Berlusconi tace, i suoi balbettano perché non sano cosa dire, salvo allontanare da sé il senso di colpa. Ma in compenso sono le opposizioni che oggi, per un malinteso senso di responsabilità, prendono in mano le redini del berlusconismo e intendono trascinare in porto una manovra non solo sbagliata, non solo insufficiente, non solo elettoralistica nei tempi e nei modi, ma assolutamente iniqua.

Una manovra che non può convincere i mercati perché da iniziare con un governo inesistente oggi e da realizzare in gran parte dopo le elezioni, cioè non si sa con quale governo: il che semplicemente significa che la manovra stessa è puro fumo negli occhi. Ma anche una manovra che non convince i mercati perché lascia intatto il vasto territorio dell’evasione e con ciò stesso  il grado di corruttela della società italiana. Che non convince i mercati  perché si limita a tagli tutti da verificare e a una raccolta di denaro improvvisata e mal studiata. I mercati sanno che togliere un po’ di soldi ai pensionati non significa nulla perché come si sa  il settore della previdenza è quello che fino al 2050 non comporterà significativi aumenti di spesa sul pil: particolare questo che la nostra informazione si guarda bene dal portare all’attenzione dei cittadini. Forse anche per non svelare che è proprio l’immigrazione a sostituire i vuoti del calo demografico. I mercati sono assolutamente cinici, ma sanno bene che devastare un welfare che è il più striminzito d’Europa, può portare solo a nuova instabilità.

Tuttavia invece di cacciare via i cialtroni che governano, che per tre anni hanno negato la crisi e non hanno fatto nulla per evitare la caduta  ci si prepara a gravare la società italiana di nuove ingiustizie e ad aumentare una disuguaglianza che è ormai tra le più alte del mondo. E’ il paradossale uso dell’emergenza che consente sempre di non cambiare nulla. E non mi vengano a raccontare che, sì,votiamo la manovra com’è e poi Berlusconi a casa: basta con questi inganni bipartisan. Anzi questo è esattamente il modo per tenerlo al suo posto.

No, non sono coeso. Voglio che Berlusconi e i suoi giannizzeri si prendano tutta la responsabilità, voglio che le opposizioni presentino un loro piano alternativo, facciano sapere al mondo di esserci, ma  lascino la maggioranza alle sue responsabilità e alla sua nullità. Loro e l’ambiente che li ha lodati e voluti. Che sia Tremonti a votarsi la sua tremontata, che sia il Cavaliere a dover siglare questa ennesima truffa, ad essere ed apparire ciò che è.

Non sono coeso. Perché partecipare in modo corale a un salvataggio solo presunto, significa ancora una volta dare il visto al berlusconismo che è poi la vera causa di tutto ciò che sta capitando. Perché entrare tutti dentro la stessa la logica della manovra ingiusta e poco convincente renderà ancor più inaffidabile il Paese, lo renderà scopertamente privo di alternative e di serietà nella sua rotta suicida. E se forse può servire a tamponare nell’immediato un’onda anomala, non allontanerà la tempesta, anzi la renderà più forte.

No davvero, non sono coeso con l’incertezza e con la confusione. Non con l’ingiustizia, non con la fuffa, non con la predazione, non con i piani di spoliazione dei diritti, non sono coeso con i mezzucci, con le tutte le pigrizie e i vizi di una società che ha scambiato il veleno per la cura. Soprattutto non voglio essere coeso con chi per decenni ha predicato l’egoismo, con chi ha pensato fosse giusto pensare solo a sé,  con chi ha trasferito enormi risorse dal lavoro alla rendita finanziaria, con quelli che hanno considerato la totale infedeltà fiscale come un diritto e non come una colpa. No, non voglio essere coeso col redde rationem. Siamo tutti sulla stessa barca? Bene, però prima buttiamo a mare chi ci ha portato fra gli scogli.