Non solo bisogna sopportare i sacrifici, ma anche l’inconsapevole sadismo con il quale essi sono comunicati nel tentativo di metterci una pezza politica. Così il  presidente Napolitano, con  un cinismo stupefacente, ci fa sapere che la manovra chiede sacrifici “anche agli italiani dei ceti meno abbienti”. Anche? Ma se la manovra montiana colpisce direttamente i ceti popolari e lascia pressoché intoccata  l’ area agiata del Paese. Come se ancora una volta a pagare non siano il lavoro e le tutele, mentre privilegio e rendita rimangono ben scudati da provvedimenti minimi e spesso temporanei.

Posso capire che una certa retorica conciliativa possa forzare la mano, ma il Quirinale si è lasciato trascinare in un errore politico clamoroso passando dal tema della salvezza da ricercare ad ogni costo e della catastrofe incombente alla quale sottrarsi, ad un appoggio politico di merito e per di più barando sulle carte in tavola. Credo che non sia il modo migliore per rappresentare l’unità del Paese: perché si può anche raccontare la  balla che nella fretta e nell’emergenza si siano dovute prendere misure squilibrate e inique come fanno le forze che appoggiano da sinistra il governo, si può raccontare che in futuro ci saranno provvedimenti compensativi come vagamente il governo promette, ma non si può far finta di ignorare l’ingiustizia strutturale della manovra.

Anche perché questo potrebbe dare concretezza a un radicato sospetto: che l’operazione Monti fosse stata preparata da tempo non soltanto come cambio della guardia necessario a fronte della perdita totale di credibilità del cavaliere e del suo esecutivo, ma anche come filosofia di azione con contenuti  stabiliti dai poteri finanziari ed economici. Pazienza se un partito come il Pd sceglie la via del suicidio, ma la cosa cambia aspetto se sono le istituzioni che rappresentano l’ultima istanza del Paese ad apparire al centro di accordi che passano completamente sulla testa dei cittadini.

Quindi questo intervento sul fatto che anche i poveri piangono potrebbe suonare  a molti come una beffa. Solo che eravamo abituati ad essere presi in giro da altri: bisogna prima farci l’abitudine.