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Sardegna, isolata e svenduta

sardAnna Lombroso per il Simplicissimus

Siamo ormai così abituati alle gerarchie, alle top ten, alle graduatorie perfino dei naufragi con doverose differenze tra navi da crociera e barconi malandati, nella qualità delle vittime, nel valore commerciale delle vite offese, che quando succede qualcosa in geografie periferiche, quando vaste aree del paese vengono sommerse da infauste alluvioni attribuibili perlopiù a cattiva o nulla manutenzione, all’invasione del cemento e all’erosione delle coste, alla speculazione oltraggiosa, più in generale a un cambiamento climatico del quale a vari livelli siamo correi, beh allora la notizia non abbastanza (e lo credo bene per quanto si ripete) sensazionale da  occupare le dirette di Mentana, la tv del dolore della Vita in Diretta o di Barbara D’Urso, scivola via, come se si trattasse di luoghi assuefatti alla disgrazia e che se la meritano, popolati di indolenti, di malcontenti che non si compiacciono della fortuna capitata loro con lo sfruttamento minerario, con quello turistico, con l’arrivo di predoni filantropici che  occupano suolo,  verde, boschi, acqua, mare e li annettono ai loro principati e sceiccato “billionari”.

Nei giorni scorsi la Sardegna, come la Calabria d’altra parte, altra regione di serie C per via della ricorrenza di temporali promossi a catastrofi, è stata colpita per tre giorni da un nubifragio che l’ha lasciata stremata: paesi senza luce per tre giorni, strade interrotte perché (lo dice l’Anas) la pioggia ha eroso il fondo stradale, scavandolo, due morti, in una tragica replica di quello che avvenne nel 2009. Fortuna che è avvenuto adesso, a stagione balneare finita, viene da dire: la Sardegna è un’isola che sale all’onore delle cronache per la sua funzione di servizio, se apre un night, se il Qatar riconferma il suo interesse per l’acquisizione di lunghi tratti costieri, in modo da valorizzarle e da creare occupazione, in una regione che pare meriti solo la carità pelosa, se pensiamo alla squallida vicenda dell’acquisto da parte del gruppo Sider Alloys di Lugano dello  stabilimento ex Alcoa di Portovesme, in Sardegna, il più importante impianto italiano per la produzione di alluminio primario. Grazie a un accordo che parte già avvelenato (Portovesme è uno dei siti più inquinati d’Italia, dopo quarant’anni di scarichi industriali incontrollati: 25 ettari di scarti della lavorazione della bauxite, depositati a partire dal 1978 e separati dal mare solo da una lingua di sabbia finissima), firmato da Calenda nel febbraio scorso e che  coinvolge Invitalia, l’agenzia italiana per gli investimenti, obbligata a portare una bella porzione del tesoretto di 135 milioni di euro necessari al riavvio della produzione in cambio della benevolenza svizzera, senza un piano di bonifica e risanamento, dopo che i fondi stanziati nel  ’90 sono finiti. È la Asl locale che consiglia di non consumare il latte delle pecore e capre che brucano nei dintorni, né mangiarne la carne, né raccogliere mitili e crostacei o vendere frutta e verdura, che raccomanda di non farli consumare dai bambini. Che denuncia che nelle polveri sottili ci sono piombo e cadmio, che il terreno è impregnato di metalli pesanti. La falda sotto Portovesme è un concentrato di veleni, secondo l’ultima relazione dell’Agenzia regionale per l’ambiente diffusa nel giugno 2017: i campioni prelevati nell’area industriale rivelano arsenico, cadmio, fluoro piombo, mercurio, tallio, zinco e idrocarburi policiclici aromatici, tutto in quantità centinaia migliaia di volte oltre i limiti.

A Portovesme c’è chi combatte con presidii di lavoratori e cittadini, anche se le notizie dal quel fornte sono scarse quanto quelle sul nubifragio. E ancora minore è la risonanza e l’eco della battaglie solitarie di chi tenta di contrastare l’oltraggio ripetuto delle disposizioni in materia di pianificazione territoriale promosse in forma bipartisan, con in testa il   Piano Paesaggistico Regionale.  113 articoli in linea con la filosofia del grande suggeritore che non ha smesso di dettare le sue regole dalle piscine della villona teatro di incontri al vertice e cene eleganti che stabiliscono misure che esorbitano dalle competenze regionali, violano il principio di sussidiarietà ed esautorano i comuni dalle loro funzioni più caratterizzanti, specifiche e delicate, quali quelle che attengono all’assetto e all’utilizzazione del proprio territorio. Che nel sancire come unica vocazione dell’isola, quella  dell’accoglienza, permette che in nome della ricettività si stravolga la fisionomia delle coste, si cementifichi e costruisca con criteri speculativi al fine di rendere le strutture alberghiere competitive,  anche grazie all’aumento delle volumetrie turistiche già dimezzate da precedenti disposizioni, si introducano variazioni criminali alla destinazione d’uso agricolo.

