E’ un anno che si attende il colpo di coda di Berlusconi, che ci si chiede ansiosamente cosa farà e come cercherà di rimanere attaccato alla poltrona. Ma oggi possiamo essere più precisi sia sul colpo che sulla coda: Silvio non ha bisogno di fare proprio nulla, gli bastano le condizioni di  confusione e di smarrimento in cui ha ridotto il Paese. Gli basta la rassegnazione di fronte all’enormità di ciò che sta accadendo, l’incredulità di fronte all’inganno di cui l’intero Paese è stato vittima e che anche i più convinti oppositori non pensavano così radicale. Il colpo e la coda siamo noi.

Così per un caimano in crisi se ne presentano altri cento: il banchiere moderno fidente nei titoli spazzatura, l’imprenditore (ci risiamo) con capelli di proprietà, qualche mummia democristiana risvegliata grazie alla maledizione del faraone e i più improbabili personaggi. Non è più politica è una striscia di comics: quando a chiedere un rinnovamento è l’acquirente di case a propria insaputa, Scajola che cerca un’elettricista per la scossa o quando persino la brutta addormentata nel losco, ossia la Gelmini dice che vuole parlare con i ragazzi e che non accetterà più tagli alla scuola, non stiamo tornando alla realtà, ma continuiamo a rimanere in quell’incubo fatto di padanie e cricche.

E fin che se lo dicono tra loro. Oggi ho letto un post di Marco Damilano su l’Espresso, il quale propone a centristi e topi in fuga di proporre come candidato premier Giulia Buongiorno che definisce una vera leader. Peccato che sia un po’ fascistella, ma insomma non si può avere tutto dalla vita. E sebbene questa uscita sembri piuttosto un tentativo di corteggiamento a mezzo stampa, tutti ad assentire, compresa gente che asserisce di venire dai centri sociali.

Ora se questa signora potrà anche essere brillante come avvocato, non mi risulta di aver mai ascoltato dalle sue labbra una, dicasi una proposizione politica. E in questo caso faccio il benaltrista, sì abbiamo bisogno di ben altro che astuti galleggiatori nel mar di poltrone. Ma ormai siamo così confusi da pescare dentro un cesto di lumache. Persino Veltroni ha fatto di meglio, anche se dopo aver saputo che il conte Max è nobil uomo del Vaticano, ha fatto sapere  che “Io sto col Papa”, un gustosissimo outing sulla totale confusione culturale nella quale nuota.

Ecco, questo è l’inaspettato colpo di coda di Berlusconi: l’aver ridotto il Paese a un tale grado di paura e di disperazione, l’aver favorito direttamente e indirettamente la crescita  di un ceto politico al di sotto di ogni aspettativa intellettuale e morale, che alla fine lui  può paradossalmente mimetizzarsi dietro l’inconsistenza della classe dirigente frutto della sua attenta opera di distruzione.  E dire che c’è chi sta a smacchiare gattopardi.