Mettiamo indietro le lancette. Anzi no, questo è un Paese dove gli orologi si sono fermati da molto tempo e quindi è sufficiente ricordare. E basta niente, basta leggere ciò che dice l’imprenditore Di Caterina coinvolto nella vicenda Penati, per farsi tornare in mente le geremiadi ascoltate al tempo di mani pulite:”Mi minacciavano e succhiavano soldi”.

Ora per quanto possa essere antipatica la casta politica, è nulla in confronto a questo ceto imprenditoriale che letteralmente vive facendo pappa e ciccia con la politica più che con il lavoro vero e la cosiddetta concorrenza:  dai loro contributi, doni, tangenti, ricavano non solo lavoro e appalti, ma anche guadagni assai più alti del normale e questa volta a carico delle finanze pubbliche.

Certo è avvilente e sconcertante che a vent’anni da quel primo drammatico squarcio sul sistema della corruzione, ancora non sia chiaro al grande pubblico in che cosa esso effettivamente consista è che parte ha nel disastroso stato dei conti pubblici. L’imprenditore che paga questo o quello per avere un lavoro non ci pensa nemmeno a rimetterci: se è chiamato senza appalto farà un prezzo più alto che incorpori con abbondanza e generosità quello della donazione. Se invece c’è una gara farà un prezzo stracciato che poi verrà alzato fino all’inverosimile da revisioni prezzi, cambiamenti in corso d’opera e quant’altro: il “contributo” serve appunto per questo, non solo per vincere la competizione, ma anche per renderla oltremodo remunerativa. Tanto paga l’erario anche se sotto forma di comune, provincia, regione, stato. E non solo, ma proprio la necessità di utilizzare questi strumenti, rende i tempi di realizzazione infiniti, aggravando il bilancio per la comunità.

E’ così che le opere pubbliche in Italia costano tre volte la media europea, realizzando di fatto l’unico miracolo economico di cui si abbia notizia da trent’anni. Ora è il colmo che costoro si facciano passare per vittime di un sistema, quando invece ne sono i beneficiari e spesso gli sponsor, visto che molto più facile fare la concorrenza ai soldi pubblici  che non scontarsi con altri sulla celerità, la correttezza, il costo reale dei lavori. Elemento che alla lunga favorisce il degrado morale, sociale e anche tecnologico.

Certo si travestano da vittime  quando una qualche operazione non va a buon fine e l’opera non si fa o non non viene completata, dando un peculiare tono alla corruzione in salsa italiana,  ma  le vere vittime di questi sistemi sono unicamente i cittadini, esposti a tutti i danni che la situazione comporta: il peso degli apparati che rendono i partiti schiavi queste relazioni pericolose e diventano tardigradi politici, il danno patrimoniale perché pagano più del dovuto, il danno futuro per il declino che in termini generali questo stato di cose comporta.

Consiglierei dunque a questo tipo di imprenditori di essere più casti nelle lamentazioni, come si addice alla loro casta che ora tenta di nascondersi dietro un’altra.