Stanotte ho fatto un sogno o meglio ricordo lampi di immagini rimaste nella memoria. Ho nella mente immagini di giornali che invece di chiamare escort le signorine di Arcore e dintorni, titolavano le “mignotte di Silvio” per usare il temine più castigato tra quelli che mi sento di usare qui. Così bevendo il caffè mi sono chiesto se ci saremmo trovati in questa situazione se negli ultimi trent’anni non si fosse tentato di appannare la realtà attraverso le parole, se i rapporti di potere, le attività, la politica non avessero avuto una sorta di ottundimento linguistico.

Ci fu un periodo, a cavallo del nascente craxismo in cui la realtà veniva edulcorata e in qualche modo occultata burocratizzando i nomi: così i ciechi diventavano non vedenti, gli spazzini operatori ecologici, i disabili handicappati, prima che questa stessa parola cominciasse ad essere sospetta, i sordi non udenti e via dicendo. Questo politicamente corretto italico era in realtà quanto mai scorretto perché interveniva sulla nomenclatura, proprio per simulare un’attenzione che nei fatti non c’era. Oddio a volte la civiltà è anche forma, ma diventa formalismo se manca l’aggancio a una sostanza presente o futura, a una volontà di trasformazione.

Poi man mano che gli anni passavano si è scoperto l’inglese e con esso una grande miniera di attenuazioni, depistaggi, nascondimenti molto utili al potere e ai poteri, un succedaneo del latinorum di Don Abbondio e una estensione mediatica dell’uso dei tecnicismi del linguaggio.

L’inglese offriva e offre una grandissima chance: quella di creare un vuoto semantico che sottrae significati e connotazioni e può essere usato semplicemente come un segnaposto per qualcosa di cui si vuole occultare la valenza. Questo varrebbe per qualsiasi lingua straniera abbastanza distante dall’italiano, ma l’inglese si presta alla perfezione avendo sviluppato al massimo grado una tendenza degli idiomi di ceppo germanico di essere molto contestuali per cui una parola può acquisire diversi significati a seconda delle situazioni o della posizione sintattica.   Queste parole immerse in un’altra lingua possono essere usate a qualsiasi scopo.

Anzi assumono un’aura che insieme al fascino del sogno americano, testimonia del distacco e della ieraticità del potere. Per esempio la parola manager  usata al posto di dirigente o direttore e condita dalle molte specificazioni possibili offre la possibilità  di  reclutare personale a costo zero, senza chiari vincoli contrattuali. Così che con account manager possiamo definire sia il direttore commerciale di una grande azienda che un agente di commercio o un procacciatore di affari.

E che dire dell’indefinito welfare state al posto di Stato sociale che in realtà significano due cose differentissime, il primo parla dell’aiuto pubblico che viene fornito a chi si trova in difficoltà, mentre il secondo indica come obiettivo e senso dello Stato, proprio l’eliminazione delle difficoltà e delle disparità tra cittadini? Oppure dell’utilizzo del termine governance al posto di governabilità trasferendo così impropriamente un termine della gestione aziendale a quella politica dello Stato?

Si potrebbero citare milioni di queste distorsioni della realtà entusiasticamente riprese da media sempre più ignoranti e dunque sempre più entusiasti di sviscerare il loro sapere linguistico da terza media e dunque di partecipare a questo gioco di potere. Il provincialismo di step by step al posto di passo passo credo che sia il vertice di talune carriere. E forse la felicità di un account manager che accendendo il proprio home theater pensa al deficit spending  per la cena.

Salvo qualche volta, un malaugurato istinto fa baluginare qualche realtà come i bamboccioni di Padoa Schioppa, o i poveracci di D’Alema o la celebre frase di Berlusconi sulla protervia dei  figli degli operai che vorrebbero essere uguali ai figli degli avvocati.

Ed ecco che anche la prostituzione è diventata escortaggio: vogliamo mettere la differenza  e il suono misterioso, avvincente, perdonante  per il berlusconiano tipo? Ma ci sono cose che resistono, dove non si applica edulcorazione o nascondimento: il denaro. Non lo traduce nessuno con money, a scanso di equivoci con le monetine. Solo la chiesa preferisce pecunia, perché almeno è sicura che non olet.