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Con la Sapienza di poi

1-lamaSono rimasto piuttosto sorpreso che sia stata ricordata a quarant’anni di distanza la cacciata di Lama dalla Sapienza da cui prese origine il cosiddetto movimento del ’77. Piacevolmente sorpreso da un lato perché pur nella giungla di ideologismi e modewrnismi tra le quali l’informazione si aggira come un predatore, ci sia ancora spazio per queste rimembranze di quando ancora esisteva la storia. Spiacevolmente sorpreso perché a tanti anni di distanza  sembra che ancora si abbia reticenza a parlare chiaro, per cui tutto l’effimero dibattito viene condotto con mirabile pressapochismo, evitando di porre domande e a maggior ragione di offrire risposte sensate. Si dice che quel 17 febbraio del 77 si consumò in maniera irreparabile il divorzio tra la sinistra movimentista e il Pci, compresi i suoi apparati di riferimento, ma se ne ignorano moventi, idee, circostanze, conseguenze, se si prescinde dall’aura di salvifica premonizione neoliberista che i chierici della notizia ci elargiscono.

Il problema è però che questo divorzio non solo era nell’aria, era palese e già da qualche anno, quindi non si capisce cosa abbia indotto il leader della Cgil ad entrare nella gabbia del leone, ossia alla Sapienza occupata dagli studenti, per giunta con la tracotanza di un servizio d’ordine formato da un migliaio di persone. La contestazione, la rottura se non la vera e propria fuga era assicurata mentre la possibilità di ricondurre sul sentieri di Botteghe oscure indiani metropolitani, femministe o Autonomia operaia era pressoché nulla. Dunque a quale scopo si mosse Lama? A quel che se ne sa oggi su suggerimento e insistente spinta di Amendola e di Napolitano, via Chiaromonte non sufficientemente contrastata da Berlinguer che covava il compromesso storico, i quali non vedevano l’orra di ottenere una clamorosa rottura che facesse da viatico alla svolta dell’Eur, ossia alla richiesta di sacrifici ai lavoratori, primo passo di un cammino che ci ha portato fino ad oggi. Berlinguer si pentì quasi subito dello spazio dato ai miglioristi e alle loro manovre per normalizzare completamente il Pci e attaccare il rapporto con i “movimenti” che a loro giudizio impediva le “unità nazionali” (vedi ancora oggi partiti della nazione)  supportando il settarismo e – parole di Amendola su Rinascita – faceva sì che il sindacati finissero ” per giustificare i nuovi atti di teppismo e di violenza nelle fabbriche”.

Insomma si trattava di una trappola o se si vuole di un’autotrappola la quale  prende le mosse dalla riforma universitaria del ministro Malfatti che abolisce i piani di studio, passa per l’occupazione dell’università dopo il ferimento da parte dei fascisti dello studente Guido Bellachioma, la comparsa sulla scena di un’invenzione di Cossiga, ovvero poliziotti in borghese che tirano fuori le pistole e sparano (colpendo anche vigili urbani) e si concretizza infine attraverso le surreali trattative coordinate di fatto dal migliorista  Chiaromonte per una manifestazione alla quale avrebbe dovuto partecipare un oratore del Pci e un rappresentante degli studenti. Dapprima si pensò a Ingrao che rifiutò, poi ad Occhetto che non ne voleva proprio sapere e infine si pensò a Lama che invece accettò. Così il capo della Cgil, non sappiamo se consapevole del rischio o magari convinto che tutto fosse stato concordato, si presentò alla Sapienza con un apparato di sicurezza straordinario subito impegnato a cancellate le scritte, amplificatori da mille watt, centinaia di bandiere il tutto trasportato come unico segno profetico a bordo di un camioncino Chrysler Dodge.

