Anna Lombroso per il Simplicissimus
Nei giorni scorsi una lettrice del blog irriducibilmente anonima chissà perché, lamentava come la lettura di un mio pezzo (qui) sul bisogno e sulla “perdita” di cultura le avesse provocato il “mal di testa”. Richiamandomi all’opportunità di raggiungere quegli standard di leggibilità e semplificazione utili a guadagnarsi un più ampio pubblico di lettori. Il mio pezzo evocava il rapporto felice tra potere e cultura applicato a Venezia, quando si riteneva che sapere e conoscenza fossero beni da conquistare per diventare migliori in tutti i campi, compreso il commercio, ma soprattutto per essere più armoniosi e felici con se stessi e gli altri.
E ne sono convinta, credo che sia proprio così, che lo studio – e la fatica che comporta – siano ben remunerati con un più profondo e completo rapporto con la ragione, le emozioni, le passioni e la bellezza. Certo è un processo che comporta impegno attivo. Qualche sforzo. Il superamento di una pigrizia che in questi anni è stata invece favorita come una virtù, perché è l’anticamera sommessa ma tenace della dipendenza e dell’ubbidienza.
Per questo la sedicente semplificazione, che peraltro evoca sinistramente Calderoli, mi fa rabbrividire, perché nella nostra contemporaneità sconfina nella infantilizzazione della pensare collettivo promosso da quella criminale e degradata logica di rappresentazione della realtà e della verità in cui ceto politico e ceto giornalistico, poteri istituzionali e poteri mediatici si sono fusi inestricabilmente nell’elaborare un racconto sociale, l’unico dotato di corso legale, l’unico accettato come reale e diretto a ingannare e addormentare. Si a questo regime piacciono soggettività inerti e apatiche, un popolo di bambini i cui capricci si placano con promesse di giochi e balocchi, di scorciatoie facili e sogni ormai ridotti ad incubi. Meglio veline che biologhe, meglio calciatori con fisico bestiale che fisici. E per estensione meglio evasori che poveri, meglio trasgressori che onesti, perché l’inclinazione alla “facilitazione” comporta inevitabilmente compiacente resa all’irrisione delle regole e all’illegalità. Allo stesso modo funziona uno stravolgimento semantico: la morale diventa ridicolo moralismo, le idee deplorevoli ideologismi, la Carta fastidiosa carta straccia da conferire nella discarica insieme alla democrazia, ai diritti, alla dignità.
Eh si, si esprime “semplicemente” questo ceto politico. Parlano – a loro dire – come uomini qualunque e infatti professano qualunquismo. Rivendicano che la loro è una cultura mediatica così il pensiero può essere dequalificato legittimamente a spettacolo e intrattenimento. Riducono ogni contenuto, e ne hanno pochi, a un banale schema a due valori, pro e contro quindi bene e male in lotta, e conviene schierarsi con loro.
Così l’ignoranza diventa un valore, per non dire un vanto. Ma occorre vigilare proprio per questo. Sono ignoranti, incolti, rozzi, grossolani è vero ma per noi vogliono consolidare e mantenere un’altra ignoranza, quella che prevede l’occultamento della realtà, quella che esclude dalla conoscenza e dal sapere, quella che emargina dall’informazione, quella che infine esonera dalla responsabilità. Per ottenere questo desiderabile obiettivo alimentano la potenza mediatica di feticci specializzati, il ministro dell’economia, l’addetto alle grandi crisi, lo sbriga faccende dei terremoti, lo scienziato spiccia centrali, il dicastero della paura e tra un po’ quello dell’amore e della morte, cui affidare e delegare decisioni che riguardano le nostre esistenze, in una liturgia che deve preservare i loro arcana imperii, il loro possesso esclusivo di potere, ricchezza e forza, per lasciarci ignari bambini e telespettatori apatici, abilitati solo al consumo.
Io non credo che la complessità della nostra contemporaneità si comprenda se non ci si attrezza con il sapere e la cultura. E non credo nemmeno che senza di essi si raggiunga la necessaria semplicità e razionalità delle soluzioni e dei modi di governarla senza subirla. È come per i nodi, bisogna saperlo scioglierli, mentre oggi chi detiene il potere pensa di tagliarli con uno spadone da capitan fracassa, spaccone e impotente. Ed è come per l’antipolitica, che sono loro ad esercitare davvero persuadendoci a stare lontani, ad astrarci, in modo da lasciarli operare quella metamorfosi desiderata e raggiunta da cura del bene generale a tutela e esaltazione dell’interesse privato.
