La campagna elettorale della finanza si è aperta. I disastri combinati finora fanno temere che il governo greco conservatore possa saltare, che entri in crisi Rajoy e che in futuro anche l’Italia corra il rischio di  privarsi del gioiello Monti, cameriere prezioso che persino sulla necessità di separare banche d’affari e banche commerciali schizza via come un’anguilla e dice ” non ho approfondito l’argomento” . Così, mentre ad ogni buon conto il sistema creditizio accorre in aiuto di camperisti “ognitempo”, per evitare contraccolpi, si sta temporaneamente allentando la stretta sui Paesi in cattività: dopotutto bisogna pure che la gente abbia tempo di abituarsi all’impoverimento.

Intanto i circoli e le fondazioni che fanno parte del glorioso giro della finanza, si incaricano di diffondere il verbo dell’apocalisse: o così oppure saranno guai incommensurabili per tutti. Nei giorni scorsi in quest’opera meritoria si è distinta la Bertelsmann Stiftung, una fondazione liberista, legata all’omonima e potente multinazionale dell’editoria, la cui fortuna decollò negli anni 30 grazie alla fornitura di libri nazisti all’esercito tedesco , compresa una pregevole edizione del Mein Kampf  adatto allo zaino. Questo tanto per dare un’idea dell’ “etimo” originario, operazione doverosa per uno dei primi editori di Heidegger, ma anche oggi attivo nella pubblicazione di antroposofia di sapore nazista che si propone di difendere “la vita tedesca”. Bene, la fondazione fa un’analisi fantasiosa della crisi greca sostenendo che un’uscita dall’ euro di Atene potrebbe costare 17 mila miliardi all’economia mondiale.

Dando per scontato che un’uscita dalla moneta unica sia automaticamente una bancarotta che trascinerebbe con sé quelle della Spagna e dell’Italia. Diciamo che al meglio potrebbe essere  pura fantasy economica adatta alla bisogna. Ma siccome prima o poi è necessario tornare alla realtà e ai soldoni ecco che la fondazione inciampa disgraziatamente nella verità, l’aguzzo sasso della verità. Dopo aver fatto notare che un’uscita dalla moneta unica costerebbe alle banche tedesche 64 miliardi più 73 miliardi di mancata crescita, (un calcolo privo di senso, ma tant’è) sostiene che  Atene si troverebbe ad affrontare una perdita di 164 miliardi in termini di crescita. Mamma mia che disastro: peccato che Atene, rimanendo nell’euro, dovrà privarsi di 274 miliardi frutto degli interessi sui 130 miliardi prestati dalla troika, Il 95 per cento dei quali andrà al sistema bancario.

Decisamente la nazi finanza si trova molto più a suo agio con l’irrazionale che con i numeri o gioca sul fatto che i lettori di simili fesserie non li conoscano. Ma diciamo che in generale la non conoscenza è la coppia d’assi di cui il liberismo finanziario si serve per dirigere e guidare le opinioni pubbliche agli esisti desiderati: la loro spoliazione.