Ralph S. Baric che nel 2015  hanno creato un coronavirus, potenziando quello presente appunto in un pipistrello. Escludere perciò a priori, come in effetti si è fatto, un’origine artificiale del virus senza tuttavia poterla escludere, non ha nulla a che fare con la scienza, ha solo un valore politico che col tempo diventa  una lunga e impresentabile coda di paglia