La società della mela morsicata ha smentito che la Nazional Security Agency abbia accesso agli IPhone e ad altri sistemi del colosso informatico, anzi “accesso illimitato”- come dice il comunicato ufficiale – che non sa nulla di programmi spia e che non ha mai collaborato con l’Nsa per programmare una “porta di accesso”. E’ una smentita così ovvia che di fatto non ci dice nulla, visto che sarebbe valida in ogni caso e che viene da un’azienda che non si è molto risparmiata in fatto di ambiguità e di bugie, soprattutto in merito alle condizioni di lavoro.
Non però una storia che possa essere conclusa con una smentita. Al congresso della Caos Communication di Amburgo l’esperto di informatica Jakob Applebaum (ironia dei cognomi) ha riferito di un programma spia chiamato Dropout jeep che permette alla Nsa di accedere in vari modi agli iPhone. il servizio segreto potrebbe quindi intercettare i messaggi di testo, vedere elenchi di indirizzi, individuare la posizione degli iPhone, ascoltare i messaggi vocali e attivare telecamere e microfoni dei dispositivi. Questa notizia deriverebbe da documenti segreti della National agency diventati pubblici grazie a Wikileaks e Snowden.
Inoltre secondo Graham Cluley, una sorta di guru della sicurezza, sulla scorta degli stessi documenti sostiene che la Nsa ha una “cassetta degli attrezzi” molto più ampia di quanto non si pensi e che è in grado di penetrare anche i server Hewlet – Packard, i firewall della Cisco, i router Huawei, per non parlare dei BlackBerry. Visto che alcuni documenti di riferiscono al 2011, Cluley si augura che nel frattempo la sicurezza dei sistemi Apple sia migliorata, altrimenti “tutti noi abbiamo un problema enorme”.
Ma il problema non è solo quello di poter essere spiati, cosa che in realtà già si sapeva almeno da settembre quando sono venuti fuori documenti in cui la Nsa si riferiva agli utenti degli iPhone come “zombi” e a Steve Jobs come “il grande fratello”. Il problema è quello di capire se i servizi segreti statunitensi spendano cifre stellari per scoprire bug nella sicurezza dei sistemi o se tutto questo avvenga con la complicità delle stesse aziende cui va poi una concreta remunerazione di qualche tipo, soprattutto geostrategica. Se insomma siamo di fronte a una battaglia tra spioni e gruppi informatici con alterne vicende o se invece l’insieme prende le sembianze di una forma di imperialismo americano o comunque di controllo sociale sfruttato anche da altri. Impossibile da dire ( anche se personalmente propendo per questa seconda tesi) visto che i listati di programmazione sono protetti da segreto industriale e/o da copyright, quindi non possono essere esaminati.
Proprio questo dovrebbe far propendere per nuove legislazioni che sostanzialmente si basino sulla filosofia dell’open source e che superino gli attuali assetti proprietari dell’informatica e il loro basarsi sostanzialmente su una struttura di rapporti e legalità creatasi con la rivoluzione industriale e il suo hardware. Anche questo sta diventando un problema di democrazia.


RSS - Articoli


Le rivelazioni fatte da Edward Snowden sono il fatto più importante dell’anno, e anche degli ultimi decenni, perché ci hanno tolto l’illusione di vivere in uno stato non totalitario. Dove esiste totale sorveglianza, non ci può essere democrazia che tenga. Che in Italia e altrove si faccia finta che non sia successo nulla è solo un’ulteriore prova della nostra impotenza e volontà di non guardare in faccia la decadenza della nostra “civiltà”.
