Ormai è confermato dagli stessi analisti americani e dalla Cbs  che l’attacco iraniano alla base aerea giordana di Muwaffaq Salti, avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì, ha provocato molti danni (sulle vittime ovviamente tutto tace) tra cui la perdita di un A10 Thunderbolt  e il danneggiamento  di otto F15. Si tratta di report che dopotutto minimizzano, come ci si potrebbe aspettare, il vero impatto dell’attacco di Teheran. Ma la notizia non è questa, è invece quella ufficiale e imbarazzata che sono stati lanciati 30 Patriot senza che ciò abbia potuto fermare i missili iraniani. Questo dato, non solo conferma la mediocrità di questo sistema di difesa, ma mostra in maniera eloquente la reale situazione americana: 30 missili di questo tipo costano all’incirca 100 milioni di dollari, anche 120 se si tratta di Pac 3 e ne vengono prodotti circa 620 all’anno. È facile fare i conti: se ne occorrono 30 solo per difendere – e per di più in maniera inefficace – una singola base da un singolo attacco, i numeri non fanno altro che parlare di sconfitta strategica. Meglio, della sconfitta dell’idea stessa di conflitto che il Pentagono e le amministrazioni di Washington hanno coltivato per decenni.

Abituati a guerre coloniali  contro Stati già corrotti dall’interno e/o privi di armi moderne, le forze armate statunitensi hanno seguito -mutatis mutandis- la stessa logica all’ origine della légion étrangère francese che fece faville in tutta l’Africa occidentale, ma che ebbe un ruolo estremamente marginale nei conflitti mondiali e venne travolta in Indocina.  Ciò che voglio dire è che l’apparato bellico americano è stato costruito, anno dopo anno, per far fronte a un nemico enormemente più debole e non per una vera guerra contro un avversario deciso e dotato di armi moderne, ancorché non al top della tecnologia. Sono state insomma concepite più  per non essere usate, che per esserlo. Per esempio le portaerei che fino a vent’anni fa erano una reale proiezione di potenza, si sono trasformate in un apparato scenico destinato più ad impressionare che ad essere effettivamente il fulcro delle azioni, perché sono diventate troppo vulnerabili alle armi missilistiche e ai droni che possono facilmente saturare le difese.  E la figura barbina fatta dalle portaerei in questo conflitto con l’Iran lo dimostra ampiamente: non solo non hanno fornito un reale appoggio, ma sono state in un certo senso d’impaccio, visto che per la loro difesa occorrono molte navi scorta che potrebbero essere usate in maniera assai più efficace.

Ora poi che la Corea del Nord ha fornito all’Iran droni marini stealth appositamente studiati per essere killer di portaerei è probabile che il ruolo di queste navi  si estinguerà del tutto. Si tratta solo dell’esempio più facile e comprensibile anche a chi non ha conoscenze di storia militare e men che meno di guerra guerreggiata, ma lo stesso ragionamento potrebbe essere esteso a molti altri sistemi d’arma. La cosa spiacevole per Washington è che questa cosa l’hanno compresa tutti, forse ad eccezione di qualche europeo sotto ipnosi: è il guaio più grande per l’impero la cui capacità di minaccia è stata fortemente ridimensionata. Non basterà più la fama di invincibilità per terrorizzare l’avversario.