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Ferragosto verità non ti conosco

casalborsetti-gita-mareI giorni del ferragosto sono come la festa delle streghe a San Giovanni o come il giorno dei morti che ormai chiamiamo Hallowin perché ci piace qualsiasi paccottiglia, le perline iridescenti e gli specchietti che ci dona buana Hollywood. Ma nei giorni di Ferragosto non ci sono zucche e scherzetti, c’è semplicemente un gigantesco vuoto dove la narrazione si slega da quelle forme di recitazione che la rendono in qualche modo plausibile, dal trucco e vaga completamente nuda, mostrandosi per quella che è. O forse sono io che raramente accedo all’informazione radiofonica e non mi ero accorto del livello di assoluto degrado, magari reso ancora più evidente dalla cessione del sistema ai sostituti estivi. Ma insomma ho appreso che con la cosiddetta liberazione di Misurata nella quale la città è stata strappata ai jiahdisti dell’Isis (peraltro andati via alla spicciolata da settimane) dai jaidisti dell’esercito di Misurata, già illustratosi in una una eroica azione da tagliagole con le tribù dell’interno, tutto è straordinariamente cambiato e persino un migliaio di donne si è strappata il velo giubilando. Insomma le stesse palle dell’Afganistan 15 anni dopo per coprire ciò che  non è altro che una guerra di conquista con truppe segrete e governi fantoccio, nella quale nulla cambia nelle condizione delle persone e tanto meno nella cultura che anzi di fronte alle invasioni e alle imposizioni diventa più chiusa.

Questa civiltà sartoriale che avanza, secoli e millenni di storia che non insegnano nulla, equivoci dozzinali nati oltre atlantico, insensate traslazioni di significati immessi nel canale delle bugie a favore di vento,  mostrano il punto al quale siamo arrivati. Per non parlare della citazione di De Niro contro Trump per sostenere che molti americani stanno aprendo gli occhi, naturalmente senza spiegare minimamente il perché e il per come , si tratta solo di una formula rituale, di abracadabra ( vedi nota) e insomma una meravigliosa gara olimpica tra stupidità, ignoranza  e servilismo, una staffetta nella quale il podio tocca a tutti i concorrenti. Quello che viene deformato con l’orpello e il princisbecco dell’analisi, con predicazione di esperti sedicenti e di clientes di lusso nel giorni del vuoto viene restituito nella purezza della sua inconsistenza. La feria ferragostana è forse un’occasione imperdibile per comprendere il clima malsano nel quale viviamo e dove si ha sempre l’impressione che non venga mai sfiorato l’essenziale, che il cielo sia pieno di ballon d’essai e che tutto cresca sul terreno di presupposti inconfessabili oppure presenti come miraggio residuale e inconoscibile di necessità comunicative, modalità, schemi prefabbricati e pregiudizi: tipica l’inersione causale di attribuire le guerre al terrorismo quando sono queste ultime a creare il fenomeno. Tutto si sostanzia infine nell’appannare e sterilizzare un’analisi delle società occidentali: per questo ho cercato invano tra il chiacchiericcio senza sosta qualche accenno alla stagnazione economica italiana  che a rigore doverebbe essere quella che più interessa, ma quella no, scomparsa perché non fa parte del trompe l’oeil della realtà assieme alle sue ragioni reali. Meglio che la gente abbia paura e che si distragga con i giochini più stupidi:  ecco mille persone che hanno bruciato o loro telefonini e distrutto le loro collezioni di pokemon acchiappati per strada sarebbe una possibile contro propaganda da parte di altri, una relativizzazione efficace per capire la palude nella quale siamo.

Però bisogna dire che la tecnocrazia come vuoto della politica, è espressa magnificamente dal vuoto ferragostano che ne costituisce il correlato oggettivo, la nuda verità della menzogna.

Nota Riguardo a Trump, alla Clinton e all’aprire gli occhi devo segnalare a malincuore, perché il personaggio non è affatto nelle mie corde un intervento molto valido di Slavoj Žižek che potete leggere  qui nella sua versione originale  e qui  nella traduzione italiana

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