Ricordo che la privacy non è solo tutelata dalle leggi italiane ed europee ma è anche uno dei principi fondamentali inseriti nella carta dei diritti universali dell’uomo. E ricordo anche che ai tempi delle polizie segrete in Germania e in Russia nessuno, a parte le vittime, si sentiva a disagio. Anche in quell’epoca guardare da un’altra parte e fare finta di niente era la regola. In più le cose erano anche più difficili da sapere, attenuante che ora noi non æabbiamo più, ma che non ci impedisce peraltro di continuare a guardare dall’altra parte. Spezzerò comunque una lancia a favore di coloro che sapendo di stare dentro a una prigione preferiscono guardare il sole attraverso le inferriate piuttosto che la porta della propria cella. Se la politica è arrivata al capolinea e non è più in grado di offrire prospettive al cittadino, se non si può più lottare per qualcosa di meglio, il cittadino si difende incrementando la sua disponibilità a sognare. Negare l’evidenza e ricamar sogni è la parola d’ordine del momento.
Sascha Lobo ieri ha scritto sul sito dello Spiegel un articolo di critica alla Merkel intitolato “Überwachtes Netz: Merkels Schweigen in der NSA-Affäre macht aggressiv” (la rete sotto sorveglianza: il silenzio della Merkel sull’affare NSA fa arrabbiare). L’autore fa notare che le rivelazioni di Snowden superano di gran lunga qualunque teoria del complotto sia stata formulata in precedenza. E continua così: “cimici nelle prese USB, pacchetti postali che vengono aperti per inserirvi dei dispositivi spionistici, cavi monitor in grado di spiare, tipi totalmente nuovi di dispositivi per la sorveglianza che funzionano anche offline e che possono essere attivati via radar e “letti” a distanza, e che sono in grado di registrare suoni, l’inserimento di cosiddette backdoor nell’hardware di quasi tutti i principali produttori di hardware statunitensi, da Dell a IBM, la creazione da parte della NSA di un’internet proprietaria di secondo livello che serve esclusivamente allo scopo di spiare i cittadini. E così via. Perché continuerà ad essere così.” Poi fa riferimento a un titolo del sito del quotidiano Die Zeit: “Internet è di proprietà della NSA” per far notare che le sconvolgenti rivelazioni che ci sono pervenute finora risalgono al 2008 e che da allora la NSA non avrà certo finito di sperimentare e attuare nuove forme di sorveglianza di cui non sappiamo ancora nulla e che hanno come scopo l’abolizione totale della sfera privata di ogni abitante del pianeta Terra. Aggiungerò che ci sono anche tanti altri scopi: le soluzioni spionistiche della NSA sono in vendita. I dati rubati ai cittadini sono in vendita. Le assicurazioni vogliono sapere come sta veramente il loro cliente e se i dati NSA un domani potranno gettare luce su qualche infarto non dichiarato tanto meglio. La polizia vuole sapere chi sono i cittadini che consumano sostanze proibite. I comuni vogliono sapere chi viola le regole del codice della strada. Ci rendiamo conto di quale enorme gettito vada perso per il fatto che non si sa tutto quello che fa il cittadino “onesto”? Esistono enormi interessi commerciali che ruotano attorno ai dati, sia quelli che i cittadini rilasciano più o meno volontariamente tramite i vari Facebook, Google eccetera, sia quelli che possono provenire dalle attività di spionaggio commerciale della NSA. I dati sono la nuova miniera d’oro. Sapere è potere. Se io so in anticipo qual è il prezzo fatto dal mio concorrente all’asta, posso vincere l’asta. Se io so che un politico o un industriale ha degli scheletri nell’armadio lo potrò ricattare e fargli fare quello che voglio. E il mio sospetto è che la dinamica politica degli ultimi decenni, con tutti questi politici che fanno regolarmente l’esatto contrario di ciò che promettono in campagna elettorale, sono già figli di questa civiltà del ricatto nel senso che sono obbligati a fare quello che magari non vorrebbero neanche fare. A questo punto non ha più neanche troppa importanza identificare negli Stati Uniti il responsabile più evidente di questa sinistra evoluzione della politica. Perché alla fine lo stesso ceto politico statunitense non è affatto libero ma è nelle mani di chi sa tutto su di loro.