titreCome volevasi dimostrare: il blitz leghista in Lombardia contro le moschee, ma soprattutto contro la libertà di culto, avvilisce ancora una volta la costituzione e in definitiva limita la libertà delle persone, in questo caso quella di culto. Che questo avvenga sull’onda dell’indignazione per il Charlie Hebdo e dunque in nome della libertà d’espressione non è solo un paradosso, ma un segnale del disorientamento generale, delle antinomie che esso genera, sul quale campa magnificamente il potere finanziario ed economico, servendosi dei suoi emissari spesso travestiti da falsi oppositori.

Ma mi ha colpito lo slogan con il quale è passata questa ennesima e insensata palingenesi della miseria umana, quello secondo cui l’Islam “non è una religione come le altre” per giustificare uno strappo e un’eccezione alla libertà. Sarebbe del tutto inutile chiedere a un leghista quali sarebbero queste altre religioni, in che senso quella mussulmana sarebbe differente per esempio dall’induismo o dallo scintoismo: tanto varrebbe chiederlo a ciappi prima di versargli la scatoletta. Immagino però che i prodi crociati, i rubagalline della seconda repubblica, i mitraglieri del mediterraneo, in sublime unione elettorale con gli sfruttatori dell’immigrazione, si riferiscano alla religione cristiana che essi vivono esclusivamente come elemento identitario e rituale o ancor peggio come corpus tradizionale e distintivo, sebbene meno importante del risotto. Ne ignorano  completamente testi e principi e in ogni caso sono i primi a fregarsene secondo i dettami della doppia morale.

Tuttavia è davvero stravagante che si invochi il cristianesimo come religione speciale e pacifica, mettendola in diretta contrapposizione all’Islam violento e “diverso”, lo è anche perché questo non avviene non solo agli infimi livelli di speculazione strapaesana, ma si è rivelato da tempo anche una irresistibile tentazione di cassetta per intelligenze orfane di bussola: se c’è infatti un’evidenza indiscutibile è che il cristianesimo è stata una delle fedi più sanguinose. Anche senza ricorrere alle abusate crociate o ai metodi brutali della catechizzazione universale, basta soltanto pensare che la guerra più spaventosa, proprio qui in Europa, è avvenuta nella lotta fra cattolici e protestanti.

La strage di San Bartolomeo contro gli ugonotti non è certo un caso unico e isolato, ma è stato il prodromo psicologico e politico della guerra dei trent’anni e dei conflitti annessi e connessi tra principi cattolici, luterani e calvinisti che che fecero nel complesso non meno di 30 milioni di morti, soprattutto in Germania che perse un terzo dei propri abitanti e in qualche regione anche i tre quarti. In rapporto alla popolazione di allora (parliamo del secondo Cinquecento e della prima metà del Seicento, quindi un’epoca non poi distantissima) la guerra di religione ha fatto più vittime di tutte le due guerre mondiali messe insieme, su ogni fronte. Per di più al fine di scannarsi a vicenda tra cristiani si diede all’impero Ottomano, di fede islamica, la possibilità di espandere il proprio dominio su tutti i Balcani e l’attuale Ucraina. Compito reso più facile dal fatto che gli ortodossi preferirono il dominio della Sublime porta a quello dei cattolici veneziani o europei in genere che tendevano ad affermare l’autorità del Papa di Roma, spesso a scopo di rapina.

Naturalmente dietro i culti le religioni agiscono gli interessi e le dinamiche storiche e sociali, ma questo è fin troppo scontato: se proprio la vogliamo mettere sul piano metafisico della fede avrei qualche dubbio ad abitare vicino a una chiesa.