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La crisi dei pensierounisti comincia dalla Nato

wagenknechtSi può capire benissimo come una sinistra ridotta a fare solo crossdressing rispetto alla destra con le pezze del politicamente corretto, continui nello sterile esercizio di demonizzare Trump, non rendendosi conto che la sua elezione costituisce un cambiamento che va ben oltre la personalità e o le idee dell’uomo in sé, del tycoon conservatore, qualcosa che andrebbe analizzato, compreso e sfruttato se solo lo si volesse fare, se solo si volesse usare lo spazio che si è aperto dentro una situazione in cui il vero nuovo è il declino del vecchio. Sta di fatto che a pochi giorni dal suo insediamento ci sono segnali inequivocabili di progressiva liberazione dai paradigmi quarantennali che hanno quasi distrutto la democrazia. Uno di questi segnali viene dagli Usa dove Bernie Sanders, il candidato della sinistra fatto fuori dalla Clinton con ignobili trucchetti che si è tentato di nascondere dietro il paravento della campagna anti Russia, ha conquisto un’ampia maggioranza di delegati nel partito democratico della California, nell’ambito di un programma volto a trasformare radicalmente il volto dei democratici americani. E non è cosa da poco visto che la California è lo stato più abitato degli Usa ed è anche l’unico che ha dato ad Hillary Clinton quella prevalenza nel voto popolare che tanto viene citata. Dunque la vittoria di Sanders, nonostante la massiccia mobilitazione degli obamiani, costituisce  un forte segnale  che con tutta probabilità verrà ribadito anche in altri stati chiave e contribuirà a spezzare il bipartitismo obbligato e politicamente privo di senso che ha congelato nell’imperialismo più sfacciato e ipocrita tutta la politica americana.

Ma c’è di più, uno dei leader più in vista della Linke tedesca, Sahra Wagenknecht non si è fatta scappare l’occasione di dire che la Nato è “un’organizzazione anacronistica, che dovrebbe essere sciolta e sostituita da un sistema di sicurezza collettiva che comprenda anche la Russia”. Non è certo la stessa cosa che dice Trump, ma insomma la soffocante cappa di pensiero unico si va sfaldando persino in un’Europa che tramite il suo parlamento da paghi 2 e prendi 3 ha decretato l’oscuramento dei media russi o vicini a Mosca contro ogni principio di libertà di espressione e di stampa che vuole pretendere di insegnare agli altri. Si tratta comunque di un’affermazione che non si era mai sentita in Germania da parte di un membro del Parlamento per di più sorvegliato per anni dai servizi segreti della Nato stessa, fin dal lontano ’56, anno nel quale la Corte costituzionale mise al bando il partito comunista, cosa che invece, significativamente, non è  accaduta con i neonazisti il 19 gennaio scorso con la stravagante motivazione che “perseguono obiettivi anticostituzionali, ma non ci sono elementi concreti tali da suggerire che l’azione del partito possa avere successo”.

 

 

 

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11 responses to “La crisi dei pensierounisti comincia dalla Nato

  • jorge

    Purtroppo, la politica keynesiana del new deal ha insegnato non poche cose.

    In usa aveva prodotto effetti significativi (mica tanto). Negli states pensavano fosse giunto il momento di diminuire la spesa. Appunto per rientrare dal debito (spendere in maniera anticiclica e rientrare quando va bene, come da post 2)

    Neanche il tempo di provare a diminuire la spesa, che l´economia cadde di nuovo in recessione (non molto prima della 2 guerra mondiale).
    Quindi, rientrare al momento delle vacche grasse non era fattibile

    Ancora, la germania della meta anni 70 (helmut schmidt), era al solito l unico paese senza un debito pubblico fuori controllo, ed era ancora la epoca delle economie semichiuse.
    Furono fatte consistenti spese keynesiane, i tedeschi pensavano di poterselo permettere, ma la stagflazione arrivo subito, e le politiche in causa furono dismesse.
    Ormai, giä nei 70, le aziende erano cosi concentrate da essere gia ologopolistiche, quindi il fenomeno stagflazione arrivava immediatamente, figurarsi adesso

    Comunque, e imprtante l´esempio americano. Negli states il new deal keynesiano falli, nonostante il tentativo di rientro dal deficit al momento delle vacche grasse, anzi proprio per questo.
    La crisi ( che era iniziata nel 1929), fini davvero, e di li a poco,unicamente per lo scoppio della seconda guerra mondiale e la economia di guerra. A guerra finita, il benessere continuo poiche c`era da ricostruire le immani distruzioni.
    Finito a fine anni 60 l´effetto della ricostruzione postbellica, poi ecco di nuovo la crisi

    Ergo, le politiche keynesiane non reggono, ma sono state usate dalla classe dirigente usa per nascondere che gli anni del benessere vero, leggermente prima della guerra e poi nel dopopguerra, erano dovuti alla unicamente allo scoppio della seconda guerra mondiale

    Con l apparenza mistificatrice delle politiche keynesiane, si e coperto il boom economico dovuto proprioamente allo scoppio della seconda guerra mondiale.
    Una strategia con cui le elites anche in futuro tenteranno dim imbrogliarci, appena falliscono le strategie attuali, sta a noi non caderci.

