Forse per lungo tempo la natura del berlusconismo rimarrà un territorio di esplorazione e di contesa, ma non tanto perché i suoi caratteri siano ardui e complessi, ma proprio per il contrario: per la banalità del fenomeno. Un deserto lungo vent’anni. E le analisi cominciano a fiorire oggi che il fenonemo si consuma nel suo concreto nulla.

Giorgio Bocca dice oggi che Silvio è un Mussolini fallito, ma a mio giudizio si tratta di un abbaglio che si costruisce attraverso qualche somiglianza superficiale: la psicologia dei due personaggi è completamente diversa. Mussolini era un politico dalle idee confuse e contraddittorie, in molti casi rozze, ma un politico con la consapevolezza di esserlo. Certo si appoggiava agli ambienti reazionari proponendo una sua inesistente rivoluzione il cui culmine era la coralità estetica delle masse. Voleva essere dittatore di una nazione e di uno Stato etico, anche se per mantenersi al potere diede avvio a una profonda corruzione realizzando il cortocircuito tra potere politico, industria e feudi agrari. E nella cattiva coscienza di aver tradito il popolo, si giocò tutto con quel tremendo imbroglio di eguaglianza che è il nazionalismo. Meglio ancora se talmente radicale da sfociare nella difesa della razza.

Alcune alleanze, in particolare quella con la Chiesa, possono assomigliare al sistema berlusconiano, alcune modalità, come quella delle cricche di potere o il puntare sulle appartenenze sono molto simili, ma  il Cavaliere è solo uno a cui piace comandare con la mentalità del capo d’azienda: compra e vende deputati come se fossero azioni, non fa bere olio di ricino, ma articoli dei suoi gorilla mediatici. Soprattutto non vuole diventare un dittatore, semplicemente perché non ha alcuna idea dello Stato, ma solo quella del potere privato che viene esercitato con i mezzi e le strutture istituzionali a disposizione finché si può. Anche prescindendo dalla sovrabbondanza di interessi personali che lo hanno portato a fare del Parlamento una specie di Spa truffaldina popolato di giorno dagli stessi che popolano Arcore di notte, non si rende nemmeno conto degli atteggiamenti autoritari con i quali si prefigge di scassare le istituzioni. Non comprende la democrazia: si tratta solo di interessi e di affari, perché alla fine per Silvio il dittatore universale esiste già ed il denaro. Lui al massimo vuole esserne il governatore regionale vellicando i vizi degli italiani e le avidità dei suoi clientes. Non c’è niente di più lontano dalla mentalità del Cavaliere della politica, tanto che il suo cavallo vincente è stata sempre proprio la sua mancanza. non è un dittatore è un proprietario che per cambiare la Costituzione non fa marce su Roma ma va dal notaio. Un padrino padrone.

In effetti è difficile trovare due personaggi così antitetici anche se gli esiti della loro azione è stato disastroso per il Paese. C’è però in effetti un elemento unificante tra i due e non bisogna andarlo a trovare nelle loro propensioni o nella loro psicologia: ma negli italiani. Nel loro modo di concepire il potere al tempo stesso come estraneo e salvifico che gli ha portati in tempi e modi diversi ad abbandonarsi nelle mani di un qualche uomo del destino, complice la facilità di rinchiudersi nel privato e nel familismo. Un istinto liberatosi dopo le lotte operaie e contadine del primo Novecento e la grande crisi succeduta alla prima guerra mondiale per Mussolini. Dopo l’affermazione del pensiero unico, la caduta del muro, l’illusione della società senza classi per Berlusconi. Entrambe le situazioni hanno portato man mano a un consenso acritico, alla costruzione di una mitologia l’una più assurda dell’altra. E se l’aperta dittatura di Mussolini aveva suscitato ampie sacche di lotta clandestina e fermenti di libertà tanto più vivi quanto più combattuti, consapevolezza della tirannia,  il ventennio berlusconiano  ha rischiato un autoesilio dell’opposizione come nota a margine dell’inevitabile logica dell’economia e buona sostanza dell’autocrazia del denaro.

Eh si, gli uomini del destino sono assai differenti, sono i destini scelti ad essere sempre un cattivo destino