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L’aspirante sceicco di Marghera

forte_marghera1Anna Lombroso per il Simplicissimus

Sembra impossibile che, a dieci anni da quando è crollato il pilastro su cui si reggono la teoria neoclassica e l’ideologia liberista, secondo il quale i mercati sono razionali e si autoregolano, e  molti di più da quando i due grandi malfattori scatenarono la belva  della liberazione del movimento dei capitali,  determinando il capovolgimento   dei rapporti di forza tra capitale e lavoro e tra capitalismo e democrazia e facendoci capire  che a regnare non erano la ragione e l’avvedutezza ma l’avidità e lo sfruttamento,  ecco, sembra impossibile che ci sia ancora qualcuno che vuol farci credere che potremo godere anche noi della polverina d’oro che sparge la mano invisibile secondo Adam Smith, quell’aggiornamento della divina provvidenza  grazie al quale la ricerca egoistica dell’interesse privato e personale gioverebbe all’interesse dell’intera società.

Invece c’è qualcuno che pensa, come la Thatcher allora, che non  esiste la società, esistono gli uomini, e quindi che non esistono le città, esistono le case, che non esiste l’urbanistica, esiste il cemento. E figuriamoci allora se esistono i beni comuni, se esiste il paesaggio, se esistono le opere d’arte. Semmai deve esistere solo la rendita che può derivarne comprandoli e vendendoli. In modo che la parola patrimonio non si riferisca a valori collettivi, a legami e responsabilità sociali che tengono insieme un comune “capitale” di memoria e sapere, ma soltanto alla proprietà giuridica, che di questi tempi, visto lo stato di necessità, è consigliabile alienare per offrirla a chi saprà spolparla. E metterla a frutto a beneficio di chi ne promuove la commercializzazione, per ricavarne benefici, protezione, sostegno elettorale.

Quella concezione del patrimonio come bene e investimento pubblico finora ci aveva salvato, sì, dai grattacieli a Venezia, da un centro commerciale a Piazza del Miracoli, dal crollo della torre pendente. Ma per poco, se sotto le piazze e le vie di Firenze sta per passare un’alta velocità, se si sbancano montagne per costruire villette a schiera nel paesaggio di Guidoriccio, se Venezia, attraversata da condomini dei corsari delle crociere, potrà vantare un moderno skyline alle sue spalle, incastonato sullo sfondo delle Dolomiti come fossimo a Dubai.

Ci voleva proprio il più improbabile servitore della manina invisibile, l’umorista demenziale di Ca’ Farsetti che vorrebbe rivendere ai cinesi la patacca del Mose, quello per il quale il futuro di Venezia è Mestre, per concepire gli oltraggi definitivi e irreversibili alla Serenissima non abbastanza decaduta prima di lui.

Dobbiamo a lui quel piano degli interventi , che possiamo definire Piano de- regolatore, un vero laboratorio sperimentale di urbanistica contrattata, un complesso di deroghe  in contrasto con norme e vincoli,  grazie al quale sono stati selezionati 110 progetti prioritari di “interesse  pubblico” oggetto di accordi tra amministrazione e privati  e che prevedono la demolizione e riqualificazione in terreni marginali (prevalentemente a Porto Marghera) mediante la realizzazione di edifici-torre dalla “forte valenza iconica … e con punti di vista o di belvedere sulla più bella città del mondo”.  E non basta, con il solito sistema valido da Trieste in giù, come dice la canzone, Brugnaro si compiace di un’ulteriore bella pensata: «Il Comune si fa dare i beni demaniali a titolo gratuito e ne ha la proprietà. Poi li affida ai privati per rivitalizzarli, ma con determinate garanzie. Così la proprietà resta nostra e recuperiamo un bene senza spendere soldi che non abbiamo».

Così con  l’operazione di passaggio di proprietà al Comune di molti beni del Demanio, in base alla legge sul federalismo demaniale che permette di avere in proprietà «a titolo non oneroso» beni in gran parte utilizzati a fini militari e oggi dismessi, vengono “offerti” all’incanto, dalle  ex caserme della Finanza e della Cavalleria a San Nicolò di Lido, oquella Miraglia alle Vignole e a Sant’Andrea, all’arenile degli Alberoni e l’ex Forte Barbarigo a Ca’Roman, alla Batteria Rocchetta e all’ex Batteria Emo sempre al Lido, ed anche edifici e fabbricati in alcuni casi di discreto pregio, ed anche le storiche batterie difensive ottocentesche.

