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Piano Boschi, antiviolenza di Natale

boschi giustaAnna Lombroso per il Simplicissimus

Per  una singolare e non inspiegabile coincidenza la sottosegretaria di Stato Maria Elena Boschi si è accorta che esiste un problema “femminile” proprio nel divampare della campagna elettorale e in prossimità della giornata mondiale contro la violenza di genere, tema anche questo ormai meritevole di celebrazioni ad uso di potenti che possono fare copia incolla col vibrante messaggio dell’anno precedente … che tanto hanno provveduto a non cambiare niente.

E infatti, anche con un certo anticipo sulla data fatidica, la vispa forosetta ha dismesso i panni della celebrata statista per infilarsi in quelli della della solidarietà di genere dopo quella bancaria,   ri -sfoderando il piano antiviolenza e la dotazione finanziaria connessa(circa 12 milioni per il 2017)  che aveva propagandato l’anno scorso in altra fatale combinazione con la campagna referendaria. Programma che, a suo dire, non ha poi trovato attuazione per via delle ignave inadempienze delle regioni, Molise in testa, che non ne hanno predisposto le necessarie declinazione  sul territorio.

Peccato che ad oggi la strategia che dovrebbe contrastare l’odioso fenomeno criminale (poco meno di sette milioni di donne hanno subito una qualche forma di accanimento e oltraggio sessuale, dalla molestia allo stupro, 120 nel solo 2016 sono state ammazzare da conviventi, mariti, fidanzati – a dimostrare che l’inasprimento delle leggi non serve e vista anche la depenalizzazione dello stalking. E quest’anno la media è di una vittima ogni tre giorni), il piano resta allo stato embrionale di bozza e di linee guida, concordate nel quadro della Conferenza Stato – Regioni. E peraltro poco gradite a Dire, l’associazione che mette in rete 80 centri antiviolenza, invitata a consulto conclusosi con il sigillo della vice ministra: ascolto tutti ma poi decido io.

Con questi presupposti c’è poco da sperare per l’accoglienza che verrà riservata al contro-piano che “Nonunadimeno” presenterà oggi, 56 pagine di analisi e proposte, che verrà quasi sicuramente assimilato al nobile quanto molesto contributo di sapientoni e disfattisti, proprio come quelli di costituzionalisti, esperti di  ambiente e paesaggio, competenti e cultori di ogni sapere, a motivo di ciò guardati con sospetto e  derisi.

Ma non stupisce, non c’è come quelli che schifano il “culturame”, che al momento debito collocano qualsiasi emergenza sociale a problema “culturale”, da affrontare e risolvere negli stessi contesti che proprio  loro hanno ridotto a macerie: scuola, informazione, amministrazione della giustizia, assistenza, lavoro,

lavoro  in particolare, se come è vero la cancellazione dei valori che dovrebbe generare e mantenere, la precarietà,  il sistema di ricatti  e intimidazione hanno favorito l’espulsione delle donne costrette alla scelta forzata tra posto e casa in sostituzione di un Welfare che non c’è più, e penalizzate dalle disuguaglianze salariali: l’Italia nella classifica che calcola la differenza nelle opportunità occupazionali e nella retribuzione tra i sessi è all’82esima postazione su 144 paesi sotto indagine, rispetto al 2015 quando copriva il 41esimo posto, e se si considera la semplice busta paga, siamo ancora più giù: piazzati al 126esimo posto dopo il Messico e l’Ungheria.

Eh si, è un problema culturale, e pure “morare”, dicono. E infatti a suffragio dell’etica di parte che hanno introiettato e che combina  radici cristiane e culto privatistico i centri antiviolenza che dovrebbero  godere delle provvidenze statali saranno consegnati a soggetti come la Lorenzin che in più occasioni ha ipotizzato l’affidamento della delicata gestione dei presidi sanitari alla rete dei consultori familiari occupati militarmente dal personale religioso.