    Comunque, grazie a Learco, forse non saremo in accordo su tutto, ma e un vero piacere discutere con chi parla con cognizione reale di causa, e da quindi la possibilita di farlo anche agli altri.
    La cosa stimola ed e utile a tutti (e su questo blog non e un un pregio solo di learco, invero). Altro che ripetizione immotivata di formule e complotti, ciö che oggi a larga scala prevale

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    • jorge

      E’ interessante notare che il capitalismo e sempre in uno stato di crisi, anche se questa oggi è terminale
      Solo la guerra tira fuori il capitalismo dalla crisi, finchè durano gli effetti della guerra
      Infatti, la crisi, come malessere o miseria delle popolazioni, è durata ininterrottamente dalla fine della prima guerra mondiale ad oggi.
      Tranne che negli anni grossi modo 1940-1970, ovvero un trentennio su più di un secolo
      Un trentennio di benessere dovuto alla 2 guerra mondiale, alle spese preparatorie ed alle spese della ricostruzione. Ma la mistificazione ha presentato questi trenta anni di benessere come dovuti alle politiche keynesiane che invece di per se sono state un fallimento

      Ovviamente sto parlando della situazione a scala mondiale, come una media, i singoli paesi possono divergere in una certa misura. Ma ovunque, gli anni del benessere vero perchè crescente, sono stati quelli della spesa bellica e della ricostruzione. Presentati, per ideologia come “golden age” keynesiani

      Diceva un grande pensatore, “la filosofia è come la nottola di Minerva, viene sempre sul far della sera” Ovvero, solo oggi, al momento della morte del capitalismo, si può capire ciò che esso è stato veramante

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  • jorge

    Interessante l` articolo di learco. Non sempre si collega Keynes al protezionismo
    Il punto perö e che le politiche keynesiane sono state svolte per i decenni successivi alla seconda guerra mondiale, ed alla lunga hanno mostrato il loro fallimento. Questo si legge nella storia di tali decenni, ovviamente non nelle opere di Keynes che sono precedenti

    Le politiche keynesiane sono state implementate negli stati uniti, in europa e non solo.

    A quella epoca, le economie nazionali erano semichiuse, ed in breve, secondo la teoria di Keynes il deficit spending sarebbe rientrato a causa della crescita economica conseguente e della tassazione relativa.

    Invece la realtä ha dimostrato che i deficit pubblici non rientravano affatto, e che anzi in loro presenza nasceva un fenomeno misterioso, la stagflazione. Ovvero sia l´inflazione e la stagnazione insieme. Un fenomeno del tutto nuovo ed in apparenza contraddittorio, che fu battezzato appunto con il nome di stagflazione.

    Il neoliberismo si e imposto a partire da questo fallimento, ed in conseguenza della stagflazione.
    Ovvero, compresenza di inflazione che erodeva i redditi (negli anni 70 era altissima in tutto l´occidente),
    E di stagnazione, che portava la disoccupazione a livelli altissimi (ovunque elevatissima. in italia il picco massimo e quello del 1977)

    Ma come puo esistere realmente la stagflazione? Essa e` una cosa contraddittoria, poiche l´inflazione é tipica delle economie in rapida crescita, e non si sposa con la stagnazione che normalmente porta con se la deflazione (come oggi)
    Nessuno riusciva a spiegare come potese convivere la stagnazione (disoccupazione e nessuno compra) con la crescita dei prezzi

    L unica spiegazione possibile era che la spesa pubblica keynesiana creasse nel tempo un eccesso di domanda,
    E che questa determinasse da un lato, la formazione di monopoli. Questi non avevano bisogno di investire, poteva quindi sopraggiungere la stagnazione.
    E che inoltre dall áltro lato, lo stesso eccesso di domanda generasse in effetti la inflazione Fu cosi che si spiego il mistero della stagflazione

    Apparve ovvio eliminare il dficit spending per impedire l´eccesso di domanda fittizia, foriera di monopolio ed inflazione
    Sicche` finita la domanda fittizia, le imprese sarebbero state costrette a competere ed investire generando crescita, cioe occupazione e domanda sana.
    Ecco quindi il recupero di una inflazione bassa e di crescita piu occupazione, il contrario della stagflazione

    Fu da quesro che nacquero le politiche neoliberiste, rivolte a evitare e risanare i deficit pubblici. Si trattava di provvedimenti neoliberisti in assenza dei quali la situazione sarebbe stata comunque insostenibile
    Oggi assistiamo al fallimento dello stesso neoliberismo, ma cio non toglie che il keynesismo sia fallito sbattendo in faccia alla stagflazione, per cui la via di uscita e da ricercare oltre il capitalismo.

