Anna Lombroso per il Simplicissimus

Parma: il parco Giovanni Falcone e Paolo Borsellino cambierà nome: l’area verde compresa fra via Mantova e via Lazio sarà dedicata a Sandra Mondaini e Raimondo Vianello. Con l’intitolazione a Vianello e alla Mondaini del parco cittadino, la commissione ha inteso rendere omaggio a una coppia fra le più apprezzate dello spettacolo, che per molti anni ha tenuto banco sugli schermi televisivi degli italiani. Ma anche una coppia che, nel suo privato, in più occasioni ha saputo dare prova di generosità.

Per i due magistrati uccisi dalla mafia, invece, il Comune in futuro troverà un’altra collocazione, forse i due  viali gemelli della stazione, alle spalle dello scalo ferroviario. Forse.
Una coppia sostituisce un’altra coppia, si deve supporre meno amata, meno generosa, meno conosciuta.
Tante menti illuminate da Brecht a Canetti hanno messo in guardia dal pericolo per le nazioni di avere bisogno di eroi, di straordinarietà. Ma pur dotati di fertile immaginazione non avrebbero sospettato che lo stesso paese fosse talmente assuefatto all’anomalia da volerla continuamente rinnovare sostituendo a due eroi che avrebbero voluto essere normali, due attori del varietà fin troppo normali. Tanto da testimoniare tutti gli archetipi gli stereotipi e gli idealtipi della peggiore italianità, senza il genio di Sordi o la crudeltà di Monicelli. Coppie rappresentative della noia di stare insieme per abitudini, del conformismo televisivo, con conseguente fisiologico condimento di sessismo, fedeltà al Gruppo, appartenenza “ aziendale”, certi valori meneghini: lavoro e carità ambedue molto propagandati.
Ma siccome le strade non vengono titolate in base al parere di Aldo Grasso e dei critici televisivi, ma si suppone in base ai meriti più che alla popolarità – benché esistano anche una via Bava Beccaris, alcuni viali della Vittoria poco congrui con la generale sconfitta, e, mi si dice, una piazza Califano e una statua non equestre di Manuela Arcuri – il sacrificio previsto della propria vita dovrebbe contare più dell’auditel.
È che nemmeno la retorica è più quella di una volta, il buonismo vale più della bontà, il perbenismo più dell’onestà. Ci piacciono Gramellini e le sue rivisitazioni neodeamicisiane dello Specchio dei tempi e le top ten dei principi e dei valori. Ci piace la beneficenza più dell’accoglienza, Muccioli più di Langer, don Matteo più di padre Romero.
È che l’industria dell’ottimismo dinamico e arruffone, quello che deve addormentare le coscienze per derubarle di consapevolezza e diritti, si fonda su un certo beota e scriteriato conformismo, ben poggiato sui luoghi più che sul senso comune e li esalta via video in una spettacolarizzazione commerciale e consumistica che ha intriso tutto, esistenze, modelli di vita, politica, informazione, lutti, lacrime, passioni. Consolatoria certamente e rassicurante, ma viene l’ora nella quale dopo aver consolato gli afflitti è opportuno affliggere i consolati. Perché escano dal tranquillizzante letargo, che i barbari sono arrivati. E chiamano le strade con i nomi dei comici di mediaset, perché vogliono che diventiamo come loro. Banali, triti, mediocri, disonesti: tant’è la prossima volta il viale, quello che vorremmo fosse del tramonto, lo chiamino che barba che noia.