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  • Anna Lombroso per il Simplicissimus

Gadda la chiamava la “moralona”, quella pallida imitazione di etica pubblica, mischiata con perbenismo e ipocrisia. Ormai la stampa ci casca continuamente in assenza di idee, principi e coraggio. E per farlo usa le armi dell’intimismo, dei buoni sentimenti, dei pistolotti edificanti, quelli che si riservano ormai i vecchi e nuovi predicatori, che colloquiano abitualmente con Dio e i suoi agenti in terra, per posta, telefono e mail.

Non leggo da molto tempo i settimanali, già da quando sotto le copertine con le donnine discinte potevi averne uno, Espresso e Panorama, al prezzo di due, tanto si somigliavano.

Ma complice un lungo viaggio in treno ho avuto la fortuna di non perdermi la gemma deamicisiana dell’Espresso nel numero in edicola, una lunga serie di lettere ai potrei sotto forma di figli, di illustri correi o perlomeno testimoni privilegiati e non del tutto innocenti dello stato in cui ci troviamo, che pontificano come se lo stessero osservando da Marte o da una panchina ai giardinetti, che poi è più o meno lo stesso, visto che sempre si parla di gente col “culo al caldo”.

Io ho alterni sentimenti nei confronti delle generazioni a venire, tentata da Woody Allen, che non  accusa    sensi di colpa nei confronti dei posteri, perché in fondo “cosa hanno fatto loro per lui”? e al tempo stesso invece, come succede forse ai rami secchi, tremendamente partecipe, responsabile, civilmente e teneramente anche coinvolta, come fossero tutti miei figli, senza il vincolo privatistico della maternità.

Ciononostante ho sempre provato fastidio per i vecchi irriducibili col chiodo e gli stivaletti come il filoso Bonaga, che non si arrendono agli anni e diramano messaggi per consegnare la loro lezione rivoluzionaria, critica, insurrezionale, chiaramente fallita. O per i fuochisti diventati pompieri, che insegnano la prudenza e il conformismo, tramite meritocrazia, spirito di adattamento, affiliazione. Peggio ancora per i memorialisti che educano a stenti e privazioni, per affrancarsi della memoria dei torti subiti, quelli insomma che vogliono esami difficili, prove di ammissione ardue, impervi test e invalsi, non a fini pedagogici, ma solo per la smania inconfessabile di un risarcimento.

Ecco evitate di far leggere l’Espresso ai vostri figli e non vi venga in mente di copiare e incollare una delle ammirevoli letterine educative che ci elargisce, sia Eco che raccomanda di imparare a memoria la composizione dell’Atalanta o la Cavallina storna a piacere, come esercizio indispensabile – sic – per essere “ripagati della fatica sentendosi di aver vissuto mille vite”, o sia l’autocritica “pelosa” di Cohn Bendit, sia tale Hertsgraard,  che sciorina a una povera infante la paccottiglia propagandistica di non meglio identificati Genitori per il clima, evidentemente in assenza di una mamma delle Terre dei Fuochi troppo  pittoresca, tanto da risultare magari maleducata in una così elevata compagnia.

Il fatto è che la brillante compagnia di fini dicitori, di domestici pedagoghi, di sentenziosi maestri, che si dibattono tra i bigliettini dentro i biscotti della fortuna e la raccolto di aforismi di wikipedia, appartiene tutta, compresa una estemporanea figlia che in qualità di scrittrice nonché parlamentare Pd impartisce la sua lezione al babbo, forte di decenni di psicoanalisi non del tutto efficace, viene da dire, a quel ceto dirigente transnazionale largamente fiancheggiatore dell’avvicendarsi di regimi politici e culturali, modaioli e mediatici che ha collaborato alla demoralizzazione che connota il nostro tempo, fatta della disillusione che vomitano sui loro figli e della caduta delle idee, insieme alle ideologie del secolo breve che tanto breve non è stato se ancora ci affligge con questa guerra condotta al lavoro, alla sovranità, ai diritti, alle libertà, al futuro. È gente che può permettersi messaggi edulcorati, edificanti e confortanti da cattedre universitari, grossi studi, case editrici, premi letterari, aziende, sicuri che si tratta di situazioni inviolabili, aperte ai loro figli per successione ereditaria, come ormai è la politica, come vogliono sia questa parvenza di democrazia, come è certamente il privilegio nel quale soggiornano. Ed è per questo che non si sentono responsabili della cancellazione del futuro della quale invece sono direttamente o indirettamente partecipi.

E’ che le colpe dei padri quando si sta in alto, pare non siano destinate a ricadere sui figli.