Anna Lombroso per il Simplicissimus

Siamo sportivi con la lattina in mano cambiando canale la domenica. E ci piace stare tranquilli. Così liquidato il terrorismo internazionale che potrebbe trasformare in teatro di morte anche il bar d’angolo dove giochiamo all’Enalotto stiamo quieti. Sono avvenimento che succedono al Nord, dove tutti sono contratti e introversi come in un film di Bergman. Noi invece abbiamo passione e sentimento, istinto e sensibilità. Abbiamo il sole e la musica nel sangue. E il vino e i pomodori.

Lo dichiaro sempre sono poco attrezzata per sviluppare efficacemente esercizi di dietrologia. Il biondino algido che ha sparato sul mucchio e stranamente ha anche piazzato bombe molto professionali nel centro di Oslo può essere un folle killer solitario o invece un solerte e capace manovale, un pedone piccolo ma molto attivo sulla scacchiera di formidabili interessi globali.
Ma quelli che ieri appoggiato il telecomando sul bracciolo della poltrona, si sono abbandonati a esercitazioni dietriste denunciavano sia pure velatamente la convinzione che comunque dinamiche e azioni così tremendamente estreme non possono verificarsi da “noi” come se la dieta mediterranea, bei tramonti e mare così caldo da rischiare invasioni di meduse avessero il potere di vaccinarci. E poi, siamo italiani brava gente, certe radicalizzazione, certi eccessi non apparterrebbero alla nostra cultura e identità di nazione “mite”.
Mentre ci cullavamo nella beata e beota persuasione che abbiamo gli anticorpi contro certe violenze inumane certi veleni, un partito di governo apriva i suoi controministeri – certo due camere e cucine con gli arredi poveri del mobilificio di Brianza ma sa dio quanto simbolici – nei suoi territori elettoralmente strategici.

E non c’è da stare tranquilli: il biondino ritratto in “abito di scena”, un travestimento non poi così estraneo a certe mascherate nostrane, è stato definito: nazionalista, nostalgico di ideali nazisti, xenofobo, cristiano fondamentalista.
Certo è biondo, ma per il resto certe caratteristiche dell’identikit sono fortemente evocative no? Come definire se non cristiani fondamentalisti la Binetti col cilicio, Giovanardi che predica la superiorità di una razza italica pura e non contaminata? Che vogliono imporre una loro incivile e iniqua “civiltà” irrispettosa di inclinazioni, credo, attitudini, etnie differenti, spacciandola per un’etica statale ispirata da malintesi valori cristiani. E dovrebbe spaventarci di meno un “nazionalismo” localistico, incattivito e rancoroso, solo perché pensa a un nazione autoritaria, xenofoba, isolata, solitaria, diffidente, ignorante, ma ridotta alla dimensione dei campanili brianzoli? E gli italiani brava gente che accettarono le leggi razziali del 1938 sono molto più razzisti dei contemporanei che votano i partiti dei respingimenti, delle misure xenofobe, dei proclami sull’opportunità di sparare sui disperati in arrivo quando si dimostra insufficiente alla nostra quiete lasciarli annegare? E che dire di una maggioranza golpista, eversiva non solo per gli attentati contro le istituzioni e la Carta costituzionale, ma per l’inalzamento dei livelli di illegalità, per aver stretto sodalizi tenaci con la criminalità, anzi per servirsene allo scopo esplicito di consolidare ricchezze opache e profitti illeciti, per sottrarsi alla giustizia, avvilendone il senso e i suoi operatori?

Eh si siamo differenti dai giapponesi, ma si è visto non poi tanto. Anche dai popoli del nord Africa che vogliono prendersi democrazia, autodeterminazione e libertà. E siamo differenti dai norvegesi, non conteniamo sentimenti in un composto autocontrollo ibseniano, capace magari di esplodere in manifestazioni di estrema irruente violenza. Ma siamo affini quando ci facciamo cogliere di sorpresa dall’apocalisse e dall’irrazionalità, che non sempre si manifesta con spari e bombe. Che più spesso prende le forme, meno istantanee ma non meno cruente, di politiche distruttive di equità, solidarietà, civiltà, dignità, socialità.