Anna Lombroso per il Simplicissimus

Oggi penserete che questo blog sia un po’ noioso: avete ragione anche voi, mica tutti i giorni ci deliziano con intercettazioni piccanti, con dialoghi tra un Monnezza e un Bombolo, con lo streaming di Rome Vice. Tocca accontentarsi di altro tipo di corruzione, meno cinematografica e appassionante, quella della verità manomessa a scopo di lucro, a tutela di privilegi e rendite inviolabili, a garanzia di posizioni, benefit, vitalizi irrinunciabili, tramite interviste sfrontate, difese spudorate, garantismi simulati dentro a un gioco di ruolo nel quale i cittadini sono condannati a perdere sempre.

Così possiamo distrarci con un  caso di studio di questa specie di corruzione, il cui teatro è lontano  dalla Capitale, e ciononostante a  immagine e somiglianza in tutte le latitudini dell’eterno abuso a vantaggio di pochi detentori di potere e ricchezza a discapito di tanti, arrabbiati,  letargici, indifferenti, contagiati, beneficati, afflitti.

Alcuni quotidiani, di quelli dotati di opulente e  tediate redazioni a Bruxelles e nelle altre sedi del comando europeo, sazie di ostriche e comunicati stampa sulle galline ovaiole o anomale curve delle banane, annichilite dalle veline di  Euronews, finanziato con 5 milioni anche nostri come dalle news release del  canale dell’Europarlamento, una specie di sonnolento televideo (valore 10 milioni), sono passati ad una più avvincente denuncia, non del rigorismo, per carità, non delle nefandezze dei burosauri addetti alla manutenzione della grande “espressione geografica”,  non della persecuzione condotta contro la Grecia, nemmeno per sogno, non della vistosa a programmata abiura di responsabilità nei confronti dell’immigrazione, men che meno degli emolumenti sfacciati di commissari, personale e parlamentari, che –  fu la candida Serracchiani a rivelarcelo – a loro insaputa ricevono prebende e remunerazioni così complicate e, ammettiamolo, volgari, da non permetterne rintracciabilità, controllo e rendicontazione.

No, la riprovazione, indiscutibilmente legittima, intendiamoci, riguarda quella che pare essere l’unica attività svolta dai nostri deputati, una volta scoperta l’amara e umiliante verità di contare meno del due di picche e quasi quasi meno dei colleghi nazionali, chiamati almeno alla registrazione del volere   dell’esecutivo, una volta appreso che la soporifera missione non produce popolarità, una volta saputo che per non essere dimenticati bisogna brillare per dinamico assenteismo là e presenzialismo qua, come dimostrano vecchi e nuovi leader che considerano l’incarico di rappresentanza  una comoda sine cura, puntuale e vantaggiosa, che consente performance in tutte le piazze, comparsate in tutte le tv, giri di propaganda in tutti i paeselli e in tutte le contrade, che tanto nessuno gli chiede conto del loro mandato nelle remote sedi di comando dell’impero, considerato non  a torto una carica onorifica di nessuna influenza.

E infatti le notizie, ben documentate, riguardano l’instancabile produzione e riproduzione di interrogazioni sui più disparati e irrilevanti argomenti, dalla valorizzazione dell’ippoterapia alla colpevole sottovalutazione delle scie chimiche, dal sostegno improbabile alle start up cipriote all’opportunità di monitorare le prestazioni di zoo bielorussi, con una inevitabile predilezione per motivate e circostanziate “notifiche” di accadimenti che abbiano avuto come teatro il loro collegio elettorale, se non il paesello d’origine, ovviamente di competenza dell’ente locale o al massimo della regione, confezionate, trasmesse tramite assistenti e uffici stampa selezionati nell’eterno precariato dei portaborse, poi doverosamente riprese dalle gazzette locali nella rubrica Brevi di cronaca.

Il fatto è che la macchina celibe che ripete in un moto perpetuo documenti ininfluenti, mozioni insignificanti, interrogazioni trascurabili riguardanti lontane province trascurate, rimosse, penalizzate, costa: ogni gesto autoreferenziale, ogni esternazione propagandistica che gli europarlamentari  fabbricano con costanza e assiduità  costa 1500 euro per spese di registrazione e traduzione, in modo che possa essere propalata in tutte le lingue ufficiali con la medesima inefficacia. Come è normale che sia, perché se l’imperialismo finanziario che ha fatto dell’Ue una delle sue filiali più fedeli e solerti, ha mosso una guerra contro rappresentanze, sovranità di stati e popoli, diritti e democrazie, non potevano certamente essere indenni i parlamenti, quello europeo in primo piano, condannato a liturgie di ratifica notarile, ripiegato in una condizione di subalternità nei confronti di una elite solo apparentemente tecnica, solo apparentemente legittimata dalla competenza, in realtà tremendamente ideologica, autoritaria, repressiva tanto da incutere soggezione e timore attraverso la detenzione gelosa delle informazione e l’esercizio  di una semantica barocca e criptica, all’alimentazione del mito del Moloch feroce e lontano che spiega la perdita di senso della realtà e perfino la consapevolezza di sé, della sua condizione di area monetaria, che ha rinunciato a ogni identità politica, salvo quella di feudo ubbidiente e sottomesso ad un impero vacillante ma ancora affetto da una hybris demoniaca.