
Sono passati pochi giorni da quando gli elettori di Cipro hanno votato per un governo di destra che li aveva spaventati sul futuro e illusi di essere il solo a poter ottenere l’aiuto dell’Europa per il salvataggio dell’economia dell’isola. Pochi giorni , ma quasi tutti di pentimento perché il nuovo esecutivo è stato di parola: ha bussato alle porte di Bruxelles et voilà che è riuscito a strappare il fatidico appoggio. Solo che i dieci miliardi di intervento verranno pagati a carissimo prezzo dai ciprioti: l’Unione Europea, in cambio del salvataggio, ha chiesto che il Parlamento (che si riunisce domani in sessione straordinaria, mentre i cittadini sono in fila ai bancomat bloccati) approvi la confisca su tutti i conti correnti del 6,75% sotto i 100 mila euro e del 9,9% sopra i 100 mila euro.
Insomma poveri e ricchi dovranno cedere una fetta dei loro depositi, ma con la significativa differenza: che mentre i conti correnti diciamo così “grassi” sono quasi tutti investiti in assets che sfuggono al prelievo, quelli piccoli o minimi sono tutti in attesa di essere rasati a dovere senza possibilità di sottrarsi. Così anche i poveracci saranno chiamati a pagare i pasticci delle banche e di un’economia finanziaria che è di cinque , sei volte superiore al pil reale.
Ma la mossa imposta dall’Europa (la Germania voleva addirittura un prelievo attorno al 40%) è un totale disastro per l’isola: com’è noto la metà dei depositi nelle banche cipriote sono dei ricconi russi che hanno trovato laggiù una sorta di semi paradiso fiscale o comunque una via di transito per i loro investimenti. Con la mossa della Ue è ovvio che i denari russi se ne scapperanno in poco tempo (sempre che non vi siano altre ritorsioni) per cui il salvataggio di oggi finirà per dare origine a un nuovo disastro. A dire la verità l’ex presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha detto che questa è la cosa peggiore che l’Europa poteva fare: infatti potrebbe nascere il timore che il prelievo forzoso sia un esperimento da applicare poi ad altri Paesi, creando così nuova incertezza e nuovi sospetti. Ma la commissione Ue è andata avanti per la sua strada.
Insomma il sistema di rapina fa un ulteriore passo avanti, subisce una nuova escalation grazie alla quale i cittadini vengono impoveriti anche in maniera diretta e immediata tramite prelievi nei conti correnti: il salvataggio degli istituti di credito tramite la loro nazionalizzazione (come era ipotizzato a Cipro anche dai partiti antagonisti della destra) comporterebbe invece la svalorizzazione degli assets in bond e azioni bancarie e il salvataggio dei conti correnti. Ma non è ciò che questa Europa vuole.


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La cosa più oscena è che all’interno della’Europa ridondante della regolarità e trasparenza delle operazioni finanziarie (barzelletta del secolo), v’era un porto franco di edenismo fiscale da cui persino le mitiche Cayman hanno preso le distanze. La mini repubblichetta cipriota è entrata nell’area euro nel 2004, se non ricordo male. Nessuno si è accorto su quale livello agissero i suoi istituti di credito? C’è del marcio tra Bruxelles, Berlino e Francoforte, persino noi che puzziamo dalla testa e dalla coda (l’MPS è solo il primo pezzo di un domino cui, mi fa temere, – spero di sbagliarmi con tutto il cuore – seguiranno altre consorelle di MedioBanca) non emaniamo il fetore che si sente in lontananza dalle commistioni invereconde tra BundesBank-Deutsche Bank e quell’altro antro di gargoyle apprendisti stregoni della Commerz Bank.
“Timeo Danaos et dona ferentes”.
Mi sembra ovvio che chiunque rifiuterebbe di dare a fondo perduto 5 miliardi per averne 10 in prestito. Queste cose le fanno solo i cravattari (gli usurai) quando vogliono accelerare l’acquisizione dei beni dell’usurato.