Anna Lombroso per il Simplicissimus

Non mi aspettavo niente di diverso dall’omelia del papa re  incaricatosi bontà sua di governare la remota provincia scapestrata, con l’inanellarsi di atti di fede nell’Europa, nella Nato, in Dio con delega temporanea a Francesco risparmiato da una strutturale riforma fiscale, nella distruzione creativa, nella transizione green il cui grande traghettatore è un suo fido scudiero alla faccia di Grillo, nei G7, G20 e G30 soprattutto, visto che il suo rapporto è stato tradotto nel più consono riminese già testato al meeting Cl. E nelle tre P, People, Planet, Prosperity, alle quali sarebbe doveroso aggiungere la quarta: Presaperifondelli.

Mi spiace dire ancora una volta l’avevo detto, però avevo pronosticato che – sarà l’aria di casa –   si sarebbe rivelata la fibra vera dell’uomo che in questi giorni è stato a un tempo enigmatica figura demoniaca e salvatore mandato dalla provvidenza che attraverso lui vuole spargere un po’ della prosperità generata dall’Europa dei volonterosi,  e anche  feroce croupier del casinò finanziario e   civil servant, manovale in doppiopetto del racket e tessitore di alleanze demiurgiche, in tutti a casi personalità di altissimo profilo  e statura da statista.

E che ha invece mostrato i vizietti di uno uso fare i conti della serva per stare in sella, scafato nell’arte del compromesso, pronto a negoziare con gli esecrabili cui ha sempre riservato disprezzo. E che, come gli sciupafemmine che seducono le brutte come scorciatoia per conquistare le belle, si tiene in esercizio concedendo all’indegno cucuzzaro qualcosa di irrilevante, per essere incoraggiato e designato a tenere lui le chiavi del forziere.

E’ che siamo caduti così in basso che la prosopopea, l’arroganza per ora in guanto di velluto hanno successo a guardare oltre le nebbie  dell’incenso tributatogli. La  bulimia e il gigantismo autoritario del draghipensiero  vengono addirittura  intesi come il riscatto dalla condanna a essere espressione  geografica, Rio Bo limitato e provinciale, che si emancipa cancellando dallo scenario dello sviluppo le piccole e medie imprese segnate da una vocazione parassitaria, incentivando le grandi concentrazioni, promuovendo un’istruzione che prepari al lavoro specialistico, tutelando un patrimonio nella misura nella quale diventa attrattività e bene di consumo, superando i limiti angusti di diritti e garanzie superati per far posto alle straordinarie opportunità della rivoluzione digitale, della tecnologia applicata alle nostre esistenze grazie alla robotica, alla telemedicina, all’intelligenza artificiale che sostituirà i meno abili, i disfattisti, gli indolenti, gli eretici.

E davvero ci sarebbe da sperare nella sua rapida sostituzione al posto di quella naturale, che quando alberga nelle menti dei tecnici  si è dimostrata inadeguata a risolvere i problemi che la competenza di tecnici, esperti, specialisti hanno creato.

Ma intanto cresce la riconoscenza di quelli che si sentono finalmente oggetto di fiducia, dei quali è stata riconosciuta la maturità di cittadini pronti al sacrificio e alla rinuncia, alla fatica e alla privazione in modo da aggiudicarsi lo status di “capitale umano” su cui investire per recuperare la reputazione necessaria all’annessione controllata e all’ammissione condizionata al sogno europeo sia pure in veste di “mercato” di sbocco e meta di viaggatori dai gusti sofisticati, così come ha sancito l’Eurogruppo nella fotocopia della vecchia letterina di Totò Trichet e Draghi Peppino, nell’impianto del Recovery, nel programmino del G30.

È unanime il consenso alla visione del Presidente anche tra orfani  e vedovi del Conte 2 che esultano per l’esplicito riconoscimento dell’operato dell’Esecutivo in parte licenziato e del quale si mantiene l’impronta a proposito di temi cruciali, alternanza bastoni in forma di lockdown e carote estive, penalizzazione degli immeritevoli parassitari, mesto riconoscimento della incontrovertibilità dei cicli naturali che hanno accorciato l’aspettativa di vita, ideale di giustizia limitato alla semplificazione dei procedimenti amministrativi e di sicurezza con l’esclusione della lotta alla mafia, dimenticata in favore di altre emergenze prioritarie, valorizzazione di talenti penalizzati da un impianto troppo tollerante nei confronti dei rami secchi.

