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Il meraviglioso mondo del Sol calante

monsanto-bayerLa notizia è di quelle che fa piacere agli ambientalisti domenicali e di testa americana: per la prima volta un tribunale Usa ha riconosciuto la potenziale nocività degli erbicidi a base di glifosato, dando ragione a un giardiniere che riteneva di essersi ammalato di una grave forma di linfoma proprio a causa dell’uso di questa sostanza durante trent’anni di attività. Il risarcimento punitivo imposto alla Monsanto è stratosferico rispetto al fatto: 289 milioni dollari. Eppure c’è qualche cosa che non funziona o meglio di abbastanza inquietante in questa sentenza perché sebbene la Monsanto abbia tentato  in passato di minimizzare i possibili effetti dei suoi prodotti, tutte le ricerche fatte negli ultimi 15 anni  non riconoscono ai glifosati una cancerogenicità superiore ad altri erbicidi, sebbene si sia rivelato un aumento stimabile nel peggiore dei casi attorno allo 0,01% dei linfomi non Hodgkin tra gli agricoltori che ne fanno uso e che sono praticamente tutti ad ogni latitudine, cifre comunque molto basse rispetto alle sostanze che fecero la cosiddetta rivoluzione verde negli anni ’50 e 60 e che finivano per coinvolgere direttamente i consumatori.  Magari proprio quelle ancora usati dal “contadino” cui ci affidiamo per i prodotti “sani” o le produzioni cosiddette tradizionali nate in effetti non più di trent’anni fa.

Ora però a parte questa discussione che andrebbe ben approfondita per non incorrere in facili convincimenti e che in gran parte vanno fuori bersaglio (vedi nota) c’è da chiedersi come mai i glifosati, brevettati dalla multinazionale, siano usati in modo massiccio sin dalla metà degli anni ’70 senza che alcuna sentenza li abbia mai condannati, nonostante le cause che sono state fatte a partire da una quindicina di anni fa ma che si riferiscono alle emissioni degli stabilimenti della multinazionale e non ai suoi prodotti, un po’ come per l’Ilva.  E qui cominciamo con le date: stranamente la Monsanto diventa tema di accuse e di polemiche, tanto da essere ormai simbolo dell’avvelenamento planetario, solo a partire da questo secolo vale a dire da quando sono scaduti i brevetti sui glifosati che da allora possono essere e sono in effetti prodotti da chiunque. Alla multinazionale infatti interessa relativamente vendere il suo Roundup perché fa affari molto più significativi come padrona dei semi delle coltivazioni ogm la cui particolarità è appunto quella di resistere ai glifosati. una base di profitto grazie alla quale la Monsanto ha sviluppato una panoplia di specie resistenti a questa o a quella classe di insetti.

Strana coincidenza vero? E come giudicare il fatto che la prima condanna in Usa riguardo al Roundup, dopo una lunga serie di assoluzioni piene negli ultimi 16 anni,  arriva adesso quando la Monsanto è stata assorbita dalla Bayer? O cosa pensare della Ue che l’anno scorso ha pienamente scagionato i glifosati e rimandato di un decennio ogni ulteriore verifica, proprio mentre veniva perfezionata l’acquisizione da parte della multinazionale tedesca? Sono costretto a tante domande perché in effetti questa vicenda se guardata con attenzione ci fa capire come tutto questo avvenga secondo logiche nelle quali le questioni in sé appaiono del tutto marginali, segnando la nostra alienazione dal mondo reale, alla quale spesso, anzi quasi sempre, si reagisce con una contro narrazione anch’essa posta sullo stesso piano, dunque distante dai problemi effettivi e perciò stesso inefficace per quanto rumorosa posa essere. Del resto se domani la Monsanto Bayer fallisse l’uso del glifosati non diminuirebbe di una virgola visto che viene prodotto da almeno altre dieci grande aziende

Nota  In realtà i glifosati sono estremamente biodegradabili e vengono eliminati in poco tempo dalla fauna batterica del terreno: rappresentano dunque un notevole vantaggio rispetto ad altre sostanze che finiscono per accumularsi nel tempo e velocizzare la sterilizzazione del suolo. L’aspetto negativo di questa classe di diserbanti è che grazie al loro successo sono stati sviluppati ceppi ogm di molte coltivazioni la cui particolarità è di avere una resistenza naturale contro questi principi attivi e dunque di prosperare mentre le erbacce muoiono. Ora capisco che nell’immaginario comune, in quella contro narrazione slegata dalla realtà di cui parlavo, gli ogm sono assimilabili a una presenza diabolica, ma non è certo questo il problema visto che rispetto ad altre tecniche considerate normali, come quella dell’irradiazione (vedi pomodori di Pachino) o anche del tradizionale incrocio tanto per fare qualche esempio, siano geneticamente molto meno invasive e dunque più sicure:  è fatale che la cosa possa apparire innaturale a persone che dopotutto sono nate e cresciute in un tendenziale creazionismo deista che mi piace chiamare platonismo genetico. Il problema riguarda invece la privatizzazione e la brevettabilità  della natura che sfugge ad ogni controllo e costringe gli agricoltori ad acquistare i semi, siano essi ogm o anche quelli definiti “naturali”, dalle grandi multinazionali che divengono così anche padrone del cibo e del sostentamento umano. E’ un effetto questo del sistema capitalistico di mercato: per cui la lotta contro gli ogm, anche ammesso che abbia un senso e che non difenda magari inconsapevolmente altri interessi, non ha alcuna possibilità di successo finché il sistema nel suo complesso rimarrà ciò che è.

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