Nonostante quello che accade il Paese non riesce ad uscire dalla rappresentazione, dalla commedia inscenata dal governo, ma anche da una platea che in qualche modo tiene bordone.

Da un parte Berlusconi e soci non vogliono dire quali sono le condizioni poste dall’Europa e danno ordine ai loro vassalli dell’informazione di creare un nemico che ordisce le sue trame alle spalle del Cavaliere. La speculazione, i poteri forti, ma anche la Germania accusata ieri dal tg1, in un grottesco servizio, di essere la stessa di Hitler. Tutta robaccia per babbei, ma per quanto indecente possiamo considerarlo normale da parte di una concrezione di potere che ha fatto della menzogna sistematica non solo il proprio instrumentum regni, ma il suo modo di essere.

Però l’irrealtà governativa deborda e si spande su quella parte del Paese che ancora non vuole sapere e attende famelica segnali che la confortino nel tentativo di illusione: penso a certi pezzi surreali che ho letto dovunque su presunte giornate da bollino nero in autostrada per file che non ci sono state e per transumanze vacanziere che sono ormai un ricordo. O come certi peana per il presunto calo di consumo di droga a fronte di uno studio parlamentare molto sospetto, di cui non si conoscono né le metodologie, né i criteri di campionamento e che viene contestato dagli operatori del settore come sorprendente. Ma sul quale finora non si è letto nulla di serio nei grandi giornali.

Sono solo due esempi, forse marginali, ma che rendono evidente  il desiderio di non vedere che è proprio il sistema Italia che non funziona e sul quale nessuno intende puntare. Ha voglia la Bce a comprare i nostri titoli di Stato, anche se non si capisce se sul primo o sul secondo mercato: sono pezze a colore su un sistema che non funziona più, che richiede cambiamenti radicali e molti sacrifici. Sacrifici che però nessuno è disposto a fare, soprattutto tra quelli che non ne hanno fatti. Cambiamenti che tutti guardano con paura e sospetto, preferendo inventarsi un qualche nemico di comodo.

Così alla fine si dovrà sacrificare chi non potrà sottrarsi perché, immedesimato a tal punto dalla commedia, ha perso i riferimenti sociali, sindacali, politici con i quali difendersi, contribuendo così a eroderli fino a farne dei quasi protagonisti della commedia stessa. E così vive in balia del familismo, dello spirito di clan, di effimere appartenenze o dello sballo liberatorio. In preda a una rabbia generalizzata che non sa tradursi in azione diretta e indiretta.

Non sarà questa Italia come non volontà e rappresentazione, tanto per parafrasare Schopenhauer, che riuscirà a spuntarla. Non sarà questa la società che eviterà il default. Che a questo punto appare come l’unico punto zero dal quale ricominciare.