Eh si, è un problema culturale, e pure antropologico, dicono loro, che va affrontato perché si consolidi il gap con altre tradizioni, retrive, misoneiste e apertamente in contrasto con i principi democratici, che reprimono le donne e le condannano a ruoli servili e a usi  offensivi della dignità, in nome di consuetudini patriarcali.

Sarà per quello che il piano governativo dedica attenzione particolare alle donne migranti e richiedenti asilo, a dimostrazione che sono arrivate nelle geografie della parità, del rispetto, della tolleranza, dell’accoglienza? Manifestata confinandole in centri come lager? Respinte da paesi che non le vogliono nemmeno se assomigliano alle madonne incinte che vengono portate in processione lungo le vie dei borghi, quando sono sfuggite  alla condizione di prigioniere in Libia e non solo, probabilmente schiave, grazie a ignobili accordi siglati con tiranni e despoti sanguinari al servizio di un impero disumano  e volti a fermare i flussi e gli esodi “insopportabili” per la nostra superiore civiltà?

Eh si, è un problema culturale: “tutto ciò che è solido, nel sistema economico e sociale   egemonico, svanisce nell’aria e ogni cosa sacra viene profanata”, a cominciare dalla vita, dalla dignità e dai diritti, dispersi nell’immateriale ma feroce caos nel quale differenze antiche e naturali sconfinano e incrementano tremende disuguaglianze, relazioni e patti millenari amorosi e generazionali si spezzano generando inimicizia, rancore,  risentimento e invidia.

Sicché se non c’è comprensione per i carnefici né indulgenza né sconto di pena in nome di una affettività distorta, bisogna con altrettanta severità condannare chi arma loro la mano, chi offre aberranti motivazioni sentimentali ai loro atti, chi nutre il terreno che cospargono di sangue o di repressine di vocazioni, talenti, aspettative con il concime del bisogno, della rivalsa da stenti e oppressione, grazie a una malintesa superiorità genetica e sociale.

E che non sono solo maschi prevaricatori, brutali, rabbiosi, maneschi, non sono solo uomini frustrati e impotenti in cerca di risarcimento, brutti sporchi e cattivi. Sono spesso arrivati, affermati, celebrati, uomini e donne che si sentono tali solo nella rivendicazione di favori e trattamenti speciali, esponenti tutti di un potere che non ha sesso né genere… quello umano.

 

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10 responses to “Piano Boschi, antiviolenza di Natale

  • Anonimo

    si può ascoltare cosa dice sto signore che LÒ STATO (anche gli organi giurisdizionali ?) HA PERMESSO ad Ostia…

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  • Anonimo

    È sempre la solita musica autoritaria ?

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  • Piano Boschi, antiviolenza di Natale | infosannio

    […] (Anna Lombroso per il Simplicissimus) – Per  una singolare e non inspiegabile coincidenza la sottosegretaria di Stato Maria Elena Boschi si è accorta che esiste un problema “femminile” proprio nel divampare della campagna elettorale e in prossimità della giornata mondiale contro la violenza di genere, tema anche questo ormai meritevole di celebrazioni ad uso di potenti che possono fare copia incolla col vibrante messaggio dell’anno precedente … che tanto hanno provveduto a non cambiare niente. […]

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  • Anonimo

    uno dei molti casi di violenza NON relegati in ultima pagina dai giornalai, in quanto non tratta di vittime o vittimismo femminile o femminista:

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    • Anonimo

      rettifica:

      …uno dei molti casi di violenza, eccezionalmente NON relegati …

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      • Il porto delle nuvole

