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Salute: il burattino della finanza è come l’Ilva

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ocse comanda e Monti si mette sull’attenti: secondo l’Ocse l’Italia potrebbe essere costretta nel 2014 a varare una nuova manovra per risanare i propri conti pubblici, visto che ha dovuto registrare la peggiore caduta dell’Italia dalla seconda guerra mondiale. Per il 2013 e il 2014, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi “presuppone che il governo italiano riuscirà a centrare il suo obiettivo di equilibrio strutturale. Tuttavia, date le previsioni di macroeconomiche dell’organizzazione, sia il deficit, sia il debito pubblico continueranno ad aumentare” in questo periodo a livello nominale, rendendo forse necessaria “un’ulteriore stretta dei conti pubblici per intraprendere il cammino di riduzione del debito come previsto”.

E pochi minuti dopo Monti dà una risposta trasversale ma chiara: “Il nostro Sistema sanitario nazionale, di cui andiamo fieri, potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”. Fin troppo facile essere fieri dl nostro sistema sanitario se non si è mai stati in lista d’attesa pr un’ecografia, per un intervento chirurgico, se non si è mai stati ore in un pronto soccorso. Non a caso l’orgoglioso premier lanciava il suo messaggio in teleconferenza all’augusto parterre della fondazione Remed, gemma della Regione che vanta la sanità più disastrata e permeabile alla corruzione e alle infiltrazioni criminali e e che per l’appunto investe in strutture “miste”, in pompose sperimentazioni condivise con università americane, in acrobatici progetti innovativi e futuristi, di quelli che richiamano fantomatici investitori, invece di garantire le elementari prestazioni ai cittadini.

L’attuale Governo, con soli due provvedimenti: spending review e DdL di stabilità ha tagliato di 9,4 miliardi il finanziamento negli anni 2012 – 2015. Conteggiando le precedenti manovre, in tre anni, verranno tagliati circa 24 miliardi. Così i cittadini onorano il debito accumulato tramite sprechi, inefficienza, malaffare, incompetenza e si impegnano altrettanto a onorare quello futuro del fiscal compact, come vogliono i cravattai mondiali e a ubbidire all’altro ricatto, quello del pareggio in bilancio, obbligo “costituzionale”, ambedue accettati senza discussione anche da partiti e candidati impegnati a discutere altrove di norme statutarie e certificati medici, unico aspetto sanitario che pare interessarli.
E siccome la menzogna è diventata sistema di governo, ancora una volta si vuol far credere che i tagli al sistema sanitario sono frutto di cattive abitudini nazionali, della protervia di malati immaginari, della sconsiderata generosità nelle prescrizioni e nelle somministrazioni di medici intemperanti, nella inclinazione perversa degli italiani a sottoporsi festosamente a tac e radiografie, a vaccinarsi contro tutti i contagi, salvo quello della crisi, altra colpevole della distruzione dello stato sociale.
E’ l’altra bugia che sorregge il pensiero forte del governo e dei suoi padroni, che sia la crisi e lo stato di necessità che ne consegue a imporre lo sgretolamento feroce e inarrestabile del Welfare e con esso di quella impalcatura di diritti e garanzie, conquistati e pagati in tanti anni.
Ed è l’ultima frontiera dell’espropriazione realizzata attraverso le vie della finanza, attraendo prima e condannando poi i lavoratori nel sistema privato per soddisfare i bisogni di base, abitazione, istruzione, previdenza, salute, appunto. La crisi che hanno prodotto e che gli untori sono stati chiamati a curare si declina in una gigantesca concatenazione degli squilibri, degli automatismi iniqui e delle disuguaglianze.

Non so a voi, ma a me suscita una collera incontenibile sentire la condanna a morte per malattia del nostro benessere, mentre un ceto ottuso, corrotto, fanaticamente egoista bisticcia sulle formalità che accompagnano e promuovono la conservazione dei suoi privilegi, della sua separatezza dalle nostre esistenze. Perfino l’Onu, perfino l’Oms attribuiscono agli stravolgimenti dei rapporti di potere tra politica e mercato, tra stato e finanza, all’ortodossia neoliberale i tremendo costi umani del nostro tempo, alla irresponsabilità sociale dunque del ceto politico, all’incompetenza, all’avidità, al delirio di accumulazione delle società finanziarie, dei grandi proprietari, dei gestori di patrimoni e di fondi. Ma i partiti che qui come altrove appoggiano questi governi comandati a distanza stanno a guardare indifferenti e cinici la distruzione di valore degli “attivi” dei loro stati, delle proprietà delle famiglie, l’evaporazione della ricchezza del mondo insomma. Nell’Ue il tasso ufficiale di povertà – quello secondo il quale è povero chi vive con meno del 60% della mediana del Pil pro capite – ha superato da tempo il 16 per cento ma è molto più alto per la fascia da 0 a 17 anni. E in Italia quest’ultimo tasso si aggira sul 25 per cento – un giovane su 4.
Aumentano gli affamati, aumentano i sottoalimenti. E così diminuisce la qualità della vita e più si è poveri, più ci si ammala e non ci si cura: questo solo fattore potrebbe provocare un aumento stimabile tra i 200 mila e i 400 mila decessi in più di bambini in età inferiore a 5 anni per patologie banali, curabili o prevenibili. E non nell’Africa cui stimati dirigenti politici dedicano pensieri compassionevoli, purché remoti, ma qui nei nostri terzi mondi interni.

Più vicini alle modeste proposte di Swift che alla selezione di Malthus i nuovi implacabili poteri accontentano il Fondo Monetario riducendo il bacino parassitario dei poveri, ancor prima che diventino adulti, decimando con i giovani le nostre speranze. Perché è questa la natura delle nuove pestilenze, è questo il contagio sparso da un’ebbra avidità che fa diventare disuguale e iniqua perfino la “livella”.

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