Anna Lombroso per il Simplicissimus

Crocifisso per legge negli uffici e nei palazzi della Regione Lombardia, compresi i locali dati in gestione a terzi. Pena una multa da 120 a 1.200 che si aggiornerà in base al tasso di inflazione. E’ la proposta di legge (n….° 74) presentata pochi giorni fa dalla Lega Nord in consiglio regionale, prendendo spunto da una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che vieta di togliere il simbolo cristiano dai luoghi pubblici. “La giurisprudenza italiana – sostengono i promotori – ha più volte riconosciuto al Crocifisso, oltre al significato per i credenti, il valore di simbolo della civiltà e della cultura cristiana quale valore universale […]
E chi se lo aspettava che la Lega sostenesse il dialogo interreligioso, magari tra Odino e Cristo e l’ampolla e l’ostensorio. Ma c’è poco da compiacersi. La svolta morale della Lega va sempre nello stesso verso. Quello, poco usuale per chi le leggi tende a aggirarle, dell’imposizione di un ethos “di parte” perché diventi comune, come se lo Stato non avesse valori autonomi e alti da trasmettere, come se si dovesse ricorrere ad “una” religione per affermare principi civili.

Non conforta che la Lega, non certo casualmente, stringa un’alleanza con la Chiesa, altra formazione in crisi di consensi, allorché ha dimesso il tradizionale agnosticismo teologico verso le forme della politica per occuparne spazi di “garanzia” che lo Stato liberale secolarizzato non saprebbe difendere. Per la Chiesa l’aspirazione, autoritaria, è quella di riconfermare in ogni spazio il “posto di Dio, di una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni tempo e in ogni situazione..” (J.Ratzinger). Per la Lega rappresenta la volontà, autoritaria, di accreditarsi con un repertorio di capisaldi che riscattino o meglio diano affidabilità e un po’ di cipria etica alla regressione sociale dei suoi disvalori di riferimento: maschilismo, familismo, razzismo, omofobia, dogmatismo.

In mancanza di ideologie e idee vogliono trasmettere diffusamente la convinzione che senza Dio tutto è perduto, che agnosticismo e ateismo provochino una disfatta dei valori, un declino di civiltà, quella bancarotta morale che invece proprio loro e i loro alleati hanno prodotto.
Con la loro rozza e impunita pochezza hanno scelto di vincere facile. Sul crocifisso sul muro, su pubbliche pareti c’è stato un inquietante appiattimento, plebiscitario e unanime più che bipartisan. Basta ricordare la “battaglia dello scrutatore” Marcello Montagnana che nel 1994 cominciò un’impari lotta di laicità, ridicolizzata malgrado una sentenza della Cassazione. O le dispute e il ricorso contro la sentenza di Strasburgo sull’atteggiamento “da tenere nei confronti delle simbologie religiose”, sostenuti incautamente da un arco così ampio da insospettire della sua limpidezza.

Si vorrebbe far credere che l’identità italiana sia stata plasmata dalla presenza spirituale e istituzionale di Santa Romana Chiesa, premessa, a 150 anni dall’unità d’Italia, che suona offensiva per la nostra storia nazionale soprattutto se trova tra i suoi profeti in patria chi l’Italia la vuole unita nella fede ma divisa. E ancora meno credibilità può avere l’idea che il crocifisso sia un simbolo universale, un passepartout planetario per aprire le porte della pace e della tolleranza se a promuoverla sono gli artefici del rifiuto e del respingimento.
Ancora una volta dovrebbero essere i credenti, ancor prima dei laici, a dissociarsi da questi espedienti elettorali, squallidi e scopertamente strumentali. Difendendo il simbolo della loro fede, come devono sentirsi impegnati a tutelare la carta costituzionale e i suoi principi ispirati da valori di solidarietà, civiltà e uguaglianza che rappresentano il credo dei cittadini liberi.