psicoLa sinistra in Italia dovrebbe prendere in seria considerazione l’ipotesi di andare in terapia e curarsi la nevrosi che la attanaglia: quella di razionalizzare ogni sconfitta e di trovare un facile conforto nei più singolari giochi dialettici. Dopo la stravittoria di Renzi alle primarie ecco che è scattato implacabilmente il solito meccanismo mentale: si il personaggio è di destra, è un organismo geneticamente modificato rispetto anche alla socialdemocrazia, ma in fondo non ha molta importanza dal momento che già lo erano i vari D’Alema, Veltroni, Franceschini e lo sono anche  gli apparati di governo locale. Dunque in fondo non è cambiato molto e non vale la pena di andare in rotta di collisione con il nuovo potente tanto più che lo stesso avrà cura di interpolare al suo berlusconismo di fondo qualche frase acchiappa citrulli grazie alle quali fingere un vigile dubbio, tanto più opportuno visto le deflagrazioni di populismo.

Sarà anche una consolazione, ma purtroppo non coglie il punto essenziale: che mentre le vecchie elite della sinistra  facevano cose di destra cercando di far credere che esse erano inevitabili vista la forza del berlusconismo o erano necessarie perché dettate dall’Europa o le si doveva sopportare per non dividere il partito o ancora le confondevano dentro il guscio di un ambiguo e indefinito ” moderno”, insomma le facevano con la consapevolezza che erano il contrario di ciò che avrebbero dovuto rappresentare e se ne vergognavano, adesso Renzi non sembra avere troppe remore nel liberarsi di un’intera cultura come fosse vuoto a perdere, allestendo il funerale della sinistra e presentandosi alle esequie accompagnato dai fantasmi di Blair e della Thatcher, oltre che da più concreti gessati finanziari. Certo il Pd si teneva il morto in casa sperando di incassare la pensione elettorale che veniva garantita da lontane fedeltà, ma almeno in questo dimostrava una certa consapevolezza e una buona dose di cattiva coscienza.

Adesso il sindaco di Firenze incoronato dai gazebo ha fatto chiaramente capire di non voler raccogliere un’eredità ideale, ancorché relegata in una teca e porta il veltronismo alle sue massime conseguenze, ossia all’idea che sia possibile rappresentare tutti i ceti, raccogliere tutte le contraddizioni e gli interessi contrastanti dentro una rappresentanza che più è globale, più diventa rarefatta e subalterna ai poteri e alla gestione del potere. In una parola pura oligarchia, secondo i voleri e le strategie del pensiero unico. Ed è proprio per questo che gli apparatchik lo hanno votato con la speranza e il mandato che possa essere una carta vincente per il futuro e dunque un’assicurazione per se stessi. Come se poi una vittoria ottenuta mettendosi indossando la maglia dell’avversario possa avere un qualunque valore. E che tantissimi lo hanno scelto con il miraggio che sappia cambiare qualcosa, che per miracolo divino una falsa promessa, costruita a tavolino, sappia mettere fine alle false promesse.

Può darsi, anche se le speranze sono fievoli, che da tutto questo, da questa sagra della mezza tacca, dal cambiamento purchessia usato come formula magica, salti fuori qualcosa di buono, la ricostituzione non dico di una sinistra, ma almeno di una forza socialdemocratica vera. Sempre che non sia già troppo tardi e Renzi si riveli ciò che è: il gallo che canta per non far capire che è notte fonda.