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Ecologia demografica

via-po-liguori-ferragostoQuando parliamo di scienziati o di ricercatori abbiamo l’immagine mentale  di persone dall’intelligenza acuta e brillante, perché li iscriviamo immediatamente nell’insieme che contiene Einstein, Galileo, Newton e in più attribuiamo loro una sorta di qualità sciamanica per aver avuto la capacità di affrontare la complessità di conoscenze di fronte alle quali la maggior parte dei “profani” ha gettato la spugna per mancanza di volontà, di interesse, di curiosità o di costanza. Ma è come pensare che tutti coloro che scrivono siano per ciò stesso Tolstoi o Mann o Proust o Dante: in realtà ormai i ricercatori sono milioni e per le proprietà statistiche dei grandi numeri essi non sono  diversi da qualsiasi altro gruppo ricadendo come collettività dentro le leggi della stupidità umana di Carlo Cipolla. In più negli ultimi tre quarti di secolo la formazione scientifica si è sempre più appiattita sul modello anglosassone che implica un precoce specialismo, per cui anche in Europa cominciamo a trovarci di fronte a persone di scarsa cultura generale e che al di fuori del loro specifico campo sembrano pesci fuor d’acqua, con una consapevolezza politica e sociale che si avvicina pericolosamente allo zero Kelvin cioè ai più bassi stati di energia elaborativa che induce la superconduttività degli slogan. Questo rende ragione del fatto che quarant’anni fa, scienziati di 50 nazioni si riunirono a Ginevra per discutere di quello che allora era chiamato il “problema CO2” prevedendo che la sua immissione antropica in atmosfera sarebbe diventato un problema climatico, mentre oggi 11 mila ricercatori, di una miriade di discipline nella stragrande maggioranza dei casi lontanissime dalla climatologia e proprio per questo chiamati col termine più vago, ma in questo caso più ambiguo di “esperti”,  tutti rigorosamente occidentali ( chi vuole può andare a vedere la lista qui )  hanno firmato un documento,  in  cui si dice che per affrontare il problema climatico occorre ridurre la popolazione umana del pianeta.

Cos’è cambiato da 40 anni a questa parte visto che nel ’79 non vennero espresse preoccupazioni demografiche benché le previsioni di crescita della popolazione fossero già note e anzi tendevano ad essere anche un po’ superiori alla realtà? Due cose: la prima è che nessuno si aspettava seriamente uno sviluppo così rapido del mondo non occidentale e dunque l’aumento sostanziale del reddito e dei consumi da parte di miliardi di persone prima tenute al palo, svelando la profonda ipocrisia e  retorica dell’umanitarismo di marca euro americana. Insomma la cosa non era presa in seria considerazione, almeno dal punto di vista climatico visto che il grande consumatore e inquinatore sarebbe rimasta la piccola parte bianca e possibilmente anche bionda del mondo.  La seconda è la penetrazione osmotica del neoliberismo che ha sbaragliato ogni resistenza nei confronti dell’equiparazione tra uomo e merce ed è dunque naturale che si tratti l’umanità come uno stock di prodotti in eccesso: dal momento che ipotizzare un diverso modello di sviluppo, non basato sul consumo ossessivo, ripetitivo e inutile è una bestemmia contro le oligarchie del denaro – che alla fine controllano anche la cultura e la scienza anche se qualcuno si illude di vivere in un empireo separato – allora non si può che ipotizzare una caduta di popolazione per  prendere il problema di petto. E naturalmente visto che in occidente esiste già una stagnazione demografica il peso della riduzione dovrà essere affrontata dagli altri che si sono permessi di insidiare la nostra preminenza. Il documento si conclude con alcune considerazioni degne di un temino delle elementari:  “Gli enti governativi stanno facendo dichiarazioni di emergenza climatica (come se le dichiarazioni prive di interventi concreti consumassero Co2,  Ndr) . Gli studenti si mobilitano. Le cause per ecocidio sono accolte  in tribunale. I movimenti di cittadini  chiedono un cambiamento e molti paesi, stati e province, città e imprese stanno rispondendo”. Per la verità stanno cianciando e brancolando senza fare nulla di efficace, anzi facendo spesso il contrario di ciò che dicono. Bene la maestra di terza darebbe un bel 9, ma molti anni dopo questa retorica scolastica, in totale accordo col maistream più che con la scienza, fa ridere per l’ingenuità da Candide che esprime e che mostra pari pari la sua filigrana politica. Mi chiedo su quale parte del grafico cartesiano Cipolla avrebbe messo costoro che meriterebbero un bel viaggio premio all’Ilva per vedere come stanno rispondendo le imprese.

Beninteso la popolazione umana non può certo crescere all’infinito, ma la vera arma contro la demografia e l’unica civilmente accettabile è lo sviluppo economico accompagnato da progresso sociale: è ben noto che in queste condizioni la popolazione tende a stabilizzarsi se non a scendere perché i figli, necessari nelle società arretrate, diventano un onere in quelle sviluppate e se ne fanno molti di meno. In qualche modo è l’esatto contrario della tendenza in atto che vorrebbe ridurre i livelli di civiltà sociale dovunque in nome del profitto e del mercato. Mi chiedo se qualcuno degli 11 mila firmatari si sia chiesto con quali sistemi occorrerebbe diminuire forzosamente la popolazione e se hanno minimamente pensato a ciò che potrebbe implicare o magari quanto bene facciano le guerre portate avanti da quegli stessi poteri che suggeriscono documenti e il neo ecologismo bigotto, alla riduzione dell’anidride carbonica, anche ammesso che sia quello il problema. O se non sia il caso come suggerisce l’Fmi di far gli anziani per risolvere il problema delle pensioni. Beati i tempi in cui gli scienziati erano anche intelligenti.

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3 responses to “Ecologia demografica

  • Ecologia demografica — Il simplicissimus – Revolver Boots

    […] via Ecologia demografica — Il simplicissimus […]

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  • Anonimo

    la formazione e la ricerca finanziata dai privati , avviene negli ambiti che i finanziatori presuppongono ed antivedono come capaci di risultati dalla conveniente fruibilità economica, così la ricerca a tutto campo non esiste più ed avviene sempre negli stessi schemi

    ciò produce tendenzialmente i famosi fachidiot di max weber, specialisti in un campo limitato e igniranti e manipolabili in tutto il resto

    e per questo che non è nelle ipotesi di lavoro di economisti, sociologi, scienziati etc un diverso modello di sviluppo, non basato sul consumo ossessivo, ripetitivo e inutile

    Sarebbe una bestemmia contro le oligarchie del denaro ? E’ una bestemmia contro il saggio di profitto, che senza una crescita esponenziale delle merci prodotte arretrerebbe, eroso dalle crescenti spese tecniche propedeutiche alla produzione, e non remunerabili nei tempi ristretti del ciclo.

    la velocità del progresso tecnico impone nuove spese prima che siano remunerate le precedenti, l’unica via di uscita per il capitalismo è aumentare la massa delle merci prodotte e vendute, e svalutare i salari, una conntraddizione in termini che si risolve con guerra per i mercati e la distruzione del potenziale inustriale altrui ( guerre commerciali dazi sovranismo)

    parlare di diminuzione della popolazione come apripista del benessere, e non come portato di questo, è un discorso intrinsecamente eugenetico e nazista, perchè curare i malati e e lasciar riprodurre disoccupati e popoli colorati? se ricercatori vari lo hanno avallato allora l’egemonia della barbarie capitalista è davvero fortissima

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