L’orrore che entra nella nostra vita. Le immagini e i filmati degli ultimi minuti di Gheddafi girano follemente sui media e in rete tra l’esecrazione che tuttavia rimane non può sottrarsi all’ipnotismo del raccapriccio. E diventa ipocrisia istituzionalizzata nelle televisioni con il loro vaniloquio.

Ora si dice e giustamente che nemmeno i tiranni devono morire così, che ci vorrebbe un processo, una corte, forse senza nemmeno arrivare all’impiccagione che è toccata a Saddam e che non è meno orribile. Ma ciò che vediamo è soltanto uno squarcio di realtà, quella che ci viene negata e che ci neghiamo volontariamente. Da decenni non facciamo altro che vedere film e telefilm pieni di violenza, di assassini, di stragi che tuttavia esorcizzano la morte. I corpi sono quelli stilizzati e ripuliti  degli obitori, sono statue  composte rese ancora più astratte dalle prove scientifiche o dalla complessità delle indagini, sono scheletri del passato o corpi vivi su cui c’è solo la recita della fine.

No, non siamo abituati alla realtà e in fondo è stato proprio il potere che Gheddafi ha avuto per che ora gli consente in qualche modo l’onore di una massacro che non sia plastica pura, un’ennesima fiction. Altrimenti sarebbe stata una delle tante crudeli esecuzioni dirette o indirette che la guerra produce e che rimangono quasi incorporee, senza sangue se non quello che zampilla dal ciclostile ipocritamente umanitario dei media o dalla cinica numerologia dei bollettini. I bombardamenti, le esecuzioni, le torture, le guerre, le prigioni hanno invece tutti l’orrore dei corpi straziati, del sangue della pena estrema.

Solo che non li vediamo davvero e vengono assimilati al mondo visivo della fiction, come dentro un’anonimato che non restituisce realtà. Comprese le vittime dello stesso Gheddafi che sono avvolte dal sudario delle considerazioni diplomatiche, degli interessi, delle ragioni di Stato. Cosa del tutto impossibile se quelle vittime fossero viste come negli ultimi minuti del colonnello. E’ quello che da molti anni cerca di dirci Gino Strada che aiutiamo e applaudiamo senza che arriviamo a comprenderlo davvero.

Così ci scandalizziamo per qualche baruffa di piazza, perché magari ci capita di vederla da vicino, mentre parliamo di guerre e di strategie come fossero un disegno su carta, un semplice scontro di principi. E quell’astrazione, quel rifiuto per le cose in quanto tali che ci permea, il trucco della pseudo realtà televisiva, ci rende anche inermi di fronte alle realtà più banali della crisi che sembravano appartenere a un altro mondo e che invece ormai ci coinvolgono, sorprendendo la nostra incauta leggerezza. No, non lo stiamo guardando: alla fine la realtà arriva con il battere degli stivali della storia e non come la sigla di un telefilm.