Così resort e alberghi potranno allargarsi fino al 25 per cento «anche in deroga agli strumenti urbanistici», le imprese avranno licenza di costruire nuovi corpi di fabbrica, spa e piscine aggravando l’impatto ambientale. È un regalo miliardario fatto a beneficio soprattutto dell’emirato del Qatar che ha dettato in prima persona  le norme per la gestione delle coste imponendo  vincoli più leggeri: qualche voce ancora libera della stampa locale ha raccontato la performance dell’amministratore delegato di Sardegna Resorts e di Qatar Holding, proprietaria di Porto Cervo e dei blasonatissimi hotel della Costa Smeralda, presentatosi “davanti alla commissione urbanistica regionale con in pugno un documento di quattordici cartelle firmate una per una, come si fa nei contratti civili, con le proposte di revisione della legge per l’edilizia, il piano casa del centrosinistra varato nel 2015”, e persino là, nella fascia dei trecento metri dalla battigia vincolata dal piano paesaggistico di Renato Soru. Provocazioni alle quali la giunta targata Pd ha risposto di si  osando  dove non ha osato neppure l’amministrazione regionale berlusconiana, quella guidata da Ugo Cappellacci. E d’altra parte come dire di no all’augusto benefattore  che in cambio ha deciso di finanziare la realizzazione del mega ospedale Mater Olbia, nella città gallurese, un’incompiuta del San Raffaele per la quale si è speso di persona l’ex premier Matteo Renzi, pensata per ospitare i vip intossicati dall’eccesso di aragoste.

E come dire di no alla proposta magnanima di riempire il paesaggio di Bitti – costellato di venti chiese antiche, un  panorama rurale straordinario ancora incontaminato dai compagni di merende di Briatore e che si era salvato dal saccheggio di 100 mila querce tentato da un industriale padano – con una distesa di specchi e pale, proposta dal gruppo Siemens-Gamesa in nome della “solidarietà” energetica col resto del Paese.

E come dire no alle “ricadute economiche e occupazionali” di cui può beneficiare Domusnovas -piccolo centro sardo di 6.300 abitanti in provincia di Carbonia-Iglesias  conosciuto finora solo da qualche turista per le sue bellissime grotte carsiche, nel quale da qualche tempo si è  insediata una fabbrica di armi della società Rwm Spa, dalla quale solo nel 2016  sono partite esportazioni per un ammontare di  5 milioni di euro di  razzi, siluri e bombe verso varie destinazioni, come si legge nella Relazione sulle operazioni autorizzate di controllo materiale di armamento 2015 del governo, tra le quali figura anche l’Arabia Saudita per il conflitto yemenita, in palese violazione della legge 185/90.  Chi volesse sapere di più di questa inquietante “servitù” non trova risposta da parte dei lavoratori (74) ricattati e zittiti dalla minaccia delle  sanzioni del “codice etico” aziendale, che all’articolo 22 prevede il licenziamento per la diffusione di informazioni riservate e dalla popolazione provata da una crisi che ha investito quelle zone con le  dismissioni delle miniere e le vertenze Carbosulcis, Alcoa, Euroallumina e Portovesme Srl  e dove gli ultimi dati Istat dicono che  la disoccupazione è al 17% con quella giovanile che supera il 60% e che se nel 2014 il Pil procapite del Sud Italia era di 16.761 euro -circa la metà rispetto a quello del Nord- nel Sulcis è di soli 8.800 euro.

D’altra parte la Regione Sardegna “promuove la crescita intelligente, lo sviluppo sostenibile e l’inclusione sociale previsti nella più ampia strategia europea 2020, con la propria Strategia di specializzazione intelligente (detta S3), finalizzata a identificare le eccellenze territoriali in termini di ricerca e innovazione e a individuarne le potenzialità di crescita”. E come dire no quindi ai venerati alleati che hanno contribuito con i nostri governi  a fare  dell’isola un presidio con  il 67 per cento delle servitù militari italiane, con i tre più grandi poligoni d’Europa, TeuladaCapo Frasca e quello di Salto di Quirra, 120 chilometri quadrati di estensione per la più importante base europea per la sperimentazione di nuove armi, missili, razzi e radio bersagli, sito in cui avviene l’addestramento di alcuni apparati delle forze armate: esercito, aeronautica e marina militare e dove dal 1956  l’esercito italiano insieme a svariate aziende private collauda mezzi bellici da esportare nei diversi teatri di guerra nel mondo.

