Inizia la campagna anti intercettazioni. Lo si capisce bene da come vengono “trattati” di dati forniti ieri dall’Eurispes riferiti agli anni scorsi: sebbene la notizia sia che la spesa per intercettazioni è diminuita nel 2010 rispetto all’anno precedente scendendo  dai 306 milioni del 2009 ai 284 , i media ortodossi  preferiscono puntare sul fatto che è aumentata del 22% nel periodo 2006-2010. E’ fin troppo evidente che si vuole calcare la mano sulla spesa per arrivare alla necessità di imbrigliare questo strumento fonte di guai per le caste e le cricche oltre che per la criminalità organizzata: se non si può confutare il principio di legalità, almeno non ancora, si può cercare di sterilizzarne gli strumenti.

Certo nell’era della comunicazione è praticamente impossibile che le intercettazioni non divengano il maistream delle indagini, lo capirebbe chiunque. Così come chiunque capirebbe che sostituire questo mezzo di indagine con quelli “tradizionali” come sostenevano quei patetici idioti della corte berlusconiana, avrebbe non solo scarsa efficacia, ma anche costi di struttura enormemente superiori.

Però gli sguatteri di Silvio sostenevano e si apprestano a sostenere di nuovo, questa volta in compagnia delle ex opposizioni, è che altrove si spende molto meno per le intercettazioni. Chissà forse questo è anche dovuto alla specificità tutta italiana dei fenomeni criminali e magari a qualcuno può essere sfiorato dal dubbio che la vastità dei fenomeni di corruttela porti ad un uso più intenso di questo strumento. E tuttavia che si spenda meno è anche una clamorosa fesseria perché i dati che solitamente vengono portati a sostegno di tale tesi riguardano solo le intercettazioni avvenute su autorizzazione giudiziaria, mentre è ben noto che in molti Paesi esse possono essere direttamente disposte dagli organi di polizia ancorché all’interno di regole precise. Non parliamo degli Usa dove la spesa per le sole intercettazione autorizzate da un giudice, dunque quelle che riguardano società e colletti bianchi, è aumentata del 26% nel solo 2010 con una spesa di 170 milioni di dollari, piccola parte di un totale che attinge ai 10 miliardi, secondo fonte Fbi, che accorpa anche  i dati delle infinite polizie cittadine, di stato e di contea.

Naturalmente nel conto non figurano i servizi di scanning casuale o massivo delle comunicazioni telefoniche e via internet che viene condotto con molti e diversi sistemi e naturalmente non figura sotto la dizione intercettazioni, anche se in molti Paesi europei serve per orientare la bussola delle indagini. Qui fare i conti  è più difficile: ma di certo un sistema come Echelon che coinvolge direttamente Usa e Gran Bretagna, con 11 stazioni sparse per il globo, decine di satelliti e folle di analisti è qualcosa che ha bisogno di almeno 4 miliardi l’anno, comprendendovi le spese di ammortamento. In Germania- senza contare le intercettazioni autorizzate dalla magistratura e quelle degli organi di polizia, la branca Organisierte Kriminalität del Bnd e il servizio segreto interno Bundesamt für Verfassungsschutz che hanno libertà di intercettazione sia pure regolamentata, spendono non meno di 700 milioni all’anno per la bisogna. Che sono di fatto solo la parte emersa del bilancio.

Insomma le ciance sui costi stanno a zero, perché in realtà spendiamo pochissimo, nell’era della comunicazione, rispetto agli altri. E ancor meno spendiamo in relazione al nostro livello di corruzione.  Anzi dire il contrario è già un segno di quella corruttela della verità che ci ammorba.