Il Pci ottenne con questo tipo di pedaggio, una sorta di semi apertura al governo del Paese peraltro ben presto circoscritta e resa effimera dal rapimento Moro che come oggi sappiamo vide le Br nella veste di manovalanza perché l’ input arrivava da oltre Atlantico nell’ambito di  una “manipolazione strategica al fine di stabilizzare la situazione dell’Italia”.  Input che rendeva necessaria anche l’uccisione dello statista, esito per il quale i servizi americani lavorarono duramente, anche per convincere Cossiga (qui qualche traccia di tutto questo). In fondo scopriamo che dopotutto la commemorazione non è del tutto paradossale perché è proprio in quel momento nasce il declino italiano e fa le prove d’orchestra l’Italiaccia che ci troviamo oggi, è allora che cominciano l’ascesa le seconde e terze file afferenti di quegli anni portando in dote un vuoto pneumatico di preparazione e idee politiche. Ma mettendo gli istinti stalinisti al servizio dei ricchi.

 

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3 responses to “Con la Sapienza di poi

  • aula bianca

    E Mariano suonava il pianoforte portato dal bar in strada in via Zamboni a Bologna durante le cariche della polizia poco più in giù in Piazza Verdi…
    Lama provocatore consapevole a La Sapienza. Il PCI voleva lo scontro e il non-dialogo col Movimento, dire che sono dei volenti, dei non-pensanti che porterà alla estremizzazione di tanti fa un lato e al Partito che si fa Stato dall’ altro che farà le riforme antioperaie.
    Poi, dopo il marzo ’77 si arriverà a Giorgiana Masi di maggio.

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    • jorge

      il pci distrusse la spinta di classe degli anni 70, politicamente con l’austerità la svolta Eur, e giudiziariamente con i gludici pci che colpivano chiunque fosse a sinistra di tale partito

      Sicché, gli elementi più arretrati si fecero irretire dal Pci, quelli avanzati arrivarono alle mani con i primi proprio nelle fabbriche

      Una volta svolto il ruolo di gendarme del capitale, il Pci non ando al governo come pensava, ma fu buttato fuori da questo stesso.

      Per ritrovare potere contrattuale il Pci spinse per la occupazione di Mirafiori da parte degli operai, ma ormai per sua colpa, a livello generale gli arretrati si erano passivizzati e gli avanzati erano stati criminalizzati ed intimiditi

      Quindi, la Fiat potè organizzare la famosa marcia dei 40.000 capi e capetti, che mise fine ad un decennio di lotte operaia e non solo. Se il Pci non avesse distrutto il retroterra che tra l’altro gli aveva fatto guadagnare circa il 10% in termini elettorali, al posto della marcia dei 40.000 si sarebbe avuta la marcia dei 300.000 sostenitori della lotta operaia, come a Roma poco tempo prima ed ad essere sconfitto sarebbe stato il padronato ( forse li a Roma mori Giorgiana Masi ?)

      Il Pci, in pratica svolse in Italia, il ruolo che in francia aveva svolto De Gaullie rispetto al maggio francese. Se invece in Italia Il Capitale dovette ricorrere al Pci per riprendere in mano la situazione, si può ben capire come questa fosse esplosivissima.
      ———————————–
      In fondo il Pci cercava l’alleanza con la “parte buona” del Capitale, quella produttiva e keynesiana di contro a quella che allora si diceva “monopolistica”

      Perchè in italia, i monopoli per ragioni storiche erano cresciuti troppo presto impedendo lo sviluppo “intensivo” di tutti i territori italiani (in genere il laburismo va d’accordo proprio colle grosse concentrazioni capitalistiche)

      Ma il Capitale finge di essere diviso, la parte che vince grazie all’appoggio dei non capitalisti, poi si ricompatta con i capitalisti perdenti, ed insieme danno il benservito ai non capitalisti riformisti (allora al Pci)

      Riportando l’analisi all’oggi, chi ragiona come il Pci degli anni 70, crede oggi di doversi alleare col Buon Capitalismo Produttivo e leggermente Keynesiano ( BCP-LK). Questa volta, non contro il capitalismo montare una perdita di Egemonia del Capitale nel suo insieme, una sua parte piu rivolta alla produzione, dovesse allearsi con i non capitalisti di oggi ( in fondo, la mission di Trump) ,

      Allora, una volta entrati in una fase di protezionismi utili alla produzione grazie all’appoggio dei non capitalisti, la parte capitalistica più rivolta alla produzione si ricompatterebbe con quella maggiormente finanziaria cacciando via a pedate i non capitalisti dalla gestione delle cose. Oggi come allora. Ci rifletta il Simplicissimus, perchè aiutare il Capitale a ridisegnarsi nel senso di Trump, così come allora fu il il Pci ad aiutarlo a ridisegnarsi in senso “neoliberista” ?

