A leggerlo non ci si crede. Magari si spererebbe in un equivoco, in una cornetta graccchiante più del dovuto, in un take finito sotto la tazzina del caffè, ad una mail mandata all’indirizzo sbagliato. Ma il testo non svanisce, finalmente raggiunto e sostituito con quello vero.
Così bisogna arrendersi a cio che si legge su L’Unità on line, non c’è scampo: Franceschini vuole allearsi con tutti, persino con Fini pur di cacciare Berlusconi. E fin qui se si trattasse solo di mettere finalmente in fuga il Cavaliere potrebbe anche essere plausibile. Ciò che è agghiacciante e sentire il resto del ragionamento: «Sappiamo che ci sono distanze eccome, ci sono problemi eccome, ma chi se ne frega dele differenze di fronte alla gravità della situazione e all’esigenza di ricostruzione. Tutte queste forze devono stare insieme in una legislatura costituente e solo dopo potranno tornare a scontrarsi con nuovi leader in modo normale e democratico».
La cosa cambia aspetto: non si tratta di un’ alleanza temporanea tra visioni distanti della politica per ottenere uno scopo preciso e delimitato, ma di mettersi assieme per una legislatura costituente, cioè per costruire le basi dell’Italia futura. E questo andrebbe fatto con quelli che hanno permesso l’avventura berlusconiana e se ne sono distaccati ultimamente non certo per questioni di fondo che, anzi continuano a ribadire.
Altro che liberarsi a tutti i costi delle macerie berlusconiane: anzi proprio questi ragionamenti sono parte di quelle macerie, della banalizzazione della politica, della cecità di fronte a problemi che richiedono slancio, immaginazione e idee. Certo se queste cose non ci sono, sono solo un ricordo, allora tutto acquista un senso: un ceto politico cerca di traghettare se stesso oltre Berlusconi e soprattutto oltre gli elettori. Una santa alleanza per se stessi. E del resto se il Cavaliere è sempre lì, molto è dovuto al fatto che non ci viene prospettata un’Italia diversa, un progetto e men che meno una speranza. Ecco le vere macerie.
Ma Franceschini ci dice che lui impara dalla storia: “Chi faceva la Resistenza non si chiedeva a quale partito appartenesse e il Pd deve tenere aperta questa proposta”. Si ma quelli combattevano, mica stavano in Parlamento, sono come le persone che manifestano e che nella loro stragrande maggioranza non sottilizzano troppo sulle reciproche differenze, ma sono trascinate da ciò che le unisce, aiutate dalla coralità della piazza. Quindi possiamo mettere questo assurdo paragaone franceschiniano nel novero dei detriti da cui bisogna liberarsi, questo uso di comodo della Resistenza. Il vero paragone sarebbe un altro e del tutto avverso a ciò che dice Franceschini: sarebbe come se i costituenti avessero invitato i fascisti a mettere mano alla carta fondamentale della Repubblica.
Alleanze al posto di idee. E’ il berlusconismo perfetto.


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Troppo bbbuon’. Sai, anch’io ce l’avrei, e sarebbe il sottoscritto ;o), però, qualche volta, mi dimentico di attivarlo alla massima potenza ;o).
Sai, tornando al tuo fecondo articolo, credo proprio, sempre più, e non da adesso, che il problema di fondo sia una malintesa libertà, troppo negata da una parte e troppo assoluta dall’altra.
Risultante: ancora oggi, un po’ in tutti i settori e a tutti i livelli, troppi, la maggioranza dei ‘citoyens’, di libertà, costituzionali, in concreto ne hanno poche e poco importanti, e un’accozzaglia di oligarchie, bipartisan ;o), ufficiali o ufficiosed, di fetentoni o fetentelli, cialtroni o cialtrini, lazzaroni o lazzarini, ne hanno troppe e troppo importanti, di libertà, incostituzionali.
Forse l’articolo di apertura che scriverò sul mio blog personale, che aprirò, qui, su WordPress, il 27 agosto, sarà proprio ‘Quale libertà?’.
Figurati, gli errori sono normali e se io non vessi il correttore ortografico…
P. S.: mi scuso vivamente per quei ‘ispoiratore’ (=ispiratore) e ‘suporter’ (=supporter) che un ex correttore e revisore di testi, anche battendo sulla tastiera a velocità supersonica, non avrebbe dovuto sbagliare ;o(.
Sono d’accordo.
Al solito, si parte dalla coda, non dalla testa, forse perché alla testa, in vari casi, ci sono ‘code’ intere o mozzate: se di riCostituente si vuol parlare, l’iter giusto, concreto, è programma, primarie con chi ci sta davvero, perfino sottoscrivendo un ‘atto privato’ presso un notaio, con delle precise penali, dato che, purtroppo, la nostra bella Costituzione non prevede, mi sembra all’art. 68, cito a memoria, il ‘vincolo di mandato’ e alleanze coerenti.
Ma l’Ulivo è durato due anni, e ha fatto quello che ha potuto, poco e lentamente, con un occhio troppo solamente al risanamento, fatto fuori dal talebanetto rifondaiolo vetero-com con lo Richelieu di Gallipoli come ispoiratore e suporter, che poi è andato al governo e l’Unione è stato un caravanserraglio con dentro tutti e il contrario di tutti, subito fatto fuori da due rifiuti tossici di due quagliette destrorse votovendole o inquisite.
E adesso solo da una parte c’è, dall’inizio, almeno in parlamento, la volontà di creare una coalizione (ribadisco, programmi, primarie per la premiership, con eventuale indicazione di vice e ministri ombra e alleanze coerenti) per una vera alternativa progressista.
E, quanto a chi si è staccato ieri dalla cosca di Sua Impunità, dopo essere stato per così tanto tempo all’ombra dei suoi soldoni, giornali, tv, intrallazzi e acquisto di quagliette salterine parlamentari, a parte che, in un caso, ha sul gobbo le nefandezze poliziesche di Genova 2001 e la Bossi-Fini e, nell’altro, molti rifiuti tossici bipedi condannati, credo che siano comunque un’altra alternativa, non quella socialmente, democraticamente, liberalmente (non liberisticamente o libertariamente) (neo)progressista.