Dubito che Berlusconi abbia mai letto L’imitazione di Cristo nella quale campeggia per la prima volta la celebre frase, “così passa la gloria del mondo”. Anzi diciamo pure che è uno di quei grani di saggezza che vengono citati proprio perché non si è letta l’opera: infatti lo si fa sempre in riferimento agli altri e mai a se stessi.

Ma certo cosa poteva dire il premier che è stato il maggiore sponsor del colonnello, che gli ha fatto il baciamano, che ha alimentato se stesso e le imprese amiche  con 40 miliardi di euro sparsi tra affari vari e la sua maggioranza a trazione leghista con la complicità nelle torture inflitte ai migranti ai confini meridionali della Libia? Una frase che nel contesto potrebbe suonare anodina, ma che protervamente sostiene la gloria di Gheddafi e realisticamente ne accerta la fine.

Chissà chi gliel’ha suggerita: forse una qualche Cassandra in incognito perché Gheddafi ancora qualche mese fa poteva evitare di finire la sua avventura in una buca di cemento, poteva terminare la propria esistenza in un qualche Paese  africano, sudamericano o magari dal clima più freddo. Agli inizi di marzo l’opposizione libica glielo aveva offerto e qualche settimana più tardi la conferenza di Londra era stata sostanzialmente d’accordo in uno scambio tra esilio e silenzio.

Ma il colonnello non si è fidato, ha pensato a una trappola, ha magari creduto di poter contenere la rivolta abbastanza a lungo da avere sempre una possibilità di contrattare, forse semplicemente non poteva concepire la vita senza il potere. E insomma non si è accorto che una volta scesa in campo la Nato, non si trattava più di vedersela con ribelli, che la sua sconfitta era solo questione di tempo, che non sarebbe comunque stato risparmiato, come accadde a Saddam dopo la prima guerra del Golfo, semplicemente perché non rappresentava più un fattore di comodo nella vicenda nordafricana.

Ma questo accade quando si vuole mantenere il potere a tutti i costi, anche quando non ci sono più le condizioni per farlo, quando alle rivolte interne si salda una forte pressione dall’esterno per l’uscita di scena. Fatte le debite distinzioni, forse il premier dovrebbe riflettere più attentamente al sic transit gloria mundi, perché anche la sua potente tribù potrebbe non essere più in grado di difenderlo.