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Juncker ricattato per il trattato transatlantico

LogoIeri, rompendo la crosta di conformismo, mi ero permesso di osservare la stranezza di un j’accuse nei confronti di Juncker che riguarda cose più che risapute, ovvero gli sconti fiscali che sono applicati a la carte in Lussemburgo (qui). Tutte cose che invece di essere nascoste, sono da molti anni propagandate e diffuse, persino vantate a grandi linee nelle brochure promozionali  del Luxembourg Stock Exchange che potrete trovare a questo indirizzo . Cose che tra l’ altro sono praticate sia pure in maniera meno intensiva anche da altri stati come Irlanda e Olanda, in perfetta linea con lo spirito dell’Europa liberista. Ho sottolineato l’incongruità dell’accusa senza proporne una spiegazione nonostante che i tempi e la fonte  -documenti anonimi giunti sottobanco a un enigmatico consorzio internazionale del giornalismo investigativo – giustificasse un po’ di dietrologia. Lì per lì mi è parso un caso di lupara bianca nello scontro fra Draghi e la Germania.

Ma oggi si può dire di più e inquadrare la vicenda nell’ambito della battaglia che in molti Paesi si sta combattendo contro il Trattato transatlantico e vera ragione delle posizioni dure espresse da Cameron, sfegatato piazzista del Ttip, su Junker, nonostante il fatto che persino l’Economist sia arrivato a formulare dubbi sull’insieme normativo contrattato segretamente. Nel suo manifesto per l’elezione a presidente della commissione Ue l’ex primo ministro lussemburghese aveva fiutato l’aria di reazione della cittadinanza e la fragile situazione di alcuni governi necessari al massacro sociale e aveva dichiarato: “non voglio sacrificare la sicurezza, la salute, le norme sociali e protezione dei dati in Europa sull’altare del libero scambio. Né accetto che la competenza dei giudici in  Stati membri dell’UE sia limitata dai regimi speciali per le controversie con gli investitori “. La  soccorrevole intenzione è intervenuta quando i termini del trattato sono divenuti pubblici, benché con molto e colpevole ritardo e al presidente della commissione, di fronte a manifestazioni giornaliere ( 450 solo ad ottobre) e massicce raccolte di firme ( quella continentale Stop Ttip con quasi 2 milioni adesioni la trovate qui) non è rimasto che smussare gli angoli più indigesti del trattato soprattutto quelle nell’ambito della risoluzione delle controversie presso tribunali privati, pur di salvare il Ttip nelle sue linee generali ed evitare contestazioni popolari nei vari stati dell’unione in aggiunta a quelle per l’austerità.

Forse si può scorgere nella sua posizione anche un riflesso della preoccupazione che serpeggia nel mondo produttivo europeo sul fatto che il trattato rischia di affossare il continente costringendo le aziende europee a doversi confrontare con regole fortemente favorevoli a quelle americane. Senza parlare della moria che questo costituirebbe per le piccole produzioni locali.

Ma il 21 ottobre è giunto sulla scrivania di Junker, una lettera inviata da 14 governi i quali  privatamente e senza consultare i rispettivi parlamenti chiedono che nel trattato siano specificatamente incluse le regole di risoluzione delle controversie che dovrebbero essere composte presso tribunali speciali formati da avvocati e lobbisti  e che di fatto sottraggono agli stati le competenze su lavoro, ambiente, finanza  e sanità per conferirle alle multinazionali (*vedi nota).  La missiva (qui)  è stata diffusa nei giorni scorsi dal Financial Times e dalle dichiarazioni di Kenneth Clarke, ministro britannico per gli affari europei (ed ex braccio destro della Thatcher, oltre che vicino ai movimenti filofascisti delle British Isles) pare proprio che ad ispirarla sia stata Downing Street, sempre agli ordini di Washington.

E’ fin troppo chiaro che, visti gli interessi in gioco, anche geopolitici, lo scontro si focalizza proprio su questo e lo svelamento dei segreti di Pulcinella di Junker fa parte di questa battaglia sotterranea.  Che dovrebbe diventare la battaglia dei cittadini del continente contro il potere finanziario e multinazionale che rotti gli indugi si appresta a mangiarsi in un sol boccone la democrazia .

 

* Qualche esempio di ciò che significa il Trattato, lo si può trarre da ciò che è successo in seguito ad analoghi patti  sia pure di minori dimensioni che hanno coinvolto i Paesi anglossassoni e altri disgraziatamente trascinati a forza dentro. La Philips Morris ha citato in giudizio Australia e Uruguay per il loro tentativo dissuasione dal fumo.  La compagnia petrolifera Occidental ha ricevuto 2,3 miliardi di risarcimento da parte dell’Ecuador per la sospensione della concessione di perforazione in Amazzonia, dovuta al fatto che la Occidental aveva infranto la  la legge ecuadoriana (14). La società svedese Vattenfall ha citato in giudizio il governo tedesco per la sua decisione di uscire dal nucleare. Una società australiana ha citato in giudizio El Salvador per 300 milioni di dollari dopo che il governo aveva sospeso il permesso per una miniera d’oro responsabile di avvelenare l’acqua potabile. 

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3 responses to “Juncker ricattato per il trattato transatlantico

  • ISDS, l’insostenibile leggerezza degli acronimi « Mauro Poggi

    […] a ispirarla sia il Governo inglese – al solito appiattito sulle posizioni di Washington (cfr Il simplicissimus): “Uno degli argomenti che più ha suscitato critiche è la protezione degli investimenti […]

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  • Marco Gasparinetti

    Si firma Simplicissimus ma dimostra capacità di sviscerare vicende complesse, con acume e ludicità non comuni. Bien vu, come dicono i francesi.. questa ricostruzione è molto plausibile, oltre ad essere inquietante.