Preoccupato dall’incremento di nuove povertà delle quali siamo costretti a reggere il peso morale nel contesto internazionale, malgrado siano stati beneficati con prebende e elemosine generose, impensierito per i dati sulla disoccupazione giovanile e femminile, con spavaldo coraggio Draghi ha ammesso che l’Italia presenta“oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi in Europa, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo”, ha promesso di voler lavorare in questo senso puntando “a un riequilibrio delle differenze remunerative e a un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro” in modo da garantire la più desiderabile delle “parità” quella competitiva, della nobile gara tra femmine e femmine e maschi.

Volete scommettere che ha preso come modello la sua testè nominata alla Comunicazione di palazzo Chigi, Paola Ansuini, un vero e proprio format cui riferirsi, capace di combattere la minaccia del meticciato mettendo al mondo 4 figli, in grado di combinare influenti ruoli professionali  a Palazzo Koch e nella delegazione di Bankitalia a Bruxelles con gli impegni domestici, eppure sempre modesta, semplice, eppure affidabile, riservata e schiva tanto che tra lei e il suo capo vige da sempre il Lei. Una, insomma, capace di spezzare il soffitto di cristallo, con tenace ambizione e volitiva determinazione, qualità indispensabili per sostituirsi con superiore risolutezza a un uomo.

Sono queste le donne cui guarda l’Europa, che detta perfino nel Recovery le condizioni per godere delle pari opportunità offerte dalla modernità, grazie alla tecnologia che ci ha già permesso di approfittare del lavoro agile che consente di produrre e intanto badare a casa, figli, anziani, malati e pure contribuire alla didattica a distanza, benefica sia per le madri incaricate di un alto compito che per le insegnanti spinte e mettere alla prova talenti finora poco valorizzati.

E chissà cosa ci aspetta con la digitalizzazione che abbiamo già testato col microonde, la lavapiatti, la spesa online quando c’erano i soldi per farla, capace di innovare anche il lavoro nero che continuano a svolgere tante donne grazie alle nuove frontiere del caporalato e del cottimo, impegnate a battere la concorrenza di milioni di altre in altre geografie che minacciano di abbassare ancora di più il livello di magri guadagni rispetto all’aumento di ore lavorate.   

Immaginatevi poi cosa sarà di noi se siamo femmine e del Mezzogiorno, se sull’intero territorio nazionale, circa l’80% dell’occupazione femminile creata tra il 2008 e il 2019 è stata cancellata in tre mesi, tra aprile e giugno del 2020 e se nelle regioni meridionali la cancellazione di posti lavoro è stata  pari al doppio dei posti di lavoro creati a partire dal 2008, facendo perdere 200.000 posti   solo al Sud Italia  in quei novanta giorni, grazie alla diffusione generalizzata di forme contrattuali precarie e prive di garanzie, che non rientravano quindi  tra quelle tutelate   dal blocco dei licenziamenti.

Per non parlare di un  cambiamento nella struttura dell’occupazione femminile, accettato prima poi promosso, che vede un decremento del numero di donne impiegate in settori ad alta remunerazione e uno spostamento verso lavori a bassa qualifica e bassi salari, indipendentemente  dal livello di istruzione e formazione delle donne coinvolte nel processo di retrocessione nella scala salariale e professionale, a dispetto delle Cartabia, delle Ansuini, delle Bonetti, delle Messa per non dire delle Carfagna, delle Gelmini, delle Fornero, delle Boschi, tutte a pieno titolo assimilabili alla categoria delle fortunate eccezioni, per merito acquisito o ereditato,  per fidelizzazione o vocazione alla supremazia. E tutte ben collocate in quel sistema che le premia per la facoltà di rispettare  la ‘divisione dei compiti’ all’interno del nucleo familiare, delegando a altre il ‘lavoro di cura’ predestinato alle donne e solitamente svolto senza retribuzione in nome del “sentimento”.

Beh, ma allora bastava Conte, coi 400 milioni destinati al sostegno all’imprenditoria femminile, basta la Bonetti che immagina le pari opportunità sotto forma di task force di tecniche affermate da contrapporre al superuomo Arcuri e pure la Carfagna che almeno è stata promotrice della legge contro lo stalking, una legge della quale dovremmo tutte approfittare per difenderci dalla persecuzione retorica, virtuale e concreta dei marpioni.