Tra i dispersi nel naufragio, anzi tra le vittime accertate c’è il senso del ridicolo. La Costa Crociere ora si definisce parte lesa scaricando tutte le colpe sul comandante. Il colpevole unico infatti non ha gestito l’emergenza secondo gli standard della società che sono, manco a dirlo, in linea e, in alcuni casi vanno oltre, gli standard internazionali, il comandante è sempre stato ritenuto idoneo e il certificato di sicurezza era stato rinnovato a novembre. Anche la rotta era quella giusta, impostata a Civitavecchia e dunque il passaggio così rasente il Giglio è solo responsabilità del capitano, mentre l’equipaggio era perfettamente preparato.
Insomma la società armatrice è vittima anch’essa come regolarmente succede in questi casi e rivendica la sua totale innocenza. Ma le cose non sono così semplici, non quando ad ogni viaggio si trasportano migliaia di persone. Mi chiedo se la Costa faccia regolari test antidroga nei confronti dei propri ufficiali e comandanti ( a proposito saranno stati fatti dopo il disastro? Perché il voler ritardare l’allarme potrebbe avere un significato preciso). Mi domando se la società controlli le scatole nere per vedere quale sia l’effettiva rotta delle proprie navi, se non vi siano deviazioni o manovre non spiegabili con il meteo: è’ un controllo che si fa in pochi minuti, non oneroso. E mi chiedo pure se la politica del “crocierificio” non sia quella di navigare molto sottocosta per permettere ai vacanzieri di ammirare i paesaggi piuttosto che una monotona distesa di mare o una linea di terra confusa sull’ambiguo orizzonte.
Alla fine di questo post metto il link di un recente spot della Costa Crociere che sembra invece suggerire un costante tenersi vicino alla terraferma, fino a soffocarla come avviene nelle immagini finali per Venezia. Ora è evidente che ciò costituisce un oggettivo pericolo in più per queste navi-grattacielo: la distrazione, l’errore, il malfunzionamento di qualche apparato, la presenza di altre imbarcazioni sono sempre in agguato per non parlare di deviazioni magari volute per qualche ragione. Senza dire che l’abitudine di passare rasente la costa, piacevole per i vacanzieri costituisce un danno ambientale notevole, specie quando si passa proprio in mezzo a parchi marini come nel caso dell’arcipelago toscano o come accade in Liguria. Il “bordesar” di questi mostri da centinaia di migliaia di tonnellate è denunciata da anni senza che però le famose “parti lese” si siamo mai date il minimo pensiero di valutare rotte un po’ più distanti e sicure.
Quindi altro che specchiata innocenza, la società, a meno che non dimostri di aver controllato il proprio corpo ufficiali e le scatole nere, ha quanto meno una “culpa in eligendo” il suo corpo ufficiali e una culpa in vigilando. Ma anche, meraviglia delle espressioni latine che in questo caso possono essere usate tutte, anche una “culpa in educando” preferendo alla tutela dell’ambiente, una banale e interessata affezione alla cartolina turistica.
Si, alto che parte lesa, semmai parte lesta a sgravarsi di ogni colpa. L’ipocrisia e la furbizia non vanno mai in vacanza.


RSS - Articoli


Nuovi sviluppi sull’inchiesta sul naufragio della Costa Concordia: il procuratore generale della Toscana, Beniamino Deidda, chiama in causa direttamente i vertici dell’organizzazione, affermando che “il datore di lavoro è garante e responsabile” e quindi “occorre spingere lo sguardo sulle scelte fatte dall’armatore”. E ancora: “la magistratura cerca i nessi causali degli eventi; per ora l’attenzione generale si è concentrata sulle colpe del comandante, che si è rivelato tragicamente inadeguato; ma chi lo sceglie il comandante? occorre spingere lo sguardo sulle scelte fatte a monte dal datore di lavoro e cioè dall’armatore. E poi c’è anche il tema fondamentale della organizzazione della sicurezza: scialuppe che non scendono, personale che non sa cosa fare, scarsa preparazione a gestire l’emergenza, ordini maldestri come quello assurdo di tornare nelle cabine. La confusione che c’è stata rivela un’incredibile trascuratezza nell’applicazione delle norme di sicurezza. Invece questo settore va organizzato prima con esercitazioni e simulazioni, e l’emergenza gestita dopo”.
http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_24/scialuppe-guaste-ordini-errati-si-deve-indagare-sarzanini_89f9cf86-4652-11e1-90ee-63dee1b6b376.shtml
Fin dall’inizio la strategia difensiva adottata da Costa Crociere basata sullo scarico delle responsabilità unicamente sul comandante non era sembrata una mossa felice e lungimirante. A rimarcarlo ora è direttamente il procuratore generale della Toscana, Beniamino Deidda. Nei giorni scorsi, Poma e Vecchiato, esperti di crisis communication, avevano già avanzato i loro dubbi circa questa strategia, come si può leggere in questo articolo:
http://affaritaliani.libero.it/cronache/costa-crociere-crisis170112.html?refresh_ce
UN INCHINO CHE POTREBBE METTERE IN GINOCCHIO TUTTO L’ORGANIZZAZIONE:
Emergono dettagli importanti dall’interrogatorio del comandante di Costa Concordia, Francesco Schettino, avvenuto martedì scorso di fronte al giudice. Nel link seguente sono riportati gli elementi più importanti dell’interrogatorio.
http://www.corriere.it/cronache/12_gennaio_22/sarzanini-verbali-schettino_3bcfca5a-44cb-11e1-b12c-223272f476c4.shtml
In particolare, Schettino smentisce l’amministratore delegato di Costa, Pier Luigi Foschi, in merito alla questione degli “inchini”: secondo il comandante della nave, infatti, l’organizzazione era al corrente di questa pericolosa pratica ed anzi favoriva questa prassi per “farsi pubblicità”. Se dovesse essere confermata questa versione dei fatti Costa Crociere si troverebbe in una posizione molto critica dato che aumenterebbero enormemente le proprie responsabilità dirette sull’accaduto.
Per chi fosse interessato a seguire l’analisi e gli aggiornamenti sulla vicenda Costa Crociere potete seguirci a questo link:
http://www.facebook.com/#!/pages/Crisis-Management-la-guida-del-Sole-24-Ore/168748776564072
Enrico