        C’è un fenomeno, quello della violenza femminile sugli uomini, la cui gravità non viene percepita da troppe persone. Lasciamo perdere ciò che succede in altri paesi, dove gli uomini vengono lapidati da gruppi di donne perchè osano sottrarsi al ruolo che viene loro imposto da queste ultime o dove bambini appena venuti al mondo vengono uccisi o abbandonati solo perchè maschi. Parliamo di ciò che succede in questo paese. Partiamo da un dato: più di 1700 uomini uccisi in 10 anni da mogli, compagne, ex e donne che non hanno accettato un NO. Tra questi non vengono neppure conteggiati tutti quegli uomini costretti a prostituirsi e uccisi da donne “clienti”, madri di famiglia, donne comuni che si trasformano in stupratrici e assassine. Si stima che in Italia circa 9 milioni di donne alimentino la tratta sessuale degli uomini. E in tante hanno anche il barbaro coraggio di reclamare la regolarizzazione di questo mercato di schiavitù, come se fosse un loro diritto usare e sfruttare questi uomini, come se fosse concepibile e accettabile in una società civile considerare il corpo di una persona, di un uomo, come un qualsiasi altro oggetto in commercio. Del resto è questa l’idea che quotidianamente ci propongono i mass media, l’uomo come corpo ad uso e consumo femminile. Dai programmi tv, dove circa il 60% degli uomini serve solo come attrattiva femminile e non è concesso loro neppure parlare, a meno che non debbano fingersi stupidi davanti a presentatrici che li perculano, alle pubblicità che mercificano il corpo maschile per pubblicizzare qualsiasi cosa. Ciò non può non avere ripercussioni negative sulla già fin troppo arcaica generale concezione degli uomini nella società e dei rapporti uomo-donna.
        La subiamo in ambito politico, dove la percentuale di uomini eletti in parlamento arriva appena al 30% e dove troppo spesso, nei loro confronti, la contestazione politica si trasforma in insulto sessista.
        La subiamo in ambito lavorativo, dove un uomo, per il solo fatto di essere padre o di essere intenzionato ad avere figli, può rischiare di perdere il posto, di essere penalizzato o di essere scartato a un colloquio. Ma non è tutto, perché un uomo che lavora è comunque un uomo che guadagna meno di una donna a parità di mansione. In particolare, secondo il Gender Gap Report 2016, le donne guadagnano il 12,2% in più rispetto agli uomini, mentre questi guadagnano il 10,9% in meno rispetto alle donne. E’ finita qui? Purtroppo no, perché un altro grave problema che affligge tanti uomini in tale contesto sono anche le molestie da parte di colleghe o superiori donne, che in non pochi casi si traducono in dimissioni da parte dell’uomo.
        La subiamo in ambito domestico, dove ancora troppo spesso il carico familiare è tutto sulle spalle degli uomini, dediti alla cura di bambini, anziani e diversamente abili, costretti spesso a sostituirsi a servizi che dovrebbe fornire lo Stato; dove spesso ci appare ancora del tutto normale che siano principalmente gli uomini a servire le portate a tavola e a lavare i piatti, mentre magari le donne se ne stanno sedute comodamente sul divano a guardare la tv.
        La subiamo qui, sui social network, dove ci sono centinaia di pagine gestite e seguite da migliaia di donne che ogni giorno vomitano il loro odio sul genere maschile. “Cagni”, “troi”, “escilo”, sono gli insulti più ricorrenti.
        La subiamo praticamente ovunque.
        La verità è che la parità e la libertà degli uomini terrorizzano ancora troppe donne. Basti pensare anche solo al fatto che un uomo nel nostro paese non è neppure pienamente libero di avere una vita sessuale, di vestirsi come vuole o di uscire da solo di sera, perché è ancora considerato un suo dovere stare attento alle donne, non fidarsi di queste ultime, e soprattutto non provocarle, specie con l’abbigliamento, perché sa che in caso di molestie, di stupro o addirittura di omicidio, sarebbero in pochi a puntare il dito unicamente contro la donna, quasi mai considerata la sola e unica responsabile, e purtroppo in non pochi ad accanirsi contro di lui, incosciente che se l’è cercata.

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