Anna Lombroso per il Simplicissimus

Picchiata e insultata su un bus pieno di passeggeri. Tempestata di pugni, una costola fratturata, e due settimane di prognosi, Suad Omar, mediatrice culturale italo-somala, è stata vittima di una violenta aggressione venerdì scorso, sulla linea 63, alla fermata davanti all’ospedale Maurziano di Torino. Lei stessa racconta « Un passeggero voleva che mi scostassi per passare. Gli ho detto che anch’io stavo per scendere, e a quel punto ha iniziato a insultarmi, mi ha detto cose irripetibili. Gli ho risposto indignata, lui ha reagito alzando le mani».

Del responsabile un italiano, di circa 50 anni, non si sa altro: perché alla fermata, l’autista ha aperto le porte e lui si è dileguato. In soccorso della vittima sono intervenuti due ragazzi, un somalo e un marocchino. Solo un terzo giovane un italiano ha protestato contro l’autista per aver permesso che l’aggressore scappasse. Ma il conducente obietta: ho solo agito secondo il regolamento. Vi ricorda altre banali ubbidienze? Vi ricorda altra banale indifferenza? Vi ricorda altri banali “distogliere gli occhi” per non vedere?
Berlusconi e i suoi, padani e non, sono riusciti nell’empia impresa di estrarre il peggio dagli italiani brava gente, qualcosa che forse era affondato sotto quel po’ di affrancamento e di dignità di sé, prodotto pare effimero della resistenza e della ricostruzione.

Il grande spot retorico della disumanità come virtù commerciabile e profittevole ha persuaso una parte di molta gente, con l’ostentazione pubblicitaria dei respingimenti, con l’evocazione impudica e esplicita dell’apartheid, con l’esibizione ostentata della durezza non negoziabile contro i migranti. Spingendoci sempre più giù quel piano inclinato della civiltà e dei diritti sul quale scivoliamo senza pudore, come fosse legittimo anzi obbligatorio, in quanto dettato dalla “necessità”.

Ha ridotto sempre di più la cerchia degli inclusi nella dimensione di persone (soprattutto maschi, soprattutto ubbidienti, soprattutto spregiudicati, soprattutto abbienti, soprattutto conformisti anche nelle inclinazioni, nelle convinzioni e perfino nell’estetica) e allargando la schiera degli esclusi, dei non riconosciuti. Gialli, neri, omosessuali, critici, poveri, vecchi, malati, meridionali, ingovernabili, ormai noialtri che stiamo a incazzarci sul web e altrove.

Si ci vuol poco a dire che l’Italia si è berlusconizzata nel suo tessuto più intimo, nei comportamenti più profondi, nei sentimenti e nelle emozioni, nei desideri e nei consumi. E nelle immagini del mondi e di sé che si porta dentro. Ma quando qualcuno di chiede a distanza di settantatre anni come mai gli italiani furono acquiescenti alle leggi razziali, o perché si fecero trascinare al macello per un incubo di potenza si capisce che la nube tossica che questo ceto politico esala, le sue acqua putride, le sue sacche infette di nuovi egoismi e antiche volgarità vengono da lontano. Che Berlusconi non è un errore nel processo di riproduzione del codice genetico della classe politica italiana. E non è nemmeno la causa della malattia. È semmai il sintomo, il volto più orrendo ma più rappresentativo di quel particolare genere di italiano che si è moltiplicato nella decostruzione sociale del Paese, scomponendone valori e capisaldi, nella trasformazione aberrante dei cittadini produttori in mobili e liquidi ubbidienti consumatori e spettatori. E che si è fatto merce tra le merci, utente di corruzione e affiliazione. Soli in balìa di qualunque potenza mediatica condizionati da messaggi di diffidenza, egoismo e paura.

Ma ci vorrebbe poco per cambiare le regole del gioco, basta immedesimarsi. Basta per un momento scendere dal sedile dell’autista ossequiente del regolamento e immaginare di essere Suad Omar. Si ci vuole poco perché non occorre una grande immaginazione per prevedere che le nostre figlie, se sono intelligenti e capaci e anche fortunate potrebbero essere come lei, se invece non hanno prerogative, forza e buona sorte potrebbero diventare le nuove schiave. Come d’altra parte cinque giovani donne bianche bianchissime che facevano le schiave e sono morte sotto le macerie dei nostri sogni di benessere e privilegio.