Avendo un  grave problema di orticaria all’ipocrisia, mi interesso pochissimo delle sublimi analisi sulla manovra o delle patetiche  speranze sulla sua azione salvifica e men che meno della commedia indegna, degradante e vuota messa in atto dai leghisti. Ma alle volte leggendo i commenti della lobby filomontiana le cui trame spesso s’intrecciano nell’ambiente finanziario torinese, rischio lo choc anafilattico. Il problema di oggi è la resistenza delle corporazioni alle liberalizzazioni e se taluni di chiedono come mai Monti l’abbia vinta con Microsoft e non con i tassisti, altri invece gridano all’arretratezza della società italiana che non riesce ad entrare nell’alveo dell’economia liberale.

Nell’ansia di deviare il malcontento su farmacisti e tassinari colpevoli di non farci entrare nel XXI° secolo, si dimentica che l’economia italiana, in forma bonsai è guidata e determinata da corporazioni e lobby a tutti i livelli e che queste ultime di dividono a loro volta in clan. E’ una forma funzionale al dominio di un’oligarchia sparsa tra affari, produzione, finanza, media e politica che l’ha sempre confermata come la modalità più adatta ad attuare il proprio dominio sulla società. Possibilità di controllo, voto di scambio, passaggio di favori, rastrellamento di finanze,  esclusione sociale, negazione del merito, affarismo complice: tutto questo avviene grazie alle corporazioni ed è anche per questo che il Paese non ha un welfare degno di questo nome, non ha una politica libera dall’abbraccio soffocante degli apparati, non si è mai dotato di una legislazione e di strumenti atti a contenere l’evasione fiscale o di un sistema informativo libero dagli interessi generali, ma anche spiccioli dell’editore.

Adesso ci si accorge che, mannaggia, ci sono i tassisti e i farmacisti che ostacolano lo sviluppo economico. E dove li mettiamo i provvedimenti che favoriscono la lobby bancaria, finanziaria, assicurativa?  E quella confindustriale? E la marcia indietro sulla casta? E i vantaggi offerti alle grandi proprietà immobiliari? e le svendite dei diritti, tanto che oggi operai con i salari più bassi dell’occidente, precari perenni e pensionati al minimo sono gli unici che partecipano della meravigliosa  economia liberale.

Chissà magari se i taxi costassero un po’ meno, se le farmacie fossero di più potrebbe essere meno oneroso chiamare Pisa 25 e andare a prendere dei calmanti. Certo se nel frattempo non fosse aumentato il ticket. Però bisogna ammettere che c’è il sobrio ridicolo dei commentatori a tenerci di buon umore.