Pronto a sedersi sul trono di Attila che gli spetta in quel di Torcello, il primo cittadino di Venezia ha già provveduto a cacciare via la molesta presenza di una istituzione di prestigio, il Marco Polo System, partner del  GEIE (Gruppo Europeo d’Interesse Economico), e della quale il Comune è socio. Lo sgombero,  atto preliminare a una chiusura malgrado si tratti di  una società attiva e in forze, che dà lavoro e ne crea, tanto che altri Enti Pubblici hanno espresso chiara volontà di entrare nella compagine sociale, è un chiaro atto intimidatorio che prelude alla chiusura di un organismo che  da anni produce progetti   e  iniziative in materia di cultura, turismo culturale, sviluppo territoriale, gestione del patrimonio culturale e comunicazione. E che proprio a Forte Marghera ha la sua sede, che ha sottratto al disfacimento,  per contribuire al recupero e alla valorizzazione del sistema dei forti veneziani. Tanto che  gli è stato attribuito di ruolo di gestione e coordinamento delle azioni previste dalla Carta di Corfù, ispirata dal proposito di dare una dimensione “sconfinata” alle azioni di tutela, valorizzazione e promozione del patrimonio fortificato, in modo che ogni territorio che ospiti architetture militari come fortezze, rocche, torri, bastioni diventi parte di una comunità, invece pacifica e concorde, estesa  in tutto il bacino euro-mediterraneo e attraversa i secoli, trovando in tale patrimonio un potente elemento di unione.

Sarà che l’unica fortezza che piace a chi vuole che la cultura e l’arte stiano tra due fette di pane sul banco del supermercato globale, è quella europea, che i muri li tira su per respingere, sfruttare, speculare, disunire, seminare ingiustizia e guerra, comunque un Brugnaro particolarmente pugnace ho ordinato lo sgombero, già iniziato,  affinchéil Comune di Venezia possa rientrare in possesso di un bene pubblico attualmente occupato da un ente senza alcun titolo”. In questi giorni è in corso un presidio di cittadini che pensano che valga più di qualsiasi titolo quel lungo percorso fatto di progetti di recupero, per i quali il network europeo ha mobilitato  investimenti di alcuni milioni di euro, di trasformazione da area quasi abbandonata in un luogo tra i più frequentati, dinamici e inclusivi del territorio  e che proprio in questi mesi ha avviato un programma di  formazione per  il rilancio del mestiere tradizionale dei maestri d’ascia con il coinvolgimento dei giovani e delle scuole.

Quello che sta succedendo a Venezia è l’allegoria distopica del processo di dissoluzione della forma della città e dei suoi stili di vita, della riduzione degli spazi nati e creati per le relazioni e il dialogo a palcoscenico turistico, dove viene cancellato il diritto di cittadinanza per promuovere il privilegio di rubarla ai suoi abitanti, sfruttarla, consumarla finché non rimanga più nemmeno la  sua orgogliosa memoria che potrebbe risvegliare dignità e riscatto.

 

 

 

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16 responses to “L’aspirante sceicco di Marghera

  • Anonimo

    “forse perchè il saggio di profitto aveva incominciato pericolosamente a diminuire come dice Jorge e probabilmente anche perchè l’implosione dei regimi comunisti, ormai prossima, rendeva necessari interventi globali.”

    Il problema di Jorge , è che (s)ragiona per assoluti… lui ad esempio sembra totalmente avverso a politiche Keynesiane in funzione decelerante della crisi ecomica e sociale, ancora oggi in parte possibili.

    Se uno che dice di stare dalla parte delle classi subordinate , se ne frega di creare un clima da guerra civile dove come ben si vede le classi subordinate sono le più deboli ( Non riescono nemmeno a realizzare degli scioperi generali…), in fin dei conti significa che lo stesso se ne frega, in sostanza delle sorti delle classi subalterne, le quali sono certamente autorizzate a fregarsene di certi predicozzi assolutistici e catastrofici, che pure hanno un fondo di verità.

