Aristocretini

L’inconscio, anche quando in realtà rappresenta una lucida consapevolezza che si vuole tenere nascosta, salta sempre fuori, persino in quella clamorosa, risibile e disperante notizia  che la piattaforma Disney + ora stigmatizza  la visione di Dumbo, Peter Pan e degli Aristogatti perché includerebbero messaggi dannosi o razzisti e ne nega la visione ai minori di 7 anni.  Francamente non se ne può più di questo nuovo e ottuso moralismo yankee con il suo revisionismo storico d’accatto e la sua ipocrisia a tutto tondo. Comunque siccome le idiozie e le sciocchezze vanno esaminate nei particolari ecco che Peter Pan va alla gogna perché avrebbe offeso i nativi americani chiamando  Giglio Tigrato e la sua tribù “pellerossa” che di per sé  non è affatto offensivo. Da notare che noi ci chiamiamo “bianchi” ovvero deriviamo l’insieme di certe popolazioni dal colore della pelle. Come dovremmo chiamarci per non offenderci da soli? In Aristogatti quello che non va è il micio siamese Shun Gon con i denti a bacchetta e gli occhi a mandorla che rappresenterebbe una caricatura sgradevole dei popoli asiatici. E infine in Dumbo viene censita una canzone del fil che recita “E quando poi veniamo pagati, buttiamo via tutti i nostri soldi” : secondo questi moralisti del nulla sarebbe irrispettosa verso gli schiavi afroamericani che lavoravano nelle piantagioni. Siamo davvero alla metafisica anche perché gli schiavi non venivano affatto pagati.

Certo è un bel cambiamento per la Walt Disney che nella seconda metà degli anni 30 accolse, con tutti gli onori, Leni Riefenstahl la regista di Hitler per promuovere il suo film Olympia, ma forse non è poi così diverso visto che come allora si vuole imporre un pensiero all’unisono. Comunque in questa opera di autocensura che forse nasconde anche l’intento di valorizzare nuove produzioni, rimane invece intatto un altro  caposaldo del film d’animazione, ovverossia Cenerentola dove la ragazza divenuta povera deve fare da serva alle due due sorellastre e troverà un riscatto solo sposandosi col principe, colpito dalla sua bellezza. Non so immaginare se fosse stata brutta o così cos’, ma la storia almeno nel film Disney, è un perverso inno declamatorio verso certe logiche sociali che ai neoliberisti appaiono “naturali” e anche all’idea che il riscatto di una donna derivi da un matrimonio fortunato. Niente di diverso dal Berlusconi che invitava le disoccupate a sposarsi un  uomo ricco. Ma la di là di questa notazione Disney si guarda bene  dal negare ai minori di 7 anni la visione di questo film con il suo messaggio sociale di disuguaglianza, anzi è un bene che si abituino subito alle nuove realtà.

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