Tante volte si è detto che il tempo della pace in Europa è stato lungo, troppo lungo. E infatti chi non ha vissuto il conflitto mondiale nemmeno sui libri di storia, nemmeno sui temi della maturità, nemmeno da spettatore  al cinema preferendo i cinepanettoni, ha scelto di dichiararne una sua muovendo i suoi eserciti reali e immateriali e occupando quelle propaggini africane indolenti, separate per “progresso e civiltà”, quelle isole remote rispetto ai disegni imperiali, buone solo per farci il bagno in acque che saranno sempre meno azzurre, perché lo sforzo bellico non ama la bellezza e se non può comprarla, la sporca per dispetto.

 

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20 responses to “Sardegna, isolata e svenduta

  • Luigi

    Buon pomeriggio,
    tra Decimomannu e Villasor (prov. CA) c’è una base Nato, una grande base Nato. Subito dopo la sbarra, un enorme cartello :”Qui si addestrano i migliori piloti per il mantenimento della pace nel mondo”. Comandavano gli americani. Oggi quel cartello non c’è più.
    Mattina, sera e notte da lì decollano quasi ininterrottamente i dannati aerei militari effettivamente dei vari Paesi aderenti a Nato, ma anche di altri stati. Si dirigono ai poligoni di Capo Frasca (OR) e Arbus, sulla costa Sud occidentale: migliaia di ettari confiscati e quindi sottratti a contadini, pastori, pescatori…
    Come detto, prima dettavano legge gli americani, oggi i tedeschi: ho sentito dire che perfino il comandante la base è tedesco, cioè neanche il tentativo di nascondere il piede sul collo, mettendoci un fantoccio italiano…
    Frastuono, terre requisiti e inquinate, essere soverchiati con prepotenza… Poi mi chiedo: quanto costa tenere su un carrozzone così inutile e fuori tempo massimo, se solo per un’ora di volo di un aereo militare si spendono non meno di 18.000 euro?

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  • andrea z.

    Dal 1997 al 2008 la società Sardinia Gold Mining è stata concessionaria di un’attività mineraria legata all’estrazione aurifera nei pressi del comune di Furtei.
    L’estrazione dell’oro epitermale, che non si presenta in filoni, avveniva per lisciviazione, cioè mediante l’uso di opportuni solventi chimici, che consentono di separare uno o più elementi solubili da una sostanza solida. In dieci anni sono stati prodotti circa cinque tonnellate d’oro, sei d’argento e quindicimila di rame in lingotti, in forma composita, e quindi non immediatamente sfruttabile.
    L’attività estrattiva ha provocato notevoli danni ambientali, con la presenza di una discarica fanghi (tailing-dam) apparentemente contaminata con cianuro e il rilascio a valle di mercurio, ferro, piombo, cadmio e zolfo.
    A detta di Nicola Pinna, giornalista de La Stampa la ricerca dell’oro ha fatto ricchi solo gli australiani che hanno sventrato la collina di Santu Miali, e agli abitanti di Furtei, Guasila e Segariu è rimasto in eredità un disastro ambientale.
    Nel 2008 la Sardinia Gold Mining ha dichiarato il fallimento societario e la chiusura della miniera; la società è attualmente oggetto di un’indagine finanziaria internazionale, e non ha eseguito gli interventi di bonifica e risanamento ambientale previsti dal contratto, e per i quali aveva anche ricevuto finanziamenti dalla regione Sardegna.
    In particolare, il bacino artificiale usato per la raccolta dei fanghi e degli scarti non è ancora stato messo in sicurezza, è c’è il rischio che la sua acqua possa contaminare i corsi e i bacini che servono i comuni della zona, e forse addirittura Cagliari.
    La contaminazione si sta allargando ulteriormente, provocando la morte di numerosi uccelli, e un redattore del giornale radio RAI ha parlato di “disastro ecologico senza precedenti”.
    A tutt’oggi la situazione di precarietà ambientale è molto grave, sono presenti diversi laghi di cianuro.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Storia_mineraria_della_Sardegna

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  • Luigi

    Cortese e cara signora Lombroso,
    mi chiamo Luigi, vivo -si fa per dire-in Sardegna. Desideravo ringraziarla per l’articolo sulla mia terra, una presa di posizione come sempre rigorosa, appassionata e soprattutto coraggiosa. Sono appena “scappato” da Infosannio (è lì che la ho letta per la prima volta): ero stufo di farmi dare del “sinistronzo”. Stufo anche d’altro…
    Buone cose.

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    • Anna Lombroso

      grazie Luigi, se le va perchè non contribuisce ai nostri tentativi di inromare, dandoci notizie che non compaiono sulla stampa ufficiale?

