Da ragazzino mi capitò di vedere una serie di film giapponesi di guerra che avevano uno strano andamento narrativo: i soldati del sol levante vincevano sempre per un’ora e trenta, ma nell’ultimo minuto di proiezione una qualche misteriosa ananke, causava una sconfitta devastante e definitiva.

Era chiarissimo anche ai miei 13 o 14 anni che per tutto il film si celebrava l’eroismo mentre all’ultimo subentrava la realtà storica sotto forma di punizione fatale e irrazionale. Ma certo non mi sarei aspettato di poter assistere a questa dinamica di racconto fuori dallo schermo di un cinema o dalle pagine di un romanzo un po’ bizzarro. E invece è esattamente quello che è accaduto e che proprio stamattina è stato magistralmente riassunto da uno dei protagonisti: il ministro Tremonti.

Nel 2008 come si ricorderà nessuno nel leggiadro governo che aveva appena buttato al vento 3,5 miliardi per l’operazione Alitalia, pensava alla crisi. E Tremonti che aveva fatto una finanziaria da nove minuti, aveva persino pensato di abbassare le imposte sugli straordinari che di lì a poco nessuno avrebbe più fatto. Ma quando la crisi è arrivata, l’abbiamo affrontata meglio degli altri, anzi dopo un anno eravamo usciti dalla crisi. E comunque Tremonti aveva tenuto i conti pubblici sotto controllo.

Questo fino a poche ore fa. Adesso invece lo stesso Tremonti dice che siamo sul Titanic e che il debito pubblico ci divora. Dunque il comandante che è temporaneamente sparito e il suo nostromo ci hanno mentito per la gola durante tre anni, i conti non sono stati affatto tenuti sotto controllo ed è un dato certo che siamo messi assai peggio degli altri. Però non si tratta di un film giapponese, altrimenti i protagonisti di questa angosciosa storia di incapacità e menzogne, avrebbero già fatto seppuku, infilzandosi su un katana. Si tratta di un orrendo film tutto italiano dove l’arma letale sono tarallucci e vino.

Ma che il Titanic andasse incontro agli Iceberg mentre il capitano contava i soldi e se la spassava come in un angiporto, era abbastanza chiaro perché su questo improbabile transatlantico i passeggeri di prima classe pagavano meno di quelli di terza. E anche adesso, di fronte alla manovra per tentare di evitare il naufragio, questa singolare tariffazione viene ribadita in pieno. Ma si sa adesso è il tempo di dire che siamo tutti sulla stessa barca: se i povevi pvotestano sono ivvesponsabili.

Una cosa giusta però Tremonti l’ha detta. L’eroe anticrisi celebrato fino a ieri e oggi portavoce di uno stato maggiore sconfitto e sbugiardato, ha citato Churchill a proposito della crisi greca, quella frase ben conosciuta dello statista inglese secondo cui Grecia e Balcani “producono più Storia di quella che consumano e per questo la esportano”. Giusta perché  in effetti  è l’esatto contrario di ciò che è accaduto in Italia negli ultimi vent’ anni, durante lo sgargiante immobilismo berlusconiano: abbiamo prodotto troppa poca storia e adesso questa sta arrivando tutta in una volta. Le ombre cinesi, le illusioni vendute per ridurre lavoro, salario e diritti, sono scompaginate.

Certo adesso ci vorrebbe un vero statista, ma in giro non c’è nemmeno un sosia, nemmeno  un Kagemusha in grado di fingere una capacità di guida e magari di immedesimarsi nella parte. Anzi i sosia erano proprio quelli che hanno spadroneggiato per due decenni: sosia di veri politici, di veri economisti e a quanto pare anche sosia infedeli di gente perbene.  Acclamati da sosia di veri cittadini.