Anna Lombroso per il Simplicissimus

Né con lo stato né con le BR. È uno slogan che conserva il suo fascino tra gli accidiosi. Più ferocemente armati di pregiudizi e conformismo.
Anche i bambini sanno che non occorre schierarsi con l’antagonismo professionale o con la provocazione sterile oppure con restaurazione ottusa e repressione torbida. Sarebbe sufficiente stare con la democrazia, con i diritti e con al legalità.
Ma le scelte chiare, quelle che costringono e scaturiscono dalla riflessione, dalla interpretazione dei fatti e degli eventi non sono premiate dall’auditel che invece sta molto a cuore al parterre dei talk show, come ieri sera alla Sette che applicando potere sostitutivo del servizio pubblico trasforma anche le piazze in teatrini prevedibili e improvvidi.

Così per non stare con la violenza degli incappucciati ma nemmeno con le istituzioni “sputtanatissime” e poco eleganti, per non stare con i subdoli infiltrati che rovinano le estatiche riunioni del bel paese in strada, ma tanto meno con la celere che mena a comando ma anche di sua iniziativa, cornuti a mazziati e senza benzina, per essere flessibili disincantati e moderni tant’è stare con Berlusconi, con l’irrisione dello stato di diritto, con il disprezzo di quella noiosa e arcaica legalità, con la violenza in doppiopetto che tanto mica colpisce chi vive nelle certezze contigue al potere e nei privilegi di una elegante iniquità. Si è più comodo difendere i precari visibili, quelli che fanno le ospitate, legittime per carità, trascurando che ormai qualsiasi lavoro è precario quando sono stati rovinosamente travolti diritti e conquiste in nome di una presunta e ostentata necessità disuguale, nei call center come a Pomigliano.

E è più realistico non fidarsi dello Stato, delle istituzioni traballanti. Ed è più “normale” incrementare anomalia perché l’illegittimità costume di pochi diventi licenza per tutti. Così si vede l’ex direttrice dell’Unità, si si proprio il giornale fondato da Antonio Gramsci, enunciare con tutta tranquillità che i suoi figli – inopinatamente partecipanti alla manifestazione del 15 – sapevano che sparse sul percorso c’erano le santabarbara dei black bloc, che conoscevano lo loro collocazione in piazza San Giovanni, ma si sono ben guardati dal denunciarne la presenza alle autorità preposte alla sicurezza e tanto meno agli organizzatori della manifestazione. La fiera mammina interrogata in materia si è mostrata sorpresa per la sfrontatezza del quesito: in fondo i suoi figli hanno applicato la tradizionale omertà esemplare di un senso comune che copre le malefatte per poterne compiere di analoghe.

Come la Marcegaglia che minacciata va a lamentarsi e chiedere protezione al capobastone di chi la intimidisce, mica dal magistrato: certe questioni si sa è meglio risolverle in famiglia, magari sacra e unita. E poi se in rete circolavano queste informazione perché la polizia non sta su Facebook a fare intelligence? Mica si aspetteranno che i cittadini facciano il loro dovere? Il dovere è appannaggio di chi è pagato per questo, poco, ma in fondo Pasolini è morto e la legalità anche e se scelgono di fare gli sbirri, devono avere il gene della violenza.

E, solo apparentemente dall’altra parte della barricata mediatica, Pace un reduce senza scrupoli e senza memoria diceva più o meno le stesse cose, avvilendo il nostro comune scontento e la nostra generale collera, perché al cinismo sono aperte molte strade e spesso un sicuro futuro e allora si può guardare il mondo appoggiati al davanzale, senza farsi male.
Ecco quel realismo che ha sotterrato l’utopia, quella concretezza che ha spento le idee, quel disincanto che annega rispetto delle regole e amore per la democrazia in una palude di rispettabile indifferente uniformità con la lesione della civiltà, della legalità, delle ragioni degli altri, ecco devono farci inorridire. Perché sono la vera antipolitica, sono il rifiuto della partecipazione e del riconoscimento in valori comuni, sono la rappresentazione di una realtà più cinica e arida e avida di quella che noi stessi viviamo.

Una volta si diceva che i ricchi sono diversi da noi, oggi più che mai la mutazione aberrante riguarda i pochi che vivono in privilegi caldi e sicuri, in certezze consolidante dalla contiguità col regime, che non si guardano intorno però, perché tutto per loro è una minaccia, tutto rappresenta un rischio per i loro pacifici e garantiti appannaggi.

La loro paura deve farci paura perché è quella che fa circolare diffidenza sospetto e violenza, perché preferisce non capire perché la comprensione potrebbe alimentare i loro timori, che mette le cuffiette in modo che l’artificiale armonia di un jingle pubblicitario copra il grido della collera. Che è velenoso, è cattivo, è irragionevole ma che bisogna stare a sentire prima che travolga tutto nella sua furia. Come sta a sentirlo e si interroga l’unica presenza viva e pulita, che ieri sera parlava di onestà, di integrità e di futuro, con quella faccia un po’ così, Landini, sorpreso che gli chiedessero se non aveva paura di essere scavalcato a sinistra dagli antagonisti, sconcertato che si pensasse alla crisi economica come a un gara per l’affermazione di una leadership. Si era una presenza normale, familiare e sensata in una realtà nemica, anomala e dissennata, che magari non ha bisogno di eroi, ma di gente per bene, si.