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  • Sardegna, isolata e svenduta | infosannio

    […] (Lombroso per il Simplicissimus) – Siamo ormai così abituati alle gerarchie, alle top ten, alle graduatorie perfino dei naufragi con doverose differenze tra navi da crociera e barconi malandati, nella qualità delle vittime, nel valore commerciale delle vite offese, che quando succede qualcosa in geografie periferiche, quando vaste aree del paese vengono sommerse da infauste alluvioni attribuibili perlopiù a cattiva o nulla manutenzione, all’invasione del cemento e all’erosione delle coste, alla speculazione oltraggiosa, più in generale a un cambiamento climatico del quale a vari livelli siamo correi, beh allora la notizia non abbastanza (e lo credo bene per quanto si ripete) sensazionale da  occupare le dirette di Mentana, la tv del dolore della Vita in Diretta o di Barbara D’Urso, scivola via, come se si trattasse di luoghi assuefatti alla disgrazia e che se la meritano, popolati di indolenti, di malcontenti che non si compiacciono della fortuna capitata loro con lo sfruttamento minerario, con quello turistico, con l’arrivo di predoni filantropici che  occupano suolo,  verde, boschi, acqua, mare e li annettono ai loro principati e sceiccato “billionari”. […]

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  • Anonimo

    A proposito di buon andamento degli affari itaGliani:

    https://www.carmillaonline.com/2018/10/14/sorrisi-e-cazzari/

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  • andrea z.

    Un documentario che celebra l’efficienza dell’Esercito Italiano e che mostra una delle tante esercitazioni compiute su spiagge dall’incredibile valore naturalistico e ambientale in Sardegna.

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  • andrea z.

    Bellissimo articolo che dimentica solo, credo per ragioni di spazio, i problemi relativi all’area tra Cagliari e Pula in vicinanza del paesino di Sarroch.

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    • Anna Lombroso

      grazie Andrea, infatti c’erano altri esempi.. tanto che spesso rimugino di fare delle puntate su temi così cruciali.. purtroppo abbiamo sempre molte occasioni per adirarci

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      • andrea z.

        Credo che sia sempre importante occuparsi di un gioiello naturalistico come la Sardegna, che frequento talvolta come turista e che ritengo trattata come la peggiore colonia africana.
        E’ un’isola indifesa di cui chiunque può approfittare senza timore di ripercussioni.
        Ricordo Iglesias, ancora avvelenata dalle sostanze utilizzate in passato per lavorare i minerali estratti dalle miniere e l’incredibile scandalo di Porto Pino, una distesa unica in Europa di dune di colore bianco candido, deturpate dalla presenza di “sgarruppate” caserme e di filo spinato per decine di chilometri, sfruttate per esercitazioni e sbarchi in previsione di improbabili invasioni.
        Ricordo Capo San Lorenzo dove gli aerei sganciavano in mare bombe inesplose e un cartello avvisava di non entrare in acqua e Capo Frasca dove arrivavano anche i piloti israeliani a sparare missili di nuova generazione e poi le cannonate di Capo Teulada che si sentivano a chilometri di distanza e i racconti degli abitanti di Muravera su enormi esplosioni causate da bombe lì trasportate da vari Paesi e fatte brillare nelle vicinanze, in gigantesche buche.
        Se c’è un luogo dove si può toccare con mano tutta l’inettitudine, l’ignoranza, la mancanza di qualsiasi amore per la bellezza di una classe dirigente, regionale e nazionale, questo luogo è sicuramente la Sardegna.

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      • jorge

        incredibile poi come di tutte queste cose non trapeli niente o quasi sui mas media

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    • Anna Lombroso

      si @Andrea è come dice lei,ci sono dei veri e propri laboratori dell’oltraggio dove si misura fino a dove si possono sperimentare e particare le azioni di sfruttamentto, di speculazione, di corruzione senza che escano di una opacità favorita dalla informazione ufficiale. Se poi si tratta di un’sola appartata, che esce dall’ombra solo per la balneazioni di lusso è ancora più facile che a Venezia o Firenze..

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  • jorge

    FUORI TEMA : una precisazione per DANI, e chi ha interesse

    Circa lo scambio di vedeute sulla “passivizzazione” ho mancato di fare riferimento alla socialdemocrazia tedesca del secondo dopoguerra, che ha rappresentato un grosso regime di passivizzazione, in merito sono stati scritti molti studi, che parlano di socialdemocrazia autoritaria ( per quanto le dinamiche non siano sempre omogenee rispetto a ciò che esaminavamo),

    Voglio dire che la passivizzazione non viene operata dalla destra, ma da proprio da quei settori che dicono di voler interpretare le esigenze “popolari”, lo scambio di idee mi sollecita a riguardare alcuni testi circa òa spd del secondo dopoguerra

    Circa il primo dopoguerra il discorso sarebbe immenso

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