    Una ultima osservazione. Se si ragiona in tetrmini di complotto, si pensa poi che si possa tornare alle politiche keynesiane e riportare il mondo al suo splendore ( basta sconfiggere i cattivoni complottatori)
    Se si analizza la realtä, si vede che il Keinesismo e fallito gia, e oggi ci riporterebbe alle crisi degli anni 70, che non erano meno gravi di quella di oggi

    Per quanto riguarda gli economisti accademici, e chiaro che non vogliano guerdare queste realta, si candidano a fare i consiglieri del principe per una impossibile fioritura keynesiana, e si tratta di opportunisti che vogliono arricchirsi a nostre spese facendo i consulenti a governi in linea con le loro teorie.( Bagnai, e tanti altri anche alléstero)

    Ma uno come il Simplicissimus, che parla moralisticamente di ritorno a Keynes senza neanche porsi il problema di cose come quelle che dico in questo post, e che sono note agli osservatori indipendenti, come lo si vuole interpretare?

    Le elites economico politiche (Larry Summers, ministro del tesoro americano ed accademico) dicono apertamente che siamo alla nuova normalita o stagnazione secolare. Lui dice apertamente che il capitalismo deve vivere di tassi di crescvita vicini allo zero sperando che qualche cosa arrivi pure ai popoli che altrimenti potrebbero ribellarsi. Queste brutte verita circa il capitalismo, le elites le conosccono, ed ogni tanto qualcosa trapele, ma a noi ci ingannano facendoci illudere che la soluzione sara il keinesismo e poi questo o quello. Noi perdiamo tempo e loro possono continuare a spolparci.

    Il vero complotto sono le false opzioni che ci danno per non farci guardare la realta vera e per non farci ribellare.

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  • Anonimo

    in tema di sicurezza territoriale della nazione, abbiamo molte più affinità con l’europea Russia che non con i “transatlantici” USA ( che possono permettersi il lusso di andare magari assime al UK e alla Francia, a bombardare la Libia per poi scaricarne gli “effetti collaterali ” su di noi)…i nostri attuali alleati ci fanno sempre qualche bel servizio (da non scordare la jugoslavia…) nei pressi dei NOSTRI CONFINI NAZIONALI, naturalmente per la nostra sicurezza.

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  • Roberto Casiraghi

    “la Nato è un’organizzazione anacronistica, che dovrebbe essere sciolta e sostituita da un sistema di sicurezza collettiva che comprenda anche la Russia”

    A me sembra che anche questa visione della Wagenknecht sia anacronistica. Infatti se la Russia deve far parte di questo sistema di sicurezza collettiva, perché la Cina (che fabbrica il 90% delle cose che abbiamo nelle nostre case) deve esserne esclusa? Che pericolo rappresenta per noi visto che senza di noi non sarebbe nulla? E tutte le altre nazioni, che pericolo comportano per noi? Se non sbaglio, con i loro bassissimi salari contribuiscono solo a darci la possibilità di continuare a vivere meglio di loro. Ancora una volta i pretesi riformatori hanno le idee ancora meno chiare di coloro che essi vorrebbero sostituire.
    Chi volesse avere una visione non anacronistica della sicurezza dovrebbe arrivare alla conclusione che non esiste nulla che ci minacci se non gli stati stessi in cui viviamo che, affondando le loro radici nel deep state globale dove le industrie belliche e i servizi segreti si danno una ecumenica mano e si fanno grasse risate a spese dei rispettivi cittadini, provvedono ognuno per la propria quota percentuale a creare insicurezza come elemento causale del successivo business della sicurezza ma anche per manipolare, sotto l’effetto della paura, l’opinione pubblica arrivando a spingerla esattamente dove essi vogliono, guerre comprese. Noto anche un parallelo con il mondo della moneta: come esiste la fiat money, ossia i soldi inventati dal nulla, così esiste anche la fiat insecurity, ossia i pericoli inventati dal nulla. Sembra proprio che il regime globale non riesca più a sorreggersi se non iniettando di continuo nel corpo sociale dell’umanità massicce dosi di irrealtà. Panem et circenses non bastano più, il grande collante ora si chiama paura e caos.

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