C’è una casta trasversale cui è meglio non appartenere, quella degli ignoranti, perché la non conoscenza alla lunga diventa incoscienza, perché per via di certi piccoli profitti si approfittano di chi non sa, perché la pigrizia del pensiero diventa acquiescenza e accidia e così si va a finire dalla alla moltitudine degli intoccabili per non dire degli schiavi.


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@ Anna la rouge: non facciamo del vittimismo Anna, non mi ha sfiorata il concetto di visibilità mediatica quando ho scritto ad Anna quel commento, forse sono una ingenua che crede ancora che chi scrive non lo faccia unicamente per se stesso ma anche per gli altri, e gli altri sono diversi, non hanno tutti l’impostazione culturale di questo salotto ad esempio, non si tratta di costringersi nè di abbassarsi al livello del trota, si tratta di aprirsi agli altri in maniera più generosa. Anche così si cambiano le cose. poi per carità, oguno scriva come gli pare.
Sul discorso lega sono perfettamente d’accordo, detesto quelle rozze espressioni più delle loro canottiere e non mi dilungo perchè mi fanno rabbrividire. La semplicità di cui scrivo è ben altra cosa, fatta di dignità di ricerca della verità e di azione in questo senso. la bellezza, la cultura , la poesia(quanto mi manca la sua gentile presenza!) certo arricchiscono la società e non mi è mai balenata l’idea che vi sia qualcosa di maligno dietro esse. Il problema è un altro, è l’uso e l’abuso che in passato è stato fatto del sapere per fini egoici che ha portato la volgarità intellettuale a prosperare, non si può nemmeno parlare di ignoranza, ma di ristrettezza mentale. Perciò non amo certi snobismi, l’uso della mente esagerato a discapito della sensibilità, della ricerca interiore che ti mette in contatto con la tua umanità. Come in ogni frangente si tratta di equilibri, di scale di valori, personalmente nella mia scala di valori preferisco mettere al primo posto l’essere umano, la cultura viene dopo anche perchè il sapere senza un cuore diviene sterile crudeltà.
Certo tra noi c’è proprio un problema di comunicazione e me ne dispiaccio. Io a volte rivendico di essere un po’ snob, non mi piace la canottiera di Bossi e nemmeno lo smanioso arrivismo di Renzi. Né tanto meno le barche di D’Alema… Ma in questo caso lo snobismo non c’entra non ho certo parlato di scontro di caste o cricche quella dei colti contro quella degli incliti, per carità. Al contrario ho proprio perorato la causa di una circolazione efficace e capillare di sapere, conoscenza e cultura a fini “politici” e di autodifesa, contro chi per anni ha voluto anestetizzare menti e coscienze per accreditare un mondo felice fatto di facili guadagni e futili consumi, di una realtà dalla consistenza di una soap, di un futuro di scorciatoie disimpegnate. E temo che il disegno sia stato ampiamente realizzato se comunque c’è un elettorato – si spera sempre più esiguo che li sostiene. Ma soprattutto se sono riusciti a tirar fuori da dentro istinti orrendi che di solito la cultura, l’informazione e la ragione nel dispiegata aiutano a governare: razzismo, arroganza, xenofobia, sessismo, lesione dei diritti degli altri. Non credo sia “razzista” dire che gli elettori della lega scelgono un partito che cura e tutela l’ignoranza perché l’aiuta a salvaguardare interessi di parte, territorialità come isolamento dagli altri, un’idea di sicurezza offensiva per i diversi o che arriva qui spinto dalla disperazione, presentandolo come un pericolo, un nemico da combattere. Per quanto mi riguarda credo che il sapere, la bellezza, la cultura aiutino la civiltà, le relazioni, la conoscenza di sé e degli altri. Ed è per questo che in Italia vengono ostacolati e impoveriti come fossero “rischi”. Nessuno potrà mai persuadermi che dietro ad essi si nasconda qualcosa di maligno, paura o rifiuto.
” Fate le cose nel modo più semplice possibile, ma senza semplificare. ”
Albert Einstein….questo volevo esprimere, ed era anche una provocazione benevola certo non era una lode all’ignoranza la mia e non sempre non sei colto perchè sei pigro mentalmente ed è un discorso davvero troppo profondo da esprimere qui. Come mi è accaduto spesso non sono riuscita a leggerti completamente e su molti punti non sono d’accordo, non tanto sull’analisi politica che fai, ma sul rapporto con la cultura. Parli di accidia…..di casta degli ignoranti, di intoccabili schiavi, ma dove siamo? nel girone dei colti col frustino? Anche la cultura rende schiavi se usata per nascodere la la propria vera identità.