    Jorge quando paventa subitanei cambiamenti radicali ( con pressoche automatiche guerre civili conseguenti…), dovrebbe rileggersi questa massima di Brecht ( che parla pur sempre di una guerra…):

    La guerra che verrà
    non è la prima. Prima
    ci sono state altre guerre.
    Alla fine dell’ultima
    c’erano vincitori e vinti.
    Fra i vinti la povera gente
    faceva la fame. Fra i vincitori
    faceva la fame la povera gente
    egualmente.

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    • Anonimo

      Uno che parla degli interessi delle classi subalterne , fregandosene dei pericoli ai quali dette classi subalterne possono andare in contro, mi ricorda:

      ”Ci sono “anarchici”, “femministe”, “comunisti”, “socialisti”, “antifascisti”, “suprematisti bianchi”, ecc. Tutti questi termini descrivono essenzialmente la stessa cosa: liberali che creano conflitti sociali. In Francia, persino il Partito Comunista è “comunista” solo di nome. In realtà, questa è diventata una tendenza mondiale, dove le agenzie di intelligence hanno infiltrato con successo i movimenti “comunisti” e li hanno trasformati in un sistema capace di derubare i poveri e dare [qualcosa] ai più poveri, mentre le élites ricche, super ricche e nascoste non vengono toccate. ”

      Da:

      https://comedonchisciotte.org/un-maidan-francese-o-una-rivolta-nazionale/

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  • andrea z.

    Nel 1991 David Rockfeller, uno degli esponenti più in vista dell’elite transnazionale a guida angloamericana, si lascia andare durante la riunione del Bilderberg a Baden Baden ad una esternazione inquietante per la sua arroganza:

    “Siamo grati al Washington Post, al New York Times, al Times Magazine e altre grandi testate i cui direttori sono stati presenti ai nostri meetings e hanno tenuto fede alla loro parola di essere discreti per quasi 40 anni. Sarebbe stato impossibile per noi sviluppare il nostro piano per il mondo se fossimo stati sotto i riflettori dell’informazione per tutti questi anni. Ma il mondo è oggi più sofisticato e preparato per marciare verso un unico governo mondiale. La sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e di banchieri mondiali è sicuramente preferibile all’autodeterminazione nazionale che è stata praticata negli ultimi secoli”.

    E’ una dichiarazione ormai celebre che avviene poco tempo dopo il suo incontro con Gorbaciov per discutere del futuro dell’Est Europa e che dimostra che l’elite economica aveva programmato già verso la metà degli anni ’70 il drastico mutamento dell’economia e della politica mondiale, forse perchè il saggio di profitto aveva incominciato pericolosamente a diminuire come dice Jorge e probabilmente anche perchè l’implosione dei regimi comunisti, ormai prossima, rendeva necessari interventi globali.

    https://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=59433

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    • Anonimo

      Jorge , se è per quello ha anche una certa dose di entusiasmo per i gilet gialli francesi… chissà se saprà dirci come finiranno dopo che c’è già stato il primo accenno di strategia della tensione ( terrorismo di stato…) alla francese…

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    • Anonimo

      I “no global” di Genova , che fine hanno fatto ?

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  • andrea z.

    Un articolo del lontano 2011 che afferma alcune cose interessanti, soprattutto come sia difficile trovare forze antagoniste all’interno del sistema economico finanziarizzato.

    “È necessario riflettere che la finanziarizzazione dell’economia non è solo una evoluzione del capitalismo ma la modificazione della sua natura. Il processo è passato dalla proposizione denaro-merce-denaro (D-M-D), attraverso il quale il capitale, con una distribuzione non equa del valore prodotto tra capitale e lavoro, accumulava ricchezza, a quella odierne denaro-denaro-denaro (D-D-D), che senza la “mediazione” della produzione di merci (e servizi), permette di accumulare ricchezza (in poche mani).

    Si tratta di un mutamento che investe la produzione, la distribuzione della ricchezza, ma anche il processo politico e la stessa, tanta o poca che sia, democrazia. Quando la ricchezza si produce attraverso la mediazione della merce era attiva dentro lo stesso corpo della produzione, una forza antagonistica che cercava di imporre una diversa distribuzione della ricchezza prodotta e l’affermarsi di diritti di cittadinanza. Nessun regalo, conquiste frutto di lotte, di lacrime e sangue. Al contrario quando diventa prevalente il meccanismo finanziario, si scioglie il rapporto tra capitale e società, e diventa impossibile ogni antagonismo specifico. Tutto si sposta sul piano politico, un bene e un male insieme. Un male perché manca una cultura alternativa, tutti viviamo entro la dimensione liberista e del mercato, un bene perché è possibile andare alla radice del problema.

