La figura del faccendiere avrebbe dovuto trovare un posto nella Costituzione materiale della seconda repubblica: è un elemento essenziale di una società frazionata in cricche, logge, potentati, conventicole, caste e corporazioni. Lui è il filo di rame che trasmette dati sottotraccia, il call center del potere che smista informazioni sulle indagini giudiziarie, sulle vite private, sui movimenti delle banche, è il motore della macchina del fango, dei ricatti incrociati.
Ma sarebbe sbagliato pensare che un faccendiere, uno come Bisignani avesse rapporti solo con i vlasti del potere: quelli sono i funghi, ma lui è come le ife che lavorano nel profondo del terreno, che permangono anche quando il porcino è stato colto e cucinato che si estende in tutti i territori, anche i più insospettabili. Il moderno medioevo italiano ha bisogno di complicità e di consenso anche a livelli molto più bassi, deve coagulare l’idea che non esistono diritti, ma solo atti di benevolenza.
E non stupitevi se il caso Bisignani sarà trattato con riguardo e con inusuale discrezione dall’informazione, anche da quella che si oppone al regime, nonostante il faccendiere fosse una pedina importante del sistema: era a lui che i giornalisti si rivolgevano per avere qualche informazione o per essere ammessi a ricevimenti o alle salette vip o per avere una corsia preferenziale nella sanità. O anche per capire come fare carriera. E in cambio, al contrario di quanto avviene solitamente, lo lasciavano nella discreta penombra che gli era essenziale per svolgere la sua funzione. E non so se avete notato che il giorno dopo gli arresti domiciliari, sul personaggio quasi sconosciuto alle cronache e quasi mai citato, sono comparsi articolesse che ne descrivevano vita, morte e miracoli fin dall’epoca di Craxi.
Il fil rouge di ombre, ricatti, “operazioni” che collegano la prima alla seconda repubblica, la loggia 2, alla loggia 3, alla loggia 4. Ai confessionali, alle sacrestie e alle terrazzature della babilonia italiana, è spuntato fuori all’improvviso.
Si è questa la Repubblica fondata sugli amici, l’età feudale del berlusconismo: affari, carriere, favori, soldi, tutto lo splendore del Paese miserabile. E quelli che non hanno conoscenze giuste, che si fottano nella precarietà, che aspettino sei mesi per una visita, che rimangano in seconda classe che non si sognino neppure di avere una consulenza di cui il supremo maestro è Brunetta. Anzi diciamolo, sono la parte peggiore d’Italia.


RSS - Articoli


Si sapeva che c’era uno Stato nello Stato. L’intreccio perverso connesso a Bisignani lo dimostra pienamente. Pedine mosse sulla scacchiera da giocatori esperti nell’arte di giocare con le vite umane. Riserve tenute là, che mai sarebbero entrate nell’agone sportivo, per dare l’impressione che prima o poi sarebbero stati utilizzati. Non a caso la maglia da titolare la vestivano quanti erano vicino alla corte con carriere assicurate, stipendi da sballo e avanzamenti senza sbarramenti. Un’italia che nel fango ci ha sguazzato e che tuttavia continua a non uscire dal guado. Letta galantuomo gentiluomo, trasversale a tutti gli schieramenti era forse il perno sul quale si reggeva la costruzione del potere. Logge così forti e potenti che hanno toccato i palazzi clericali, in quanto anche tra i preti la logica non era quella di nostro Signore Gesù, bensì quella di un Signore dei Signori che faceva pregustare le gioie del Paradiso su questa terra. Il tutto grazie ai poveri, ai diseredati che servivano ai laici e ai religiosi per innestarsi come l’edera e abbarbicarsi dappertutto. Altro che meritocrazia. Altro che trattamento uguale per tutti. Uno Stato degli aristocratici degli oligarghi di efori connessi con l’apice di una piramide dalla quale il sole veniva irradiato, riscaldando coloro che erano vicini, gelando gli ultimi. Per sradicare questo meccanismo perverso dovrebbero essere tolti dai piedi quei piccoli e mediocri uomini che hanno tappato un meccanismo capace di girare e che ha bloccato una macchina infernale.
Si cominci a togliere dal tg1 Minzolini. Fermare le nomine della Patruno e Paragone abituati a essere bravi nel fare i tappetini. Tanto poi il premio era assicurato