Crimini e morbillerie

Più la follia cavalca sulle praterie dei media, più mi sento un pazzo a cercare di portare un po’ di raziocinio in questo armageddon cognitivo che sta attraversando l’occidente, ma non riesco proprio a sottrarmici, mentre potrei e vorrei parlare d’altro. Così mentre la maggioranza delle persone è disposta a mostrar le chiappe chiare per ricevere un vaccino qualunque non perché ci creda davvero, ma pensando di rabbonire il potere e di poter tornare alla normalità, senza rendersi conto che proprio questo atto di sottomissione impedirà che ciò accada, tenterò di far comprendere come sia del tutto insensata dal punto di vista sanitario, completamente antiscientifica e socialmente fascista  l’obbligatorietà di legge o di fatto di un vaccino anticovid. Di tutti i vaccini in realtà: non sono mai stato un no vax per partito preso, riconoscendo ai vaccini un importante ruolo terapeutico, ma senza nemmeno farmi prendere per il naso né dai venditori porta a porta di Big Pharma, né da quegli abominevoli ricercatori che tentano di vendere l’idea che si conosca ogni cosa e non esistano problemi. Che invece ci sono perché non si contano le cose che non sappiano e non possiamo controllare.

L’idea che i vaccini siano presidi assoluti e che dunque vaccinarsi è un obbligo nei confronti degli altri, è profondamente errata per alcune semplici ragioni: la prima è che non sappiamo, se non dopo molti anni di osservazioni, se vi possano essere conseguenze negative sia sui singoli individui che sulla popolazione in generale né  la durata reale della protezione; in secondo luogo per ottenere la cosiddetta immunità di gregge, concetto dato per scontato, ma niente affatto dimostrato e in ogni caso ambiguo, non è necessario vaccinare tutti, ma solo una percentuale di popolazione che varia a seconda degli agenti patogeni, dal 92% per il morbillo al 40%per cento scarso per le influenze stagionali (cui il covid si può sovrapporre ) e tale immunità di gregge in casi di patologie non particolarmente gravi tra la popolazione attiva può essere ottenuto con la libera circolazione del patogeno;  in terzo luogo non sempre i vaccini, anche quelli sperimentati da molti anni, funzionano per una serie di motivi che ancora non sono ben chiari e che anzi si ha tutta l’impressione che non vogliano essere chiariti; infine gli agenti patogeni mutano e in qualche caso – vedi le campagne vaccinali di Bill Gates contro la polio in Africa e in India ( Paese dal quale è stato invitato ad andarsene) – hanno riattizzato la malattia invece di sconfiggerla.

In realtà sono almeno dieci anni che alcuni tra i vaccini più accreditati hanno mostrato di non essere infallibili, richiedendo una riflessione che però non è mai stata fatta essendo un campo di enormi profitti: ci sono moltissimi casi riportati dalla letteratura scientifica e particolarmente rilevanti i sono quelli legati alla diffusione di morbillo e di pertosse in cui tra l’80 e il 100% dei soggetti colpiti è costituito da vaccinati (spesso proprio il 100% come, per il morbillo, nelle epidemie che colpirono varie università americane tra cui quelle di Harvard, Richmond, Loyola e Fordham). Con 9,1 soggetti colpiti ogni 100.000 abitanti – la più grande epidemia di morbillo mai registrata nel continente Nordamericano , sviluppatasi in Quebec nel 2011, è un caso di scuola:  secondo l’Institut National de Santé Publique , solo il 3-5% dei colpiti non era stato vaccinato. Tra studenti e personale di Harvard si è verificata un’epidemia di  parotite laddove la totalità dei colpiti era stata vaccinata con un vaccino trivalente contro morbillo, parotite e rosolia. Per non parlare del  caso eclatante della Mongolia che aveva ed ha una copertura vaccinale del 98%: non avendo registrato zero casi di morbillo per tre anni, nel 2014 il paese è stato dichiarato libero dalla malattia. Senonché, con una copertura vaccinale mantenuta nella misura quasi totale (98%), nel 2015 furono registrati 20.000 casi di morbillo
e nel 2016 altri 30.000 casi. Insomma 50.000 malati in due anni ( su 4 milioni di abitanti)  cosa che non era mai accaduta prima del vaccino. E la stessa cosa succede, sia pure in scala ridotta anche in Europa, in luoghi come l’Albania, ma anche come la gran Bretagna dove la copertura vaccinale  è quasi totale. Ora sarebbe abbastanza stupido sostenere che queste vaccinazioni non hanno portato a un contenimento delle malattie, soprattutto quelle esantematiche, ma sarebbe disonesto non riconoscere il fatto che il vaccino è tutt’altro che infallibile e che dunque precauzioni devono essere comunque prese.

A questo proposito va detto che la gravità di una malattia e la sua letalità non possono essere considerate assolute, ma dipendono dalle condizioni sociali delle popolazioni in un misura che la scienza o meglio la scientocrazia al servizio di Big Pharma non è disposta a riconoscere anche se essa è evidente: il medesimo virus H1N1 responsabile della terribile spagnola portata dai soldati americani nelle trincee della prima guerra mondiale, è anche quello  dell’influenza suina di una decina di anni fa che fu un’ondata influenzale certamente più intensa di quella del Covid ( a numeri non truccati), ma enormemente meno grave rispetto all’epidemia di un secolo fa  a causa delle migliori situazioni generali e contingenti. Questo porta naturalmente anche a una sorta di illusione statistica per cui i dati riferiti all’intero pianeta sembrano talvolta straordinari, ma sono molto più modesti e spesso altalenanti nei Paesi più avanzati che non sono più solo i Paesi occidentali, anzi lo sono sempre meno.  Dunque i vaccini non danno una copertura assoluta, ma solo relativa e nella quasi totalità dei casi non possono eradicare le malattie, vale a dire che fanno mancare il fondamento sui cui appunto si basa l’obbligo vaccinale. E’ sempre questione di costo – beneficio che diventa minimo nel caso delle vaccinazioni contro i virus a Rna, molto variabili e che sono statisticamente anche le meno valide tanto che alcuni studi su campioni controllati portano l’efficacia delle vaccinazioni antinfluenzali a meno del 10 per cento.

Mi chiedo allora che senso abbia costringere le persone a farsi iniettare un vaccino non sperimentato, già dichiaratamente non efficace al 100%  e probabilmente inefficace, per una malattia che nel 95% dei casi non dà sintomi più rilevanti di quelli del raffreddore. Ben sapendo che non sarà comunque possibile eradicare un virus estremamente variabile. E fin qui siamo del dibattito auspicabile tra persone civili, anche inquinato da dati e numeri falsati: diventa invece criminale e barbaro quando per vendere vaccini a più non posso si ostacolano le cure pur efficaci contro una sindrome influenzale, tenendo in scacco l’intero tessuto sociale.

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