Che poca fantasia. Ora Tremonti dice che è ricco e che non ha bisogno di rubare: la scusa di sempre, quella ridicola sciocchezza che per vent’anni ha attraversato le fortune di Berlusconi. Che si era ricco, ma rubando dalla sua posizione politica dignità, salari, democrazia, politica, regole, correttezza è diventato ricco il triplo.  I potenti non rubano direttamente denaro, rubano principi e uguaglianza: i capitali seguono a cascata.

Ma facciamo finta di credere a questa leggenda metropolitana che affattura le anime semplici con la sua sconcertante banalità. E allora perché se Tremonti è ricco quando è andato via dalla caserma della Gdf non ha pensato di trovarsi casa da solo, perché si è rivolto a Milanese per usufruire del suo appartamento pagandogli solo la metà dell’affitto?

E perché Milanese che ufficialmente ricco non è, anche se gli piace il lusso pacchiano raccattato ai margini del potere, accetta di non poter usufruire della sua casa pagando di tasca propria  4000 e passa euro mensili, cioè la differenza tra l’affitto di 8500 euro e quello che gli passava Tremonti?  A questo punto che si tratti di nero o meno è certamente importante per capire che razza di ministro dovrebbe occuparsi della correttezza fiscale, ma non ci spiega nulla delle ragioni.

Nessuno fa nulla per nulla ed evidentemente o quei 4000 euro tornavano in qualche modo nelle tasche di Milanese e allora bisogna vedere come e con quali costi diretti e indiretti per i cittadini, soprattutto per quelli che 4000 euro netti li vedono in due mesi quando sono dei privilegiati, in quattro se sono normali e mai se sono precari. Oppure il rapporto tra Milanese e Tremonti è di altra natura, quella di un’amicizia a tutta prova e allora certo al ministro non si può rimproverare nulla anzi dovrebbe cantare e non lamentarsi porque cantando
se alegran, Cielito Giulio, los corazones.

Ma insomma ci aspetteremmo a questo punto un outing. Sullo stato reale delle finanze italiane, che avete capito.