    La speculazione finanziaria da se stessa, data la massa di risorse che muove, e le tecnologie che usa (gli High Frequency Trading – HFT – che muovono due terzi delle borse), si crea autonomamente le occasioni di successo per speculare. Come ha scritto Prodi “i loro computer scattano tutti insieme, comprano e vendono gli stessi titoli e forzano in tal modo il compimento delle aspettative”. Contrastare la speculazione, come lo si sta facendo, significa solo offrirle alimento continuo. Si può fare più equamente, e sarebbe importante, ma questo non intaccherebbe il meccanismo.”

    http://sbilanciamoci.info/denaro-denaro-denaro-il-ciclo-della-finanziarizzazione-11445/

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  • Anonimo

    “Bisogna passare a delle forme economiche piu socializzate che nelle esperienze attuali o passate. ”

    Per far ciò, ci vuole un’ideologia fondata su un etica, magari non imperniata sull’accumulo e sull’avidità…come potrebbe dire le Lombroso.

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  • Anonimo

    “I dati empirici a riguardo parlano chiaro, sono disponibili in una infinità di studi ed anche in rete”

    Ne pubblichi qualcuno fosse anche in inglese, che descrive la caduta del saggio di profitto, così come la descrive Lei, Jorge.

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    • jorge

      http://www.sinistrainrete.info/crisi-mondiale/8750-guglielmo-carchedi-l-esaurimento-dell-attuale-fase-storica-del-capitalismo.html

      cito guglielmo carchedi perchè è in italiano, qui ci sono i grafici dell’andamento del saggio di profitto per gli usa e per il mondo intero, potrà osservare che il saggio di profitto scende dalla fine della guerra ai primi anni 80, è ciò è parallelo ala crescita del saggio di accumulazione (spesa in investimebti tecnici)

      dovrebbe però spulciare, in inglese, nell’istituto di statistica americano, io lo ho fatto, è una miniera . Carchedi è uno dei tanti, la letteratura maggiore è in inglese o in tedesco, tutti gli studi convergono di Carchedi pero non condivido il modo di intendere la teoria del valore

      sono a sua disposizione, nei tempi di uno che lavora, per ogni chiarimento e/o approfondimento, la avviso però che se posta tremila micro commenti e sposta il discorso sul femminismo e cosa indimostrabili, non le rispondero più

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      • Anonimo

        “sposta il discorso sul femminismo e cosa indimostrabili, non le rispondero più”

        Anche a livello scientifico, esiste il concetto di verità indimostrabile o di problema senza soluzione… sia un po’ meno assolutistico e dogmatico.

        I teoria lei Non sta predicando ma sta discutendo di vari problemi.

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  • jorge

    Negli anni 70 il saggio di profitto ( rapportotra il capitale applicato e sua remunerazione) era sceso rasoterra E non per le lotte operaie, il trend era di lungo periodo

    Al punto che le grandi corporations industriali e produttive , in genere non italiane, e reale locomotiva delle imprese medie e piccole, non investivano piu i profitti accumulati, per molti anni li tenevano nel cassetto, a che pro rischiarli investendo senza ottenere poi remunerazione alcuna dato il saggio di profitto rasoterra?

    Alternativamente, si inventarono di ricomprare le proprie azioni, i corsi di questi salirono costantemente, tutti vollero cominciare a giocare in borsa, ed inizio l’ipertrofia della finanza, a quell”epoca Goldman Sachs era microscopica e solo dopo divenne un gigante

    Una volta giunti a questo, la finanza ha travolto ogni limite , imponendo la assoluta libera circolazione dei capitali e tanto altro, il risultato lo conosciamo tutti

    L’avidità non c’entra niente, il motore è stato il calo di lungo periodo del saggio di profitto, esso poteva recuperare solo con la finanziarizzazione

    I dati empirici a riguardo parlano chiaro, sono disponibili in una infinità di studi ed anche in rete, l’economia borghese non ne deduce la insostenibilità del capitalismo ma non li nega, semplicemente inventa astruse teorie per farci credere che staremo sempre meglio

    Parlare di avidità, che è un deficit di moralità, come causa della finanziarizzazione, e cosa che fanno gli estimatori del capitalismo. Ferruccio De Bortoli nel 2008 era direttore del 24 ore e scrisse a caratteri cubitali che il crollo delle borsre era dovuto alla avidità.

