Il mondo gay è agitato e diviso da quando Aurelio Mancuso, presidente di “Equality Italia”, ha annunciato la prossima pubblicazione di elenchi di politici, compresi due ministri, omosessuali, ma sostanzialmente omofobia quanto ad attività politica e legislativa. C’è chi è contrario perché ritiene che si tratti di un’azione violenta, di un’ennesima macchina del fango come sostengono Scalfarotto e l’Arcigay, altri che invece plaudono all’iniziativa e altri, come Paola Concia che mediano tra le due posizioni.

Io francamente non saprei cosa scegliere tra la straordinaria prevaricazione insita nell’operazione e la profonda ipocrisia che vuole smascherare. Entrambe mi sembrano due frutti maturi e marci dell’Italia berlusconiana che ci ha contagiato tutti: da una parte la violenza dei comportamenti e delle parole introdotta e sdoganata dai “bravi” del cavaliere, l’accanimento vigliacco sui deboli, il deprimente conformismo di pancia che nemmeno può concepire la diversità, la delazione e il dossieraggio. Dall’altra  l’infingimento, la dissimulazione, la menzogna e l’ipocrisia che spingono certi omosessuali che hanno tutto il diritto di tenere per sé il loro orientamento sessuale, a votare contro i propri stessi diritti, convinti di trovare una  via privata e privilegiata per ottenere ciò che è negato agli altri o per evitare le umiliazioni inflitte ad altri.

Due aspetti intimamente legati tra di loro, due facce di un’Italia che sta scivolando verso l’inciviltà e l’egoismo assoluto. E solo il fatto che proprio gli eventuali colpiti dagli elenchi sono tra quelli che hanno entusiasticamente collaborato a costruire questo mondo, non mi fa sanguinare il cuore per chi subirà la violenza dello smascheramento.

E forse comincerà a pensare che la civiltà, la dignità e l’attenzione agli altri hanno i loro vantaggi.