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  • Roberto Casiraghi

    Chiamando le cose con il loro nome questi trattati internazionali che si discutono in segreto e poi vengono ratificati bypassando i parlamenti non hanno alcun valore dal punto di vista giuridico sostanziale perché non sono nient’altro che dei ricatti fatti da grandi potenze che ci hanno in pugno da anni.
    Come diceva Mao, gli Stati Uniti sono una tigre di carta. Chiunque abbia potere in realtà è una tigre di carta e non a caso il potere che ha gli viene conferito dai cittadini non attraverso il loro voto ma attraverso i soldi delle loro tasse che poi servono a finanziare l’apparato industriale, militare e spionistico destinato a renderli servi e miserabili. L’aspetto essenziale del potere è infatti, paradossalmente, la sua assenza di potere, il fatto di parassitare interamente le risorse di cui ha bisogno per esercitare il suo potere dagli altri. La tigre di carta, insomma, la nutriamo noi cittadini. Se, per esempio, i paesi del mondo si rifiutassero di riconoscere il dollaro come valuta internazionale e il valore legale della stampa di denaro fatta nottetempo, gli States si affloscerebbero come un dirigibile sgonfio.
    E inoltre: ha valore legale sostanziale una firma apposta dietro minaccia di una rivoltella? Hanno valore legale dei trattati segreti che, si dice, siano stati stipulati dagli Stati Uniti con i paesi sconfitti nella seconda guerra mondiale? Ovviamente no perché, oltretutto, non si sa nemmeno se esistano, cosa dicano e se quello che dicono non sia stato modificato nel tempo ad arbitrio del vincitore con un nuovo inedito concetto di ricatto a geometria variabile.
    Ci rendiamo così conto che il cosiddetto diritto internazionale è fondato principalmente su trattati segreti, ricatti e intimidazioni, ossia sulla legge della giungla, e quindi non ha alcuna vera base legale. Allora capiamo che il TTIP è un falso problema perché se non ci fossero le intimidazioni della tigre di carta il TTIP potrebbe essere in qualsiasi momento annullato da qualunque stato lo abbia sottoscritto in quanto ogni firma eventualmente apposta sarebbe invalida per definizione in una situazione in cui i singoli stati non sono stati liberi di manifestare il loro consenso perché ancora soggetti alla potenza vincitrice della seconda guerra mondiale. Senza contare che è inerente al concetto di sovranità statale il non tollerare alcuna autorità superiore a sé stessa, cosa che anche molti giuristi dimenticano un po’ troppo frettolosamente nel tentativo di adeguarsi alle nuove e mutate condizioni “climatiche”.
    Se il TTIP non sarà rimesso in discussione, dunque, è solo perché esistono personaggi come Juncker e mille altri, tutti intercambiabili, che fanno parte della sterminata legione di luogotenenti del vero potere dominante in Europa dal dopoguerra in qua. Non c’è dunque un complotto contro Juncker, nonostante le apparenze, ma un complotto di Juncker e di mille altri come lui per rendere completo e assoluto il controllo delle multinazionali sulle ex-nazioni del mondo e sui loro cittadini. La differenza è che, per ragioni strategiche, di marketing politico e di gioco delle parti, che noi conosciamo benissimo vista la telenovela infinita delle false contrapposizioni Berlusconi-Prodi, Berlusconi-D’Alema, Berlusconi-Renzi eccetera, Cameron fa quello che tifa per il TTIP mentre Juncker sta facendo un po’ di fronda. Ma la fronda serve in realtà a tranquillizzare chi è contrario al TTIP e a dargli la falsa speranza che è rimasto ancora qualche politico responsabile che difende gli interessi del cittadino mentre i giochi, in realtà, sono già tutti fatti.
    Del resto, anche se non ci fosse il TTIP sarebbe esattamente la stessa cosa, perché già da tempo gli stati sono stati espropriati e i cittadini stanno finanziando uno pseudo-stato che agisce direttamente contro di loro e li considera propri nemici. A riprova, non c’è stato bisogno del TTIP per azzerare lo statuto dei lavoratori, non c’è stato bisogno del TTIP per assicurare ai costruttori voce in capitolo paritetica nel decidere gli assetti futuri del territorio italiano e gli espropri da fare e da non fare, non c’è stato bisogno del TTIP per decidere che le aziende possono danneggiare impunemente la salute dei cittadini dalla siderurgia alle torri telefoniche agli additivi nei prodotti alimentari e, quanto al fracking, esso è già tra noi sotto forma di attività soggetta a licenza e gli OGM pure, visto che la carne di cavallo fatta passare per carne di bovino senza che nessuno se ne accorgesse, prefigura mille alimenti di cui oggi ci nutriamo e che domani si scoprirà contenevano già gli organismi geneticamente modificati a dimostrazione che “non sono pericolosi, li state mangiando da anni”.
    Il valore del TTIP è dunque forse più simbolico, come se fosse una sorta di Costituzione del neoliberismo trionfatore, o, magari come atto ufficiale di decesso degli Stati, consegnati per sempre al cimitero della storia. In più, le vicende di altre paesi ci dicono chiaramente che le cause di aziende contro gli stati sono molto più comuni di quanto si pensi e questo ci dice che il TTIP è, alla fine, solo uno dei mille strumenti possibili per far passare la legge della giungla e la sottomissione alle tigri di carta, oggi gli Stati Uniti, domani la Cina o chissà chi.

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