In questi mesi per mia sventura ho fatto la conoscenza ravvicinata con la letteratura medico scientifica, tanto per non essere del tutto disarmato di fronte all’infierire del partito pandemico, ai suoi sacerdoti, ai suoi più deprimenti chierichetti ai suoi riti ipnotici  mi sono trovato di fronte a una inaspettata frequenza di due espressioni spesso collegate fra di loro a cui solitamente non si fa troppo caso e che anzi sembrano esprimere la più convinta e normale  correttezza. Queste due frasi sono: “non ha mai ricevuto conferme” e ” la comunità scientifica”. Ora andando avanti si scopre che la “mancanza di conferme” in un gran numero di casi non significa che una certa ipotesi sia stata sperimentata sul campo e abbia dato risultati negativi, ma che nessuno si sia dato la pena di verificarla il che ovviamente si traduce in una mancanza di “significativo consenso”. Ora se in campo medico – sanitario l’80% delle ricerche viene svolta grazie ai soldi dell’industria farmaceutica è fin troppo chiaro che la tendenza principale è volta ad evitare il finanziamento di studi che possano portare a risultati negativi per i bilanci di Big Pharma e che molti degli spazi aperti alla discussione e alla ricerca indipendente  siano aperti dove si scontrano gli interessi fra le varie multinazionali del farmaco: ma sono pertugi angusti per le persone di buona volontà.

Quando però incappate nella tipica espressione “comunità scientifica” la quale sosterrebbe questo o quello e negherebbe quell’altro , siete autorizzati a pensare che vi stiano prendendo per il naso e che l’intenzione reale sia solo quella di imporre un punto di vista attribuendolo a un’autorità indiscutibile. In questi casi  dovreste chiedere agli spacciatori di oppio comunicativo che vendono tale sostanza dove abita la “comunità scientifica”, quale sia il suo indirizzo, la sua mail e se magari esce di sera. Perché il fatto è che la comunità scientifica non ha alcun senso, non esiste, è solo un modo di dire che tuttavia non è affatto innocente perché  nasconde sotto il tappeto l’espressione corretta che si dovrebbe usare, ovvero quella della tesi prevalente per dire che in merito a una certa questione esiste un orientamento più rilevante rispetto ad altri pur legittimi. Se ciò sia vero o falso nello specifico, se tale orientamento maggioritario sia euristicamente significativo o  espressione più o meno consapevole di interessi è un altro paio di maniche che va esaminato caso per caso, ma è evidente che quando sono in gioco questioni di vitale importanza per il potere e per i profitti, come ad esempio nella cosiddetta pandemia, appoggiarsi solo a una prevalenza ( anche ammesso che essa ci sia realmente tra esperti veri e non compromessi) sarebbe davvero troppo poco: chi si farebbe mettere ai domiciliari o accetterebbe la museruola per una opinione prevalente? Anzi proprio questa espressione finirebbe per dare una legittimazione e una dignità ai dubbi invece di relegarli in una sorta di consorteria eretica e negazionista da esorcizzare.

E infatti se si va a vedere nello specifico invece di citare studi scientifici per giustificare maschere, blocchi e vaccini, i pretonzoli del culto citano l’Oms, il Cdc, l’Ema, l’Iss insomma  i centri burocratici da cui emana la narrazione pandemica e il cui compito è difendere un dogma non una verità. Questa immagine deforme del  “consenso scientifico” è il modo nel quale la tecnocrazia medica vuole far credere che i vaccini siano l’unica risposta disponibile per questa pandemia bocciando tutte le strategie preventive e le terapie farmacologiche più sicure, minimizzandone l’efficacia nel migliore dei casi, mettendole al bando nel peggiore e lavorando alacremente come fa l’Ema per trattare i dati in maniera che sia difficilissimo avere un’idea globale di ciò che accade con i vaccini. il fatto è che se la mitica comunità scientifica non esiste, quella dei bugiardi e dei venduti è invece viva e vegeta.