Anna Lombroso per il Simplicissimus

Deve essere proprio vero che viviamo in una società “accessoria” al mercato, così che le merci scadenti o fallate vengono pudicamente rimosse e accantonate, con l’auspicio che se non vengono conferite in appropriate discariche è preferibile che diventino invisibili.
Così “sfogliando” i quotidiani in quella preghiera mattutina che è la lettura dei giornali, sia pure online, viene verecondamente risparmiata a noi e soprattutto ai nostri rappresentanti e al governo l’immagine e la notizia dei disabili, che oggi stanno convenendo a Roma da tutta Italia, per ritrovarsi davanti al ministero della Salute. I malati attaccati ad apparecchiature elettromedicali saranno in piazza solo con i respiratori, senza le batterie di ricambio e senza ambulanze. “O usciamo con 400 milioni e l’impegno preciso e blindato del governo, o saluteremo tutti, chi in un modo chi nell’altro” hanno dichiarato i portavoce del Comitato 16 novembre. “Per meno di 400 milioni finalizzati per le gravissime disabilità secondo l’incidenza, ci lasciamo morire. Vogliamo diritti, non vogliamo vivere a tutti i costi una vita indegna”.

400 milioni, il doppio dell’oltraggioso stanziamento previsto, sono pochi, un po’ di viterelle di un F35, ma evidentemente destabilizzerebbero la legge di stabilità. Uno degli ultimi contatti con il governo, in queste ore concitate, la telefonata al Comitato dalla segreteria del ministro alla Salute Balduzzi, che voleva essere rassicurante: “Noi siamo pronti, vi aspettiamo il 21, qualcosa in più l’abbiamo recuperato”, aggiungeva l’oltraggio al ridicolo, sostituendo al rispetto dei diritti sanciti dalla costituzione, una vergognosa “colletta” ministeriale per elargire benevolmente come un’elemosina. Come d’altra parte era prevedibile (qui).
Sarebbe bello sapere che alla loro manifestazioni di presentano associazioni di malati di altre patologie, di consumatori, sindacati, e onlus, soprattutto quelle che combattono il razzismo, che l’indifferenza nei confronti di chi non è produttivo, non fa cassa, anzi “costa”, ne è una forma subdola e particolarmente infame. Ma sembra che siamo dotati di una solidarietà intermittente con netta preferenza per target remoti, così che si clicca mi piace su una foto o una petizione e si lascia sonnecchiare la coscienza sull’ingiuria indigena.

Il pensiero forte ha dato forma a un’azione forte, quella di dividere, creare inimicizia, spezzare vincoli che durano da che mondo è mondo. Il familismo si è sostituito agli affetti, il clientelismo e la fidelizzazione alle relazioni e al consenso, spezzando patti e alimentando diffidenza, così che chiunque può diventare il nemico opportuno per giustificare una guerra. Ma magari fossimo diventati una comunità di individui intenti e assorbiti nella propri singolare autonomia, macché stiamo chiusi nella fortezza difensiva di quel poco che ci resta, cinta dalle mura dell’indifferenza.
Qualcuno la chiama “democrazia minima”e infatti a occhio ricorda quella letteratura che esalta quella modesta quotidianità, quella mediocrità intesa alla mera sopravvivenza. Ma invece è probabile che sia il segnale della definitiva sospensione della democrazia, sancita dalle burbanzose esternazioni dell’alta carica che conferma l’inutilità delle elezioni, a fronte dell’implacabile e perenne ineluttabilità di governi Monti fino all’apocalisse peraltro già sapientemente avviata.

La sociologia, disciplina proverbialmente inesatta in materia di analisi e previsioni ancor più dell’economia, dice che è proprio del liberalismo attribuire il primato alla sfera individuale, per favorire l’appartarsi del cittadino rispetto alla cosa pubblica, smagliando anche il tessuto connettivo intermedio della rappresentanza, per dare sostegno all’egemonia del settore privato. Ed anche, dicono, per promuovere quella dimensione tecnologica, che sviluppa il consumo di prodotti prima di tutto, ma che ha come ricaduta uno scadimento provvidenziale delle relazioni reali sostituite da quelle virtuali, in perfetta sincronia con l’affermazione inarrestabile della finanza immateriale sull’economia reale.

Ma per l’austerità penitenziale dei sobri golpisti non ci meritiamo nemmeno il cyber-paradiso : voluttuosamente disegnano uno scenario tecnologico senza banda larga, trasporti extragalattici con frecce rosse che si incantano alla prima pioggia, la circolazione delle informazioni auspicando il carcere per i giornalisti e l’occhiuta vigilanza sul web. Forse il test fiscale ci concederà il lusso dell’adsl, ma per favorire l’isolamento, il solipsismo, l’inclusione se non la reclusione nella piazza virtuale, meno offensiva di quelle reali.
Dobbiamo ringraziare la lezione di coraggio di quei malati che ci mettono la faccia, la presenza fisica, il respiro e la vita per rappresentare anche noi e testimoniare la nostra rabbia, che se non andiamo in piazza al loro fianco, è solo arida e rinunciataria impotenza.