    Il motivo è chiaro, se è l’avidità alla base dei guasti portati dalla finanza, allora basta che un politico moralizzatore vinca le elezioni e tutto ritorna a posto. Se le cause sono strutturali, allora ci vogliono riforme profondissime se non il superamento del capitalismo, e cio non piace a nessun capitalista, dedito alla produzione o alla finanza che sia

    Ecco perchè tutti i capitalisti ed i loro intellettuali, amano parlare di avidità come causa dei tanti problemi oltre che della finanziarizzazione, potranno sempre ascriversi alla quota dei moralizzatori del capitalismo quanto a comportamenti soggettivi su base volontaria, ed oscurare la necessità di provvedimenti profondissimi e strutturali.

    Se il problema è l’avidità, un deficit di moralità, allora basteranno codici etici, responsabilità sociale dell’impresa e via cantando, a parte magari qualche piccola legge insignificante come quelle varate dal primo Obama per buttare un pò di fumo negli occhi,

    Fuor di polemica, anche in questo senso ho inteso talvolta contestare la Lombroso,, ascrivendole un moralismo che saltà a pie pari il confronto con i dati empirici e di realtà,

    Se le cause della finanziarizzazione sono strutturali, allora neanche basta tornare allo status quo ante, alle banche di risparmio separate da quelle di investimento, e tante cose del genere, torneremmo anche a quel tipo di economia degli anni 70 incapace di fare profitti, un problema anche per occupazione salari stato sociale etc.

    Bisogna passare a delle forme economiche piu socializzate che nelle esperienze attuali o passate. Tanto per fare un esempio di tale upgrade, che io tra l’altro trovo alquanto inappropriato , nel pieno della crisi del 2008 molti proponevano che il tesoro finanziasse direttamente famiglie ed imprese, però le imprese sarebbero state sottoposte ad una qualche programmazione economica ormai possibile con le tecnologie informatiche e robotiche (assenti nel capitalismo di stato sovietico)

    La strada maestra però , è cominciare a produrre almeno in parte, per i bisogni, in reciproco scambio sociale. Non c’e nessuna attività sociale che debba essere pagata se questa o il suo titolare riceve cambio ciò di cui ha bisogno, Il profitto è oggi solo un limite alla applicazione di tecnologie ed alla liberazione delle potenzialità dell’umanità.

    Il profitto blocca tutto ciò poichè le tecnologie non sono remunerabili prima che quelle nuove costringano a nuova spesa, quindi non vengono applicate, o sono applicate in parte infinitesima con tutto un correlato di misure antisociali volte a garantire i profitti

    Parlare di avidità , al di là delle intenzioni, fornisce una via di uscita al capitalismo, che esso sfrutterà politacamente per oscurare la necessità di passare ad un sistema sociale superior, è ciò che vediamo col movimento 5 stelle, che parla astrattamente di onestà e del ruolo responsabile dell’impresa, ed non mette in cusa gli assetti oggettuvi del capitaliso

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  • L’aspirante sceicco di Marghera | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Sembra impossibile che, a dieci anni da quando è crollato il pilastro su cui si reggono la teoria neoclassica e l’ideologia liberista, secondo il quale i mercati sono razionali e si autoregolano, e  molti di più da quando i due grandi malfattori scatenarono la belva  della liberazione del movimento dei capitali,  determinando il capovolgimento   dei rapporti di forza tra capitale e lavoro e tra capitalismo e democrazia e facendoci capire  che a regnare non erano la ragione e l’avvedutezza ma l’avidità e lo sfruttamento,  ecco, sembra impossibile che ci sia ancora qualcuno che vuol farci credere che potremo godere anche noi della polverina d’oro che sparge la mano invisibile secondo Adam Smith, quell’aggiornamento della divina provvidenza  grazie al quale la ricerca egoistica dell’interesse privato e personale gioverebbe all’interesse dell’intera società. […]

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  • Anonimo

    Forte Marghera … per quel poco che so era un’ambiente nel quale si tentava di promuovere vari forme di cultura radicate localmente ( quelle che dovrebbero stare a cuore agli amministratori locali…)… la lega di Venezia ha niente da dire ?

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