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Brasile e Venezuela due pesi e due misure

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Manifestante pro Maduro dato alle fiamme dagli arancioni venezuelani 

In questi giorni assistiamo a due situazioni parallele ossia quella del Venezuela e del Brasile che tuttavia vengono trattate dai media occidentali in maniera diametralmente opposta: entrambi hanno governi e presidenti democraticamente eletti, entrambi si trovano ad affrontare violente manifestazioni di piazza eppure in Venezuela si parla di repressione dittatoriale, senza alcuna vergogna di forzare la mano anche attraverso l’utilizzo di fonti sospette non dichiarate tal e addirittuta fotomontaggi, mentre in Brasile sono i manifestanti ad essere accusati di una violenza che va assolutamente repressa e che infatti è stata repressa con una strage di 10 manifestanti che tuttavia non scuotono affatto i cuoricini redazionali. Ora, prima ancora di inoltrarsi nel territorio del merito mi chiedo se nelle menti dei lettori di giornali o ascoltatori di Tv si affacci una qualche timida domanda su questa assurda differenza o affiori nonostante la prolungata lotofagia  una qualche pallida consapevolezza di essere presi in giro da un’ informazione ridottasi a propaganda della peggiore specie.

Entrando parzialmente nel merito la differenza strumentale di narrazione diventa ancora più netta, per non dire clamorosa, visto che in Venezuela è la minoranza benestante della popolazione, appoggiata dai media e dai fondi dell’internazionale arancionista a suscitare una protesta amplificata e a praticare una violenza spesso e volentieri attribuita all’altra parte. Certo il presidente Maduro ha commesso degli errori, ovvio che quando si scatena il conflitto tutti hanno vittime da recriminare, nondimeno si tratta di un Paese nel quale il presidente è stato liberamente e regolarmente eletto così come il parlamento che tra l’altro ha una maggioranza all’opposizione. In Brasile al contrario si è eliminato il presidente Rousseff per via giudiziaria, ma il nuovo capo dello stato, Temer incoronato grazie alle pressioni che giungono da Washington, al lavoro sul campo dei suoi uomini e delle sue ong, alle organizzazioni della finanza globale e ai centri di informazione ad esse legata, è finito in pieno nel medesimo scandalo,  in maniera assai più grave e diretta assieme a una cinquantina di deputati e sette ministri. Dunque è naturale che oggi la destituzione di Dilma Rousseff appaia come un vero e proprio colpo di stato e che la popolazione sia sul piede di guerra soprattutto quando allo scandalo si salda la protesta contro i provvedimenti liberal reazionari di Temer che hanno visto 30 milioni di brasiliani scendere in piazza.

Ora il punto è questo: le manifestazioni violente se non la vera e propria rivolta sono o non sono armi lecite per rovesciare regimi e governi legittimamente eletti? E’ ovvio che la risposta, nell’abito del formalismo rappresentativo, deve essere univoca – si oppure no – e non può cambiare a seconda degli ordini di scuderia dell’impero, delle sue convenienze o della sua risaputa geopolitica. Certo ci avviamo verso tempi nei quali il venir meno della rappresentanza vera e propria da parte di un sistema politico subalterno e ridotto a puro ruolo di facciata, priva i cittadini della loro voce e li trasforma in mere comparse elettorali, quasi sempre gestibili con la paura, la menzogna, il disorientamento o la repressione sul campo e quella di ambito giudiziario: gli interrogativi si fanno dunque più complessi e le prospettive più buie, ma in ogni caso le risposte non possono evitare di rifarsi a criteri universali e non scelti di volta in volta a seconda di come gira. Non si può considerare una lesione della libertà e un segno di dittatura il fermo di qualche ora di un cialtrone a pagamento sceso in piazza a Mosca senza autorizzazione e invece assolutamente legittime e democratiche le manganallete, gli arresti e i processi per fattispecie assurde come il terrorismo contro i no Tav in Italia.

Ho fatto questo esempio perché, come dire, è alla portata di tutte le tasche, evidente persino ai più distratti, quasi accecante nella sua semplicità. Eppure sembra che nessuno se ne accorga e non per un deficit di intelligenza, ma per un deficit sociale: l’isolamento come individui ci rende facile preda di umori e pregiudizi, incapaci di ricollegare gli eventi in una realtà  coerente e dunque ci fa inermi di fronte alle più evidenti manipolazioni e deformazioni, ci lascia senza bussola e senza difese, cosi da poter assentire a tutto e al contrario di tutto. E alla fine dover sopportare proprio tutto.

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8 responses to “Brasile e Venezuela due pesi e due misure

  • Anonimo

    Per quanto riguarda il Venezuela non è una questione di tendenze politiche e che non sta rispettando la costituzione e voluta da Chavez. No si è sottoposto a un referendum al quale Chavez si è sottoposto non ha voluto le elezioni e di govenatori e sindaci,ha esautorato il parlamento a maggioranza contro il governo,l’opposizione ha ricevuto più di quattordici milioni di voti rappresentando la maggioranza di tre quarti della popolazione e poi fondamentalmente non c’è fa mangiare medicine acqua potabile tutte le volte che esci rischi la vita dovuto alla delinquenza non si può vivere almeno a Cuba tigarantiscono la sicurezza personale. Che sia si destra o sinistra l’
    inportante e che ci sia benessere cosa che è dimenticata in Venezuela

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  • Anonimo

    anche Hitler è stato eletto a maggioranza ………………

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    • Anonimo

      Hitler è stato eletto moolto probabilmente con leggi elettorali “maggioritarie” ed in un contesto di di violenze “sociali”.

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  • learco

    “Metto in fila, senza un ordine particolare, i focolai di guerra o destabilizzazione in atto a tutt’oggi: Siria, Iraq, Libia, Yemen, Mali, Filippine, Corea del Nord, Venezuela, Afghanistan, Brasile e sicuramente ne sto scordando qualcuno. Sedici anni di “guerra preventiva” ed “esportazione della democrazia” hanno portato a questo: siamo più sicuri o insicuri? E poi, cosa unisce tutta questa messe di guerre sparse, la famosa Terza Guerra Mondiale a pezzi di cui parla Papa Francesco? Il denaro, inteso come sistema finanziario che necessita di destabilizzazioni per stare in piedi attraverso mosse emergenziali.”

    http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2017/5/26/SPY-FINANZA-Le-manovre-delle-banche-centrali-che-contano-piu-del-G7/765850/

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  • dani2005dani

    Concordo. Ho la nausea dei mainstream media, carta, web, tv e radio. Anche radio tre è oramai facente parte del coro atlantista, un paggetto, senza voce.
    I giornalisti non indagano, leggono veline, con voce atona.
    Snowden, Assange e Manning che invece indagano come dovrebbero fare i giornalisti, sono a loro volta indagati, reclusi e ricercati.

    Qualche mattina fa ho sentito citare da radio tre l’ultimo regime, in ordine di tempo. Il “regime” Maduro, dopo il “regime” di Putin e il “regime” di Assad.
    Tutte e tre eletti democraticamente, né più né meno dei nostri governanti occidentali e atlantici che, se non dovessero comportarsi bene, arriverebbero, come è successo in egitto, in Ucraina, in Venezuela, in Siria e perfino in Bulgaria, le rivoluzioni colorate, pagate da personaggi come Soros. E dopo di che, anche i nostri governi diventerebbero “regimi”.

    Infine si è visto con Marine Le Pen, che spesso, la nomina di futuro “regime”, è ancora prima di essere eletti.

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    • Anonimo

      “Tutte e tre eletti democraticamente, né più né meno dei nostri governanti occidentali e atlantici ”

      in itaGlia sono stati letti con legge lettorale PORCATA, ILLEGITTIMA POICHÈ POCO DEMOCRATICA-RAPPRESENTATIVA O ANTI DEMOCRATICA.

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      • Anonimo

        gli americani a tal proposito, in tema di democrazia, avrebbero probabilmente detto:

        no taxation without representation.

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