      Neoliberismo,e Protezionismo, Produzione e Finanza, sono divisioni artate e fatte per ingannare, il capitalismo è sempre uno stabile dosaggio di questi elementi, ed oggi bisogna superarlo in blocco prima che con i suoi inganni ci faccia collaborare allasua marcia verso la distruzione dell’umanità

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      • jorge

        La versione già postata di sotto salta delle parole — Chi vuole Rilegga

        Il Pci distrusse la spinta di classe degli anni 70, politicamente con l’austerità la svolta Eur, e giudiziariamente con i gludici pci che colpivano chiunque fosse a sinistra di tale partito

        Sicché, gli elementi più arretrati si fecero irretire dal Pci, quelli avanzati arrivarono alle mani con i primi proprio dentro le maggiori fabbriche
        Una volta svolto il ruolo di gendarme del capitale, il Pci non andç al governo come pensava, ma fu buttato fuori da questo stesso.

        Per ritrovare potere contrattuale il Pci spinse per la occupazione di Mirafiori da parte degli operai, ma ormai per sua colpa, a livello generale gli arretrati si erano passivizzati e gli avanzati erano stati criminalizzati ed intimiditi

        Quindi, la Fiat potè organizzare la famosa marcia dei 40.000 capi e capetti, che mise fine ad un decennio di lotte operaia e non solo. Se il Pci non avesse distrutto il retroterra che tra l’altro gli aveva fatto guadagnare circa il 10% in termini elettorali, al posto della marcia dei 40.000 si sarebbe avuta la marcia dei 300.000 sostenitori della lotta operaia, come a Roma poco tempo prima ed ad essere sconfitto sarebbe stato il padronato ( forse li a Roma mori Giorgiana Masi ?)

        Il Pci, in pratica svolse in Italia, il ruolo che in francia aveva svolto De Gaullie rispetto al maggio francese. Se invece in Italia Il Capitale dovette ricorrere al Pci per riprendere in mano la situazione, si può ben capire come questa fosse esplosivissima.
        ———————————–
        In fondo il Pci cercava l’alleanza con la “parte buona” del Capitale, quella produttiva e keynesiana di contro a quella che allora si diceva “monopolistica”
        Perchè in italia, i monopoli per ragioni storiche erano cresciuti troppo presto impedendo lo sviluppo “intensivo” di tutti i territori italiani (in genere il laburismo va d’accordo proprio colle grosse concentrazioni capitalistiche)

        Ma il Capitale finge di essere diviso, la parte che vince grazie all’appoggio dei non capitalisti, poi si ricompatta con i capitalisti perdenti, ed insieme danno il benservito ai non capitalisti riformisti (allora al Pci)
        Riportando l’analisi all’oggi, chi ragiona come il Pci degli anni 70, crede oggi di doversi alleare col Buon Capitalismo Produttivo e leggermente Keynesiano ( BCP-LK). Questa volta, non contro il capitalismo monopolistico, ma contro quello finanziarizzato.

        Se per evitare una perdita di Egemonia del Capitale nel suo insieme, la sua parte più rivolta alla produzione, dovesse allearsi con i non capitalisti di oggi ( in fondo, la mission di Trump e questa) ,
        Allora, una volta entrati nella fase di protezionismi utili alla produzione, e grazie all’appoggio dei non capitalisti, la parte capitalistica più rivolta alla produzione si ricompatterebbe con quella maggiormente finanziaria cacciando via a pedate i non capitalisti dalla gestione delle cose. Oggi come allora.

        Ci rifletta il Simplicissimus, perchè aiutare il Capitale a ridisegnarsi nel senso di Trump, così come allora fu il il Pci ad aiutarlo a ridisegnarsi in senso “neoliberista” ?

        Neoliberismo,e Protezionismo, Produzione e Finanza, sono divisioni artate e fatte per ingannare, il capitalismo è sempre uno stabile dosaggio di questi elementi, ed oggi bisogna superarlo in blocco prima che con i suoi inganni ci faccia collaborare allasua marcia